PEDOFILIA/ Giusta la condanna, ma il “mostro” chi sa da dove nasce?

- Carlo Bellieni

Lo scandalo della pedofilia ha colpito duramente la Chiesa, ma non è un fenomeno legato ad essa. Ma la causa vera qual è? Perchè non se ne parla e ci si limita allo scandalo? Il neonatologo CARLO BELLIENI apre questa riflessione

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Pedofilia: giusto puntare il dito contro coloro, preti o no, che hanno fatto cose orribili e ora devono essere giudicati. E giusto reclamare manette, forse anche terapie ormonali. Ma come per ogni disordine, ci si aspetta che qualcuno ci spieghi da dove salta fuori, come scatta nella mente umana il mostro della pedofilia. Si alzano richieste di punizioni e impacciate scuse di chi non c’entra niente e ha il “torto” di indossare una tonaca come quel mazzo di mascalzoni che hanno violentato i bimbi.

Ma quali sono le cause? Che silenzio assordante… e inquietante, perché non basta additare qualcuno come “mostro” per capire un fenomeno. Vari autori scientifici attribuiscono la pedofilia a una patologica risposta ad aver subìto abusi sessuali da giovani o aver avuto un alterato sviluppo sessuale-affettivo o al bisogno di dominare gli altri.

Così almeno l’Encyclopedia of Mental Disorders. Questo orientamento distorto cova nel 4% della popolazione (ma la Chiesa non si è saggiamente nascosta dietro le statistiche né ha gridato al complotto). Queste le cause; ma perché quest’esplosione? Ebbene, questo non interessa ai media: solo manette e a minacce di dannazione(la dannazione starei attento ad augurarla o prometterla perché non è nel potere di nessuno).

Le cause psicologiche che abbiamo citato prima sono importanti perché in aumento: alterato sviluppo affettivo (“sesso sì, figli no” è lo slogan imperante)e sguardo di possesso sui più deboli (il “prodotto” del concepimento). A queste si aggiunge un tarlo di solitudine.

 

E’ la solitudine dei bambini che prima erano “di tutti”, protetti dai vicini di casa e dai passanti, e ora ignorati per un malinteso senso della libertà ( e dunque alla mercé di malintenzionati). Ed è la solitudine di chi non sa più comunicare e per avere un rapporto con gli altri non sa che concepire un rapporto violento. D’altronde, se la parola d’ordine è che “non esiste il male” e che ogni giudizio “è relativo”, ecco spalancarsi le porte del “tutto è possibile” alle menti fragili e talora perverse.

 

E se vale il culto laicista dell’autodeterminazione, quando un minore si dichiara “consenziente”, sotto quali forme si potrà proteggerlo dal plagio di un adulto, spesso di grande autorità e capacità di carpire affetto e consenso?

 

In alcuni Paesi, poi, i rapporti sessuali con dodicenni sono punibili solo a querela di parte e in USA esistono libri e studi che minimizzano il trauma dell’esperienza di essere abusati, secondo il Time, che dedica un ampio servizio al tema (13 giugno 2003). Esiste anche il giorno dell’orgoglio pedofilo, basta cercare sul web. Ma non pensate che sia difficile la lotta interiore contro qualcosa che comincia a diventare socialmente accettabile?

 

I pedofili sono veramente dei criminali e chi li ha coperti ha sbagliato e tanto. La domanda però resta: perché nessuno parla delle cause? Perché tutti a strillare per alzare roghi e nessuno a condannare la perdita del concetti di “male”, l’evidente squilibrio di giovani sempre più soli e l’incapacità a guardare i figli come persone e non come oggetti?

 

 

Forse perché la società occidentale dovrebbe fare un mea culpa che è ben lontana dal fare, mentre il 99% dei sacerdoti che passano la vita a contatto col mistero eucaristico, che lottano per i diritti umani, che sottraggono i giovani alla strada, che come tutti noi mai si sono sognati di stuprare un bambino, sono costretti a giustificarsi, a scusarsi per la pedofilia altrui. Assieme al Papa siamo presi dal dolore di quanto succede. Dolore non solo per i preti, ma per questo povero occidente che crea il disagio e non sa scusarsi, preda di una dissoluzione di cui i giornali e qualche superficiale commentatore sanno vedere solo i sintomi.

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