CRISI DI GOVERNO/ Le tre “scelte” di Mattarella

- int. Andrea Patroni Griffi

La lega ha rotto l’alleanza di governo sul Tav per evitare di farlo sull’autonomia regionale. I possibili sviluppi della crisi

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Palazzo Chigi (Lapresse)

Andrea Patroni Griffi, costituzionalista, è professore ordinario nell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, professore a contratto nell’Università di Parigi 1 Sorbonne e fondatore e presidente dell’Associazione “Per l’Europa di Ventotene”. “In assenza di maggioranze alternative, la cui possibile emersione il Capo dello Stato verificherà, si ridarà parola al corpo elettorale. L’interrogativo è se sarà l’attuale Governo Conte a condurre il Paese alle elezioni, nonostante la sua estrema conflittualità interna, oppure, come sembrerebbe preferibile, un Governo di profilo tecnico”.

Professore, Salvini ha chiesto pieni poteri agli Italiani.

In democrazia pieni poteri esprimono un ossimoro. Il costituzionalismo nasce proprio per fissare limiti al potere. Neppure in caso di guerra il Governo ha pieni poteri e nessuno quindi li può chiedere. Altra cosa è il conseguimento di un’ampia vittoria elettorale che consenta a una forza politica di far nascere un governo senza bisogno di ricorrere a coalizioni.

Qual è la ragione della rottura determinatasi in piena estate nel Governo tra Lega e 5 Stelle? Davvero il Tav?

Quello gialloverde è un governo di coalizione tra forze che peraltro erano fortemente antagoniste in campagna elettorale. Di occasioni di rottura ve ne sono state diverse e significative. Forse, si è preferito evitare una crisi su questioni che sarebbero state elettoralmente molto più discusse e sensibili per la Lega. Ad esempio, per la Lega forzare, come richiesto da alcune Regioni del Nord, su una certa attuazione disordinata e iniqua del regionalismo differenziato avrebbe potuto allontanare quote significative di elettorato. Certo, la tempistica non può non preoccupare con l’incombere della manovra economico-finanziaria e la necessità di scongiurare lo spettro dell’aumento dell’Iva, la più iniqua delle misure che va a gravare maggiormente sui ceti più deboli.

La soluzione sono nuove elezioni o la legislatura può continuare con la nascita di un nuovo Governo, semmai tecnico?

In una democrazia parlamentare lo scioglimento anticipato delle Camere è l’unica strada percorribile quando il Parlamento non è in grado di esprimere alcuna maggioranza di governo. Dunque, quel che accadrà sarà la risultante dalle scelte che porranno in essere le forze politiche in campo. Il Presidente della Repubblica ha un margine di azione che varia a seconda dello scenario che si determinerà. In assenza di maggioranze alternative, la cui possibile emersione il Capo dello Stato verificherà, si ridarà parola al corpo elettorale. L’interrogativo è se sarà l’attuale Governo Conte a condurre il Paese alle elezioni, nonostante la sua estrema conflittualità interna. Oppure, come sembrerebbe preferibile, un Governo, di profilo tecnico, che comunque riesca a condurre, nell’odierno scenario critico, il Paese alle elezioni con i minori danni e rischi, per quanto possibile evitare o, almeno, circoscrivere.

(Antonio Pagliano)

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