“Crocifisso in aula non discrimina docenti”/ Cassazione: “Ma scuola non può imporlo”

- Andrea Murgia

Le motivazioni della sentenza della Cassazione su un contenzioso tra docente e preside di una scuola di Terni per l’uso del crocifisso in aula: “Va trovata una soluzione condivisa”

crocifisso a scuola
Crocifisso a scuola (LaPresse)

L’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche “non costituisce un atto di discriminazione del docente dissenziente per causa di religione”. Lo afferma la Corte di Cassazione con le motivazioni di oggi di una sentenza nella quale spiega come al crocifisso “si legano, in un Paese come l’Italia, l’esperienza vissuta di una comunità e la tradizione culturale di un popolo”. La decisione arriva perché un docente si appellava alla libertà di coscienza, in quanto desiderava fare le sue lezioni senza il simbolo religioso appeso alla parete dopo l’ordine di esposizione da parte del preside di un istituto professionale di Terni.

Secondo la Corte va trovata una soluzione tra docente e istituto: la circolare del preside è stata infatti ritenuta non conforme al modello e al metodo di una comunità scolastica dialogante che ricerca una soluzione condivisa nel rispetto delle diverse sensibilità”, e quindi è stata annullata la sanzione disciplinare – la sospensione per 30 giorni – che era stata inflitta al professore. Allo stesso tempo, però, mancando l’aspetto discriminatorio nella scelta di affissione del crocifisso non è stata accolta la richiesta di risarcimento danni formulata dal docente, in quanto non si è ritenuto che sia stata condizionata o compressa la sua libertà di espressione e di insegnamento”.

CROCIFISSO IN AULE SCOLASTICHE, CASSAZIONE: “VA CERCATA UNA SOLUZIONE TRA DOCENTE E PRESIDE”

Il docente, ha spiegato la Cassazione a proposito della decisione sull’affissione del crocifisso in aula, “non ha un potere di veto o di interdizione assoluta rispetto all’affissione del crocifisso: deve essere ricercata, da parte della scuola, una soluzione che tenga conto del suo punto di vista e che rispetti la sua libertà negativa di religione”. Secondo la Corte di Cassazione, la disposizione del regolamento degli anni venti del Novecento – che tuttora disciplina la materia, mancando una legge del Parlamento – è suscettibile di essere interpretata in senso conforme alla Costituzione.

In un altro caso, a Padova, una coppia di genitori atei aveva fatto ricorso per richiedere l’abolizione del crocifisso a scuola scatenando la polemica politica: in particolare, il sottosegretario del Ministero dell’Istruzione Rossano Sasso (Lega) aveva reagito con forza all’ennesima richiesta di eliminare dalle aule scolastiche il simbolo per eccellenza della fede cattolica. «Giù le mani dal crocifisso nelle scuole!», il vecchio post su Facebook del sottosegretario.

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