Piero Gheddo è morto/ Addio al missionario del Pime: denunciò per primo l’orrore e i crimini dei Vietcong

- Niccolò Magnani

È morto Piero Gheddo, il missionario del Pime e fondatore di AsiaNews: l’addio al giornalista-testimone delle guerre in Asia, denunciò per primo l’orrore e l’ideologia dei vietcong

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Padre Piero Gheddo

È stato chiamato in cielo Padre Piero Gheddo, il sacerdote e missionario del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) tra i più importanti giornalisti e testimoni cattolici del Secolo scorso: aveva 88 anni e da qualche tempo si trovava nella casa ambrosiana di Cesano Boscone alla periferia di Milano per curare i tanti acciacchi dell’età oltre ad una lunga malattia di cui soffriva. «Riconosciuto internazionalmente come “il missionario della carta stampata”, p. Gheddo ha lavorato per tutta la vita nel mondo della comunicazione per la diffusione del Vangelo. Nel 1986 aveva fondato AsiaNews, e ha continuato ad essere collaboratore anche quando essa è passata sul web», scrive così Padre Bernardo Cervelliera, attuale direttore di AsiaNews e primo a dare la notizia drammatica della morte di Gheddo. Una delle maggiori figure di spicco dei missionari in zone di guerra, specialmente nell’est asiatico, rischiando più volte la vita per testimoniare a quei popoli e all’Occidente tramite i racconti, la vittoria di Cristo sulla morte e contro le ideologie. È stato fra i fondatori dell’Editrice Missionaria Italiana (Emi) nel 1955, del Centro missionario Pime a Milano nel 1961, di “Mani Tese” nel 1964, di “Asia News” nel 1986, dell’Ufficio Storico del Pime nel 1994.

LE LACRIME E I VIETCONG

Un pensiero in particolare ci ha colpiti, raccontato poche minuti dopo la morte di Gheddo: il consigliere comunale di Milano per il centrodestra, Matteo Forte, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una breve “dedica” al missionario del Pime da poco scomparso. «Siamo tutti un po’ più soli. Ci ha lasciato all’età di 88 anni un umile gigante: Piero Gheddo. Lo ricordo quando mi accolse nel suo studio al Pime, a Milano. Io ero un giovane liceale che si dilettava a scribacchiare qua e là e lui un grandissimo e stimato giornalista. Uno dei pochi – se non l’unico – che in occasione della guerra nel Vietnam scrisse semplicemente la verità dei fatti, scontando anche l’ostracismo di molti ambienti cattolici dell’epoca impegnati sul fronte “per bene” del pacifismo. Lo andai a trovare quando frequentavo le superiori, perché volevo imparare dal suo sguardo. Mi accolse fra le lacrime. Era il suo compleanno e stava ricevendo un mucchio di telefonate per gli auguri. E mi disse: “Alla mia età le lacrime sono un dono. Chiedo a Dio di conservarmelo”». Piero Gheddo era proprio questo: un uomo semplice, obbediente e umile nel servire Dio attraverso la sua opera di informazione e racconto della verità, qualsiasi essa sia in ogni parte del mondo. In particolare, è stato uno dei primissimi in Italia a mettere in serio dubbio l’ideologia “zuccherosa” che la sinistra comunista costruì negli anni della Guerra in Vietnam sui fantomatici guerrieri Vietcong: «In un periodo di grandi conflitti ideologici egli ha coniugato una netta identità ecclesiale insieme all’apertura e all’impegno nelle piaghe sociali del mondo, convinto del contributo insostituibile del vangelo per la piena dignità dell’uomo. Su questa linea, che è quella del Concilio Vaticano II, andando controcorrente, egli è stato il primo a denunciare – dopo aver visto coi suoi occhi in Vietnam – l’ideologia violenta dei vietcong, osannati da tutto il mondo, testimoniando la loro oppressione verso il popolo vietnamita», spiega ancora Padre Bernardo Cervelliera nel suo editoriale commosso di saluti al suo predecessore e maestro, Padre Piero Gheddo.



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