SANTO DEL GIORNO/ Lucia, la santa che unisce Oriente e Occidente, Paesi nordici e Sicilia

- La Redazione

È venerata in tutto il mondo. Il suo culto fiorì subito dopo il suo martirio durante le persecuzioni di Diocleziano, nel 304. Il teologo e filosofo ELIO GUERRIERO ci racconta chi fu 

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Il corpo di Santa Lucia custodito a Venezia, nella chiesa di San Geremia e Santa Lucia

Dolci, caramelle, giochi: in molte città d’Italia sono già arrivati i doni. Li ha portati santa Lucia nel giorno che, secondo tradizione, è “il più corto che ci sia”, anche se astronomicamente quest’anno i giorni più corti (solo 8 ore e 47 minuti) sono quelli dal 17 al 25 dicembre prossimi. Ma oggi, 13 dicembre, quello che accomuna è la nostalgia della luce: quella del sole per i nordici, che la celebrano con canti e riti al lume di candela, quella della fede per i cristiani. Ma chi è veramente Santa Lucia?

Innanzitutto non è svedese, come la tradizione più moderna vorrebbe farci credere, ma siciliana, per precisazione di Siracusa. Della sua vita poco sappiamo, essendo vissuta nel terzo secolo. La prima, fondamentale testimonianza della sua esistenza, anzi del suo culto come “santa” è stata rinvenuta poco più di cento anni fa, nel 1894, dal professor Paolo Orsi nella catacomba di San Giovanni, per l’appunto a Siracusa: si tratta di un’iscrizione tombale in greco in cui un affranto marito ricorda che lì è sepolta la moglie Euschia che morì “nella festa della mia santa Lucia”.

Nella città siciliana in cui venne martirizzata durante le persecuzioni di Diocleziano nel 304, è conservato il “loculo”, ovvero il primo luogo di sepoltura di Lucia; il suo corpo venne poi prelevato dai Bizantini e trasportato a Costantinopoli da cui venne in seguito trafugato dai Veneziani quando conquistarono la città. Attualmente è conservato e venerato nella chiesa di San Geremia a Venezia ed è stato eccezionalmente traslato (per una sola settimana) a Siracusa nel dicembre 2004 in occasione delle celebrazioni per il 17 centenario del martirio.

Nella cattedrale siracusana è conservato invece un “simulacro”, un reliquiario d’argento, che è protagonista dei festeggiamenti della patrona che durano un’intera settimana: hanno inizio il 12 dicembre quando il simulacro viene trasferito davanti all’altare maggiore dalla nicchia in cui è riposto durante l’anno e vengono recitati i Vespri solenni; il giorno dopo, per l’appunto la festività di Santa Lucia, il simulacro viene portato a spalla in processione lungo le vie della città fino alla chiesa di Santa Lucia al sepolcro dove rimane per una settimana. Il giorno 20, per l’appunto “l’ottava di Santa Lucia”, il simulacro ritorna alla cattedrale ripercorrendo le vie della città facendo alcune tradizionali soste: al porto, dove viene accolto dall’urlo delle sirene di tutte le navi in rada; al santuario della Madonna delle Lacrime; all’ospedale e infine, a sera, per lo spettacolo pirotecnico, “ai ponti”, ossia al Ponte Umbertino. Da qui riparte per l’ultima tappa che lo riporta nell’isola di Ortigia per essere riposto nella propria cappella in cattedrale da cui riuscirà a maggio, per la festa di Santa Lucia “delle quaglie”.

Per conoscere più da vicino questa santa, ci affidiamo…

(per gentile concessione delle Edizioni San Paolo) alle parole con cui Elio Guerriero, teologo e filosofo, già direttore della rivista “Communio”, la ricorda nel suo “Il libro dei santi. Come hanno vissuto, cosa hanno detto, come li ricordiamo”, in uscita proprio in questi giorni.

La Sicilia può vantare due tra le più famose martiri dell’antichità cristiana: la catanese Agata, la siracusana Lucia. La prima, più antica, patrocina la santità della seconda. Secondo la leggenda, scritta dopo più di un secolo dal martirio, Lucia è una nobile fanciulla siracusana già promessa sposa a un concittadino. Un giorno si reca con la mamma malata in pellegrinaggio alla tomba di Agata. Dopo aver esortato la madre a toccare con fede il corpo della santa, Lucia ha una visione nella quale Agata le rivela l’avvenuta guarigione della madre e il suo futuro martirio. Sulla via del ritorno la giovane convince la madre a rinunciare ai progetti matrimoniali e a distribuire ai poveri la parte del patrimonio della famiglia a lei destinato. Il fidanzato, però, non accoglie affatto di buon grado la decisione dell’ex fidanzata e la denuncia al governatore Pascasio come cristiana. Segue l’interrogatorio, durante il quale Lucia testimonia con franchezza la sua fede cristiana. Viene condannata a morte. Prima dell’esecuzione vengono fatti numerosi tentativi di violare il suo corpo. Invano. Lo Spirito Santo si erge a sua difesa. Solo la spada può porre termine alla sua vita. Sul suo sepolcro venne presto eretta una chiesa. Se il racconto della leggenda è piuttosto fantasioso e tardivo rispetto al martirio, avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano nel 304, il culto della santa è molto ben documentato. Ne danno conferma sia gli scavi archeologici sia le fonti liturgiche. La prima attestazione del culto fuori dalla Sicilia si trova a Ravenna, mentre il più convinto e autorevole promotore della sua fama fu san Gregorio Magno. Ella è inoltre una delle poche sante latine venerate anche nell’Oriente cristiano. Nel medioevo divenne una delle sante più popolari, invocata dai ciechi e dai malati agli occhi per il significato del suo nome, ma anche da artigiani e da numerose altre corporazioni. Secondo una leggenda tardiva, prima di morire Lucia venne accecata: di qui l’iconografia che la ritrae con una tazza o un piatto sul quale sono poggiati i suoi occhi. Altri particolari iconografici sono la palma del martirio e la lampada della fede.

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