TERZA GUERRA MONDIALE/ Corea del Nord, esercitazioni Usa con tre portaerei: maxi manovre navali con Seul

- Niccolò Magnani

Terza guerra mondiale, ultime notizie di oggi 11 novembre 2017: Corea del nord, la crisi nucleare denunciata dal Papa, “a rischio l’esistenza dell’uomo”. Intanto la Cina…

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Donald Trump e Xi Jinping (Lapresse)

TERZA GUERRA MONDIALE. Sono cominciate oggi le manovre nel mar del Giappone da parte degli Stati Uniti: tre portaerei a propulsione nucleare, con relativi gruppi d’attacco, 11 cacciatorpediniere con tecnologie antimissile Aegis, 7 unità navali sudcoreane, incluse due con standard Aegis, sono impegnate in questa prova di forza contro la Corea del Nord. La Uso Reagan, la Usa Roosevelt e la Usa Nimitz si ritroveranno in zona lunedì, secondo il Comando di stato maggiore di Seul. L’obiettivo è rafforzare le capacità operative congiunte e “la forte reattività a difendersi con una forza dominante contro qualsiasi provocazione messa in essere da Pyongyang in caso di crisi”, spiegano i militari di Seul in una nota, come riportato dall’Ansa. Non è la prima riunione di tre portaerei in un’unica zona operativa per la Marina americana: l’ultima risale al 2007 e si tenne a Guam. Le tre portaerei, infine, avranno dopo il ciclo di manovre con la Corea del Sud, un altro con il Giappone che mobiliterà tre cacciatorpediniere. (agg. di Silvana Palazzo)

PAPA: “CON L’ATOMICA A RISCHIO LA VITA UMANA”

Papa Francesco ieri è tornato per l’ennesima volta sull’argomento “terza guerra mondiale”: «Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici. Con la bomba atomica usata come ricatto si rischia di mettere in pericolo l’esistenza dell’uomo». Non li cita mai, eppure per Usa, Corea del Nord, Cina e tanti altri ancora le orecchie dovrebbero aver “vibrato”: l’invito del Pontefice e della Chiesa intera è quello di spingere per una diplomazia dove il nucleare non sia l’unica arma usata. «È da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano», ha ripetuto ancora Bergoglio ospitando in Vaticano ieri e oggi i premi Nobel per la pace, i vertici di Onu e Nato per il grande convegno sul disarmo nucleare. Il viaggio di Trump in Asia intanto prosegue e tra un incontro mancato con Putin e un rinnovato legame con Pechino, una minima speranza di diplomazia “pacifica” forse si intravede all’orizzonte: «i canali di comunicazione diretta fra gli Stati Uniti e la Corea del Nord sono sempre aperti e Washington resta in attesa di un segnale da parte del leader Kim Jong-un», ha spiegato il segretario di Stato Usa Rex Tillerson.

Resta un “ma”, oltre alla mancata risposta per ora della stessa Corea del Nord: la Cina riuscirà a cambiare la sua strategia di “maglie larghe” e permissivismo con il vicino di Pyongyang? Questo è il vero rebus, dato che finora nella storia recente Pechino ha più volte sostenuto il vicino regime, in nome della solidarietà tra regimi comunisti. I due leader oggi non si amano ma l’Occidente sta rischiando con il fuoco a fidarsi della Cina contro la pericolosità nucleare del dittatore coreano: come giustamente notava Internazionale in un bel reportage qualche giorno fa, «Quel che davvero spaventa gli uomini al potere in Cina è assistere al crollo di un altro regime comunista. Hanno guardato con orrore il crollo del regime sovietico tra il 1989 e il 1991, e danno la colpa della cosa alla debolezza e alla propensione al compromesso del Partito comunista sovietico». Il timore per una nuova caduta impedirà una vera alleanza tra Cina e Usa?

VATICANO, “TROVARE UNA SOLUZIONE ALLA CRISI”

Dopo aver duramente attaccato Kim Jong-un – “non possiamo essere ostaggi di un dittatore” – il presidente degli Stati Uniti non ha incontrato formalmente Putin nel vertice previsto a margine dell’Apec: solo una stretta di mano davanti alle telecamere e vertice forse rinviato ad altra data. L’impressione è che non si voglia far sapere quando e dove i due leader potranno incontrarsi per discutere di Corea del Nord. Intanto il monito arriva anche dal Vaticano con il segretario di Stato Pietro Parolin che è tornato sulla vicenda tesissima a livello internazionale: «Sarebbe augurabile che si potesse in qualche maniera aiutare a risolvere questa crisi», anche se poi smentisce che Papa Francesco possa essere mediatore diretto tra Usa e Corea del Nord, come invece ipotizzato da vari organi di stampa mondiali. Intanto però da ieri sono in corso proprio in Vaticano gli incontri sul disarmo nucleare, «alla luce anche della recente approvazione della Convenzione, al quale partecipano 11 premi Nobel per la Pace e i vertici di Onu e Nato», come scrive Vatican Insider.

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