NATI PREMATURI / Arriva la carta dei diritti

- La Redazione

L’iniziativa dell’associazione Vivere onlus

Neonato_PiangeR375
Fotolia

Arriva la carta dei diritti dei bimbi nati prematuri. Il documento è redatto da neonatologi, ginecologi e associazioni di genitori su iniziativa dell’associazione Vivere onlus, è stata già presentata in Senato e si divide in dieci punti.

Il punto di partenza è che il neonato prematuro deve essere considerato una persona. Negli articoli successivi è stabilito che tutti i bambini hanno diritto a nascere in un ambito assistenziale che garantisca sicurezza e benessere, ad avere ogni trattamento congruo al proprio stato di salute, terapie per alleviare il dolore e cure compassionevoli in fase terminale.

C’è anche il diritto ad avere contatto immediato con i genitori, a usufruire dei benefici del latte materno durante tutta la degenza e a essere allattato al seno non appena possibile. È inoltre previsto che i genitori siano informati correttamente, sostenuti nell’acquisizione delle loro particolari competenze, che il neonato abbia continuità di cure anche dopo il ricovero con un piano di assistenza personale condiviso con i genitori, cure riabilitative in caso di disabilità e benefici della collaborazione tra istituzioni, enti e terzo settore per l’assistenza.

CLICCA QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE DELLA CARTA DEI DIRITTI DEI NATI PREMATURI

L’Italia è la prima nazione al mondo a predisporre la carta dei diritti dei nati prematuri. Nel nostro paese ogni anno sono 40mila i piccoli nati prima della 37esima settimana di gestazione. Il 3,7% muore entro il primo anno di età, gli altri il più delle volte convivono con disabilità che li segneranno per il resto della vita.

 

“Ci sono diversi fattori che influiscono e portano a un parto prematuro – spiega Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia -. Oltre alle cause e le patologie che possono colpire la madre, il feto o entrambi, in questi ultimi anni hanno senz’altro inciso le nascite tramite fecondazione assistita, che nel 30% dei casi avvengono pretermine, anche per il numero di parti gemellari pari al 50%. Bisogna quindi limitare il numero di embrioni impiantati in alcuni casi. Ad incidere poi può essere una gravidanza male organizzata a livello assistenziale e le malattie sessualmente trasmesse”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori