SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 30 maggio, si celebra San Ferdinando III, Re di Leon e di Castiglia

- La Redazione

San Ferdinado III ereditò la Castiglia, la terra di sua madre nel 1217, e nel 1230 il León, quella di suo padre. In questo modo unificò i due regni

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San Ferdinando III

Il santo che si festeggia il 30 maggio è San Ferdinando III. Ferdinardo Alfonso fu un re spagnolo che governò sui regni di Leòn e Castiglia. Nacque a Zamora (Spagna) il 5 Maggio 1198 da una famiglia di sovrani, profondamente cristiana,il padre Alfonso IX re di Leòn e sua madre Berenguela di Castiglia. Nel 1217, sua madre Berenguela fu incoronata, per successione, regina di Castiglia dopo la morte improvvisa del fratello regnante Enrico I di Castiglia. La neo-regina convocò i rappresentanti castigliani in un’assemblea, tenutasi nella città di Valladolid, per dichiarare la sua intenzione di cedere il trono al figlio Ferdinando Alfonso. Nella suddetta assemblea, il figlio Ferdinando, venne riconosciuto loro re. Alla morte del padre, nel 1230, ebbe in eredità il regno di Leòn con non poche difficoltà. Infatti il padre Alfonso IX, in punto di morte, nominò uniche eredi le sue due figlie, Dolce e Sancia. Con abilità politica, sostenuto dalla madre e dalle autorità ecclesiastiche del tempo, Ferdinando si impossessò del regno di Leòn per poi unificarlo al regno di Castiglia. L’unione politica dei due regni fu particolarmente caldeggiata dalle autorità della Chiesa. L’obbiettivo della Chiesa, legato all’unificazione dei due regni, era quello di  congiungere le forze per abbattere il dominio arabo sulla Spagna e sull’Europa.

Nel 1219, Ferdinando Alfonso prese in moglie Beatice di Svezia e successivamente, alla morte della sua prima moglie, sposò Maria di Ponthieu nel 1235. Dai due matrimoni nacquero 13 figli. Questi due matrimoni gli permisero di consolidare i rapporti con le famiglie imperiali della Francia e della Germania. La storia lo ricorda per le sue innumerevoli vittorie belliche mirate a riconquistare non solo le numerose città spagnole conquistate dai musulmani ma anche perchè consacrò la sua vita a sconfiggere definitivamente il dominio islamico in Europa e in Terra Santa. Difatti, re Ferdinando III investì molte delle sue risorse per le crociate. Grazie alle sue imprese belliche e alle sue vittorie si conquistò il soprannome di “Conquistatore dell’Andalusia”. A ogni città riconquistata e liberata dai musulmani, re Ferdinando III elargiva ingenti somme di denaro per la ricostruzione delle diocesi e degli edifici religiosi.

La Chiesa di Roma riconobbe l’ardore di questo re nel contrastare il loro nemico comune premiandolo con il diritto di patronato delle città riconquistate e ricostruite e in seguito con il diritto a riscuotere tributi da queste stesse città. Re Ferdinando III investì i tributi riscossi nelle crociate spagnole e nell’edificazione di chiese. Le sue imprese fecero di lui un sovrano amato e rispettato da tutte le classi sociali spagnole oltre a espandere il dominio del suo regno con audacia e abilità. Celebre per la sua intrasigenza verso gli eretici, ma noto soprattutto per la sua umiltà, la sua generosità, la sua obbedienza alle autorità ecclesiastiche e la sua indulgenza verso i vinti. Il re fu particolarmente devoto alla Madonna. In ogni sua battaglia portò con sé, legata alla sua sella, una statuetta raffigurante la Vergine Maria.

Ferdinando III si circondò sempre di persone fidatissime che consultava periodicamente sulle questioni urgenti del regno, il cosiddetto Consiglio della Corona che non contava più di 12 consiglieri. Per governare con imparzialità ed equità iniziò a redigere una raccolta di disposizioni di leggi che venne completata in seguito dal figlio Alfonso X. A questo re si deve la costruzione dell’università di Salamarca, oltre che la protezione di altre strutture dedite alle belle arti e alle scienze. Aperto alle novità, acconsentì ai Domenicani, ai Trinitari e ai Francescani di edificare i loro conventi in Spagna.

Re Ferdinando III condusse una vita santa confermando una solida fede e una profonda fiducia nel Signore. Definì il suo stesso regno un dono divino. A ogni sua vittoria seguiva una penitente preghiera per dimostrare la sua gratitudine e la sua umiltà. Il suo spirito di conquista fu accompagnato dallo spirito di conciliazione che portò un lungo periodo di pace tra le tre religioni esistenti: cristiana, musulmana ed ebraica. Dopo la liberazione di ogni città, si dimostrò sempre molto generoso e magnanimo verso l’avversario sconfitto. Questo gli fece guadagnare grande rispetto e fu soprannominato “Re delle tre Religioni”.

In punto di morte volle ricevere l’eucarestia in ginocchio, nonostante la gravità della sua salute e pregò il Signore fino a spirare. Dopo la sua morte, il suo culto si estese tra i fedeli di tutte le chiese. La sua purezza d’animo, la sua magnanimità, tutte le sue virtù, l’amore per il suo popolo e la sua generosità fecero di questo re il più onorevole tra i sovrani della storia spagnola, questo riconosciuto anche dalle autorità ecclesiastiche che avviarono la procedura di canonizzazione nel 1629. Papa Clemente X lo dichiarò Santo il 4 febbraio del 1671 dopo che, nel corso della canonizzazione, furono dichiarati attendibili alcuni miracoli avvenuti grazie alla sua intercessione e dopo che fu constatato che il suo corpo era incorrotto. Il suo sepolcro si trova nella città di Siviglia dove è incisa un’iscrizione in quattro lingue (latino, ebraico, arabo e castigliano a prova della sua universalità): “Patrono dell’esercito e protettore dei prigionieri, dei poveri e dei governatori“.

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