CRISI DI GOVERNO/ Salvini, Di Maio, Pd: il “punto” che decide

- Sergio Luciano

Ieri Di Maio (con Conte) ha bocciato l’offerta di Salvini. Ma l’asse gialloverde è arrivato al capolinea e un altro equilibrio si raggiunge solo votando

crisi di governo
Luigi Di Maio e Matteo Salvini (LaPresse)

Governo giallorosso, a guida grillina e supporto piddino. Contratto di governo-bis, con il ripristino dell’asse gialloverde, ma senza Conte (licenziato ma compensato riccamente con la nomina a commissario europeo) e con Luigi Di Maio premier. Oppure ancora: elezioni a ottobre.

Insomma, siamo fermi. La crisi più pazza del mondo è ferma. E il colpo di scena seguito alla sfiducia chiesta dalla Lega contro il presidente del Consiglio, col profilarsi del governo giallorosso, sembra essere in altissimo mare. E dunque, allora?

Allora, tutto può essere, sospesa com’è la situazione a una domanda senza possibili risposte: ma quei due si sono riparlati? Sì, Di Maio e Salvini, il cui rapporto personale ha funzionato meglio di tutti gli altri rapporti bilaterali tra M5s e Lega in quest’anno di governo strambo, si sono riparlati?

C’è chi dice sì, e c’è chi dice macché. Ma forse il sì – dicono gli esegeti – ha più sostanza. Perché alla fine neanche Di Maio può essere contento che il suo Movimento sostituisca un partner imbarazzante con un altro, ancora più imbarazzante: un altro partner che con la proverbiale malagrazia di Matteo Renzi pretenderebbe pure di dettare legge: lui!

E dunque, la Lega si rende conto di trovarsi come quei personaggi dei film d’avventura, che finiscono invariabilmente legati ai “cattivi” di cui vorrebbero sbarazzarsi, per cui per salvare se stessi non possono dissociarsi dai nuovi partner.

In questa bizzarra estate politica un’altra giornata ha aggiunto voci, gossip e “fake news” alle tante già ascoltate. Sui social, Di Maio ha bollato appunto di fake news la voce su un’offerta che gli avrebbe fatto Salvini per incollare i cocci dell’accordo di governo. Fuori Conte, con la nomina a commissario europeo, nuovo governo gialloverde con Di Maio premier, Salvini unico vicepremier e qualche ministro in più ai leghisti…

Ma alla prova dei fatti, reggerebbe? Cioè: Salvini, nonostante i mugugni, ha ancora pieni poteri se non sull’Italia, sulla Lega. Di Maio ha ancora il controllo dei 5 Stelle? Oppure l’asse virtuale Grillo-Fico, con l’appoggio esterno di Di Battista in realtà prevale?

Per quanto il Capitano leghista sia parso oggettivamente in difficoltà, dopo la mossa di sfiduciare Conte, ha all’attivo un punto che nessun altro tra i capi dei partiti italiani può vantare: dice una cosa giusta. Che cioè l’asse gialloverde è arrivato alla frutta e che un altro equilibrio – più vicino alle opinioni politiche degli italiani come sono state espresse alle ultime elezioni europee – sarebbe sacrosanto. Come raggiungerlo, se non votando?

Lo stesso segretario del Pd Nicola Zingaretti ha ripetuto ieri il suo “no” all’ammucchiata di irresponsabili che dovrebbero sostituirsi al governo gialloverde. Renzi la sostiene, però non con l’idea di lavorare insieme ai 5 Stelle ma di farsi dare i comandi dal presidente Mattarella.

Con queste premesse, ed a fronte di una disamina anche parlamentare della crisi e delle sue cause, non è escluso che un nuovo equilibrio non lo si trovi affatto e che al presidente altro non resti che convocare le elezioni anticipate.

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