RICETTE ANTICRISI/ Chi si distingue vince, ma ci vuole coraggio

- Paolo Massobrio

In occasione delle feste, PAOLO MASSOBRIO è tornato al suo paese dove molti negozi hanno chiuso i battenti e altri minacciano di farlo. Per resistere, ci spiega, bisogna distinguersi.

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Paolo Massobrio con Paola ed Elisa de "U Re"

Anche quest’anno, sotto le feste di fine anno, sono tornato al paese: per fare gli auguri ai parenti, per scambiare due parole. Sono partito varcando l’antica via Fulvia e sentendo crescere dentro di me il magone: l’unico bar del paese era chiuso, il negozio degli alimentari minaccia di abbassare le serrande e, a resistere, vivaddio, c’è solamente la macelleria. Che sta succedendo? Me lo sono chiesto, pensando agli anni della mia gioventù, quando invece le strade erano vive di gente: c’erano meno auto, il pane cuoceva di notte nel forno a legna di zio Vigino, mentre la zia Maria mesceva il latte appena munto e il nonno di Urbano (Cairo) vendeva la carne che lui macellava, nella frazione Abazia. Oggi più nulla di tutto questo. Mi dò un pizzicotto, mentre dalla chiesa di Masio guardo dall’alto il Tanaro che scorre nella valle e l’aria è pulita come una primavera. Anche mia zia, che ha superato gli ottanta, talvolta si fa dare un passaggio in auto fino a Rocchetta, perché all’Eurospin – gli han detto – la merce costa di meno. Ma come potrà resistere alla concorrenza il negozio di alimentari di Masio?

Io abito ad Alessandria, a 27 chilometri dal mio paese e in corso Roma più di un negozio ha chiuso i battenti. Dicono che è una delle città più in crisi d’Italia, e anche il servizio di raccolta rifiuti è allo stremo, mentre la fermata dell’autobus di fronte a casa è stata eliminata. La Cremeria del Centro che faceva un gelato buonissimo ha venduto ai cinesi da un paio di settimane, ma si vocifera di altri locali famosi, sempre del centro, che stanno subendo la medesima sorte. E dire che qui, nel 2005, il Comune deliberò la denominazione comunale per la sua raffinata pasticceria. Ma chi viene più in città? Sapessero – penso fra me – quanto sono buoni i cannoncini alla crema della pasticceria Zoccola (corso Lamarmora, 61 – tel. 0131 254767). Non ci credete? Vi dico solo questo: quest’anno a novembre, due pasticcerie hanno deciso di loro sponte di seguirmi a Golosaria. Sono venute a Milano, dove migliaia e migliaia di persone hanno visto e assaggiato i mitici baci della pasticceria Gallina (sono unici) e la polenta di Marengo di Bonadeo (pasticceria Gallina: via Vochieri, 46 – tel. 0131/52791; pasticceria Bonadeo; Galleria Guerci – tel 0131251741). Bè, sapete dove sono ora quei dolci? In Giappone. Chi si distingue vince, ma deve avere il coraggio di uscire dalla provincia, di credere in quello che fa. Altrimenti si muore, pian piano, come i vecchi del mio paese che non generano più bambini, quelli che una volta, quando scendeva la neve, andavano a sfidare la casa dove abitavano le suore, custodi dell’asilo, che oggi, anche quello, non esiste più.

Non voglio dirla grossa, ma l’immagine che ho visto del mio paese è paragonabile solo alla tristezza della migrazione alla Merica, quando i miei nonni, come i genitori di papa Francesco, si imbarcarono per andare in Argentina. Ma c’è un però, lo ripeto: chi si distingue vince. Bè il macellaio di Masio, che fu anche il paese di Urbano Rattazzi, vende soprattutto ai forestieri, mentre in frazione Abazia ci sono due ragazze giovani e sorridenti (e belle), Paola ed Elisa, che hanno investito sull’insalata russa che faceva la nonna. E’ la più buona del mondo, non ho dubbi e prima di Natale, persino il Corriere della Sera gli ha dedicato un pezzo. Sono andato allora in quel negozietto, U Re (strada Collina, 15 tel. 0131 799080), che porta il nome del loro trisavolo che aveva due baffi simili a quelli di Vittorio Emanuele e per questo, in paese, lo avevano soprannominato subito il Re. Bè da U re fanno dei biscotti da sogno (mi sono commosso), accanto agli agnolottinii del plin e altre specialità che oggi si possono anche vedere sul loro sito internet www.dauremasio.it. Mi hanno consolato queste ragazze, così come Alex Gado (Antico Forno via Padana Est, 3 – tel. 1031 773683) che a Quattordio, il paese vicino col quale dividevamo la stazione del treno (che ora, pure essa, non c’è più), fa il pane come una volta, come quello di mio zio Vigino e di mio cugino il Carlo. Usano delle farne speciali, anche per le lingue fragranti. E anche loro come il macellaio, come le ragazze de U Re, come le pasticcerie di Alessandria che resistono alle lusinghe cinesi, stanno vincendo. A patto che ci si distingua… e che si comunichi. Il 2014 sarà l’anno della riscossa, ci voglio scommettere. Buon anno angeli matti della mia terra!

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