OMICIDIO-SUICIDIO/ Decapita la moglie e si uccide: se la solitudine è più forte del perdono

- Monica Mondo

Brescia, il titolare di una pizzeria va a casa, sgozza la moglie. Poi chiama il cognato, confessa l’omicidio e va ad ammazzarsi contromano in autostrada. MONICA MONDO

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Poi uno dice famiglia. Brescia, il titolare di una pizzeria va a casa, sgozza la moglie dopo una furibonda lite. Poi chiama il cognato, confessa l’omicidio e annuncia che va ad ammazzarsi. Contromano sull’autostrada, finisce addosso a un tir. Muore di schianto e per grazia il camionista ce la fa, anche se è ricoverato in stato di shock. 

Eccolo qua, chioserà la iena de la Stampa o qualche arrabbiata sul Fatto o Repubblica, magari era uno che sabato s’era trasferito armi e bagagli al Family day. Dimenticano una verità lapalissiana: la follia, i reati e i peccati non riguardano le categorie, non hanno colore politico, non appartengono a una fede o a un’ideologia. Solo all’uomo, all’io. E’ l’io, se cosciente, che può scegliere, e sceglie. 

Non so se nel caso del pizzaiolo bresciano ci sia stata questa lucida consapevolezza, toccherà indagare, e non è detto si appuri. Tanto, si dirà, non ci sono più, quei coniugi che pur avevano condotto mezza vita almeno insieme. La loro tremenda storia allunga però le fila dei famiglicidi, dove le prime vittime sono le parti più deboli, donne e bambini, come si conviene. Quindi la famiglia è un covo di orrori, una sentina di vizi? No. 

La maggior parte delle famiglie s’arrabatta tra difficoltà economiche, relazionali, affettive, cerca i tempi, i sostegni, sbaglia, si rialza, chiede scusa e perdono, va avanti. Ancora la maggior parte, con buona pace di chi assume le minoranze negative o creative a emblema di una realtà più vasta. Non sono più numerose le famiglie sfasciate, ipocrite o ricettacolo di assassini. Non sono di più le famiglie “di fatto”, omosessuali, transessuali, poligamiche e via con la fantasia. Ci sono, e tocca prenderne atto. Di cosa? Di una crisi in atto, come ci dicono i sociologi da almeno trent’anni? 

La famiglia non è un valore in sé. Dipende come accompagna, cura, ama, fa crescere la persona. La famiglia non è soltanto un’istituzione, che quando cambiano i tempi e le maggioranze politiche si può rovesciare. E’ la risposta naturale a un bisogno, tant’è che per rispondere al bisogno di solitudine nasce la richiesta di altre coppie diverse da quella uomo-donna, di far famiglia. E’ un bisogno, e una possibilità, e non ci sono idee migliori per aiutarci nel cammino dl vivere. 

Una comunità diventa una famiglia, perfino una congregazione religiosa è chiamata così. Significa che sono comparabili, non che sono realtà identiche. Se una famiglia si sfascia, è perché si sono sfasciati l’uomo e la donna che l’hanno voluta e mal custodita. Perché sono stati lasciati soli. Perché qualcuno li ha illusi che prevaricare sull’altro, pretendere, affermare solo e sempre se stessi fosse ricerca di libertà. Perché li hanno illusi che famiglia significhi sistemarsi, chiudersi, sopravvivere come fan tutti. Se la follia prevale, bisogna chiedersi perché tanta gente che ha molto più di quel che un tempo avrebbero immaginato i nostri padri è infelice. È bieca l’ironia di chi per affermare un principio ideologico lavora per confondere i desideri coi diritti, e aumentare la solitudine dell’uomo.

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