SADIQ KHAN/ E papa Francesco, culle vuote e frigoriferi pieni

- Mauro Leonardi

Se Sadiq Khan, di famiglia pakistana immigrata a Londra, diventa sindaco, il Papa sembra non avere ragione: l’Europa attira eccome. Non era una nonna sterile? MAURO LEONARDI

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Sadiq Khan, sindaco di Londra (Foto Wikipedia)

Mentre l’Europa chiede a Papa Francesco un surplus d’anima conferendogli il premio Carlo Magno, Londra elegge un sindaco musulmano. È Sadiq Khan, 45enne, musulmano osservante ma favorevole al matrimonio omosessuale, laburista ma pro-business, ambientalista ma non troppo.

Avvocato e attivista dei diritti umani, un po’ blairiano e un po’ corbinista, ha sconfitto Goldsmith, erede di miliardari e aristocratici, 56,8% contro 43,2%. Un risultato che deve far riflettere chi, come noi, vede Roma, Milano, Napoli e un altro migliaio di comuni impegnati a cercare, come Londra, il proprio nuovo sindaco.

Il Papa, quando gli è stato conferito il più importante riconoscimento europeo, ha detto che “i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva” ma a leggere la storia di Khan proprio non parrebbe. Figlio d’immigrati pachistani, ha raccontato che si consideravano benedetti a vivere in Inghilterra, loro che ammucchiati in una casa popolare della periferia di Londra dormivano in un letto a castello: il papà lavorava come autista di autobus, la madre come sarta e ogni soldo che risparmiavano lo spedivano in Pakistan. A sentire la famiglia Khan, il Papa non ha ragione: l’Europa attira eccome. È qui, a fare da meta, da traguardo, a milioni di migranti che continuano a sbarcare, a solcare, a scavalcare, a percorrere, a marciare, i mari, i fiumi, i deserti, le montagne e le valli, d’Africa, d’Asia, per venire in Europa e, magari, diventare sindaci delle nostre capitali.

Però, ripeto, mentre i londinesi eleggono un musulmano sindaco, il presidente del parlamento europeo Schulz e il presidente della Commissione Juncker vengono apposta a Roma per chiedere al capo della cristianità di ridare un’anima all’Europa. Riconoscono, cioè, il proprio vuoto e chiedono al Papa di riempirlo: premiano il vescovo di Roma perché è la “voce della coscienza” che chiede di mettere l’uomo al centro. Per guardare se a primavera una pianta fiorirà, non devi guardare le gemme ma le radici. Una pianta sradicata produce foglie e gemme ancora per qualche giorno, poi si spegne e avvizzisce. Non te ne accorgi subito. Devi guardarle le radici. Forse l’Europa è così: continua ad attirare ma chi la governa sa che, se non ritrova “i grandi ideali” che l’hanno costruita, questa attrazione durerà ancora per poco. Siamo la culla del pensiero e dell’anima cristiana, ma ora siamo una culla vuota. Dov’è il bambino? Dov’è il futuro? Comunque, dirà qualcuno, vengono, vengono. Vengono in tanti. Vengono in troppi. E, allora, perché vengono?

Vengono perché la culla è vuota, ma il frigo è pieno. E le tasche pure. Kahn è diventato sindaco di un’importantissima capitale europea, ma leggendo i brevi profili che girano su di lui pare del tutto non toccato dalle radici cristiane dell’Europa. 

L’Europa è presa d’assalto perché qui c’è la pace, qui c’è il benessere, qui c’è una possibilità che ti permette di sperare e quindi di vivere, ma le premesse di tutto ciò ci sono ancora? Se non fossero minacciate, perché il gotha europeo andrebbe dal Papa a chiedergli quell’anima di cui i più avveduti sentono la mancanza? Sicuramente il neosindaco di Londra avrà grande attenzione per la dignità umana, la responsabilità e libertà personale, la sensibilità per rinnovare le fonti energetiche, insomma tutto ciò che mente, cuore, speranza, umanesimo europeo hanno prodotto, ma tutto ciò avrà un futuro se non vengono alimentate da quelle radici che le hanno prodotte? Senza quelle radici la culla d’Europa rimarrà vuota, i rami seccheranno all’aria e non ci sarà primavera.

Per questo il Papa dinanzi al Parlamento europeo di Strasburgo nel novembre del 2014 diceva: “«Cari eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana». Se Londra ha un sindaco musulmano significa che l’Europa sa ancora costruire ponti e vuol dire, anche, che quando costruisci ponti le persone li attraversano e casa tua diventa anche casa loro. Ma una casa ha bisogno di un’anima e quindi di un’identità per poter custodire davvero chi la abita. Senza identità non c’è arricchimento ma mera occupazione. E dopo un po’ anche la seconda finisce. Benvenuto a Kahn, sindaco di Londra. Gli auguro di essere cittadino di un’Europa che ritorna ad essere madre perché torna a rimettere nella culla il proprio bambino.

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