CROLLO PIL -13%/ L’errore greco che può costare caro all’Italia

- Giovanni Passali

L’Istat ha rivisto al ribasso il Pil del primo trimestre e la Banca d’Italia non esclude un calo annuale del 13%. Le cose potrebbe anche andare peggio

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Dopo le stime sul Pil del primo trimestre e le previsioni per tutto l’anno, arrivano le prime correzioni di questi dati. Ricordiamo che l’Istat aveva stimato un Pil in calo del 4,7% rispetto al trimestre precedente (e -4,8% rispetto a un anno prima). La stima invece nel Governo scritta nel Def per la fine dell’anno è pari a -8%. Io, in base ai risultati preliminari dell’Istat, avevo ipotizzato un dato calcolato pari a -15%, ma più realisticamente (ipotizzando la difficoltà della ripresa dalla quarantena) direi che arriveremo a un 25%.

Ora l’Istat corregge quel dato e la nuova stima è pari a -5,3% rispetto al trimestre precedente e pari a -5,4% rispetto a un anno prima. E poi sono arrivate le previsioni sul Pil a fine anno. Tutti i 27 Paesi Ue avranno il “segno meno” davanti agli indici di crescita riferiti al 2020, in particolare l’Italia è penultima (seguita soltanto dalla Grecia) con un Pil in calo del -9,5% nel 2020. La Grecia avrà un calo previsto del 10%. Siamo secondi in classifica, se rovesciamo l’ordine. Ma nelle sue Considerazioni finali, Ignazio Visco ha parlato di una possibile riduzione del nostro Pil del 13% quest’anno.

Le misure legate al lockdown hanno frenato improvvisamente i consumi privati italiani, previsti in calo del -10,9% nel 2020 e in ripresa nel 2021 (+7,3%). Così recita il comunicato di Bankitalia: “Il crollo della domanda e l’elevata incertezza si accompagneranno a un forte calo degli investimenti, pari al -14,2% nel 2020 e un rimbalzo del +13,0% nel 2021. Il contributo dell’export, dopo una forte flessione nell’anno in corso (-13,0%), tornerà positivo nel 2021 (+10,5%) in linea con l’andamento del commercio mondiale. Sul fronte del mercato del lavoro, la disoccupazione toccherà l’11,8% nel 2020 e riscenderà al 10,7% nel 2021. Il deficit in Italia, che negli ultimi anni è stato ridotto all’1,6% in rapporto al Pil, toccherà nel 2020 quota 11,1%, per poi ridursi al 5,6% nel 2021, ben al di sopra della soglia del 3%. Il rapporto debito/Pil aumenterà dal 134,8% del 2019 al 158,9% di fine anno, per passare al 153,6% alla fine del 2021”.

Numeri davvero pesanti, ma che io ritengo sbagliati per difetto. Quello che non viene tenuto conto è il moltiplicatore fiscale, lo stesso identico errore che venne fatto con la Grecia, quando venne stimato essere inferiore a 1 e quindi a fronte di una pressione fiscale aumentata, per esempio, di 1% il Pil sarebbe calato di una cifra inferiore all’1%. Invece la realtà mostrò che il moltiplicatore fiscale era vicino a 2 e quindi il crollo del Pil fu pesantissimo.

Lo stesso vale per un Paese che è già in crisi e che ha un tasso di disoccupazione alto e un conseguente alto tasso di povertà diffusa. In queste condizioni, il moltiplicatore fiscale può essere molto più alto di 1, anche superiore a 2. Quindi con una pressione fiscale in aumento, gli effetti sul Pil diventano devastanti.

Qualcuno potrebbe obiettare: non si prevede un aumento della pressione fiscale. Ma io obietto che bisogna guardare alla realtà. Nei fatti, se il fatturato diminuisce, dato che alcuni tributi e balzelli non si comprimono, la pressione fiscale rispetto al fatturato aumenta. In sostanza, diminuisce la quantità di denaro che rimane nelle tasche dei cittadini dopo le tasse e quindi vi saranno minori spese.

C’è da considerare che il dato del primo trimestre (-5,3%) è tale avendo avuto solo tre settimane di lockdown su dodici, quindi il lockdown ha provocato una caduta del Pil che è da moltiplicare per quattro, cioè il Pil durante le tre settimane è caduto di oltre il 20%. E questo è successo quando ancora ci si illudeva di riprendere a lavorare dopo due settimane (il virus aveva un tempo di incubazione di 14 giorni, ricordate?).

In questo tempo, il fatturato per tante piccole imprese si è ridotto a zero, ma le bollette e gli affitti hanno continuato a correre; denaro che viene a mancare per le spese di riapertura.

Vi sembra così campata per aria un’ipotesi di calo del Pil del 25%? E speriamo sia solo questo. Occorre vedere cosa accade alla riapertura totale e se avremo una ripresa (stagionale) del coronavirus.

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