GIACOMO PORETTI/ Elogio della gentilezza: dallo stadio al traffico, storia di una “impossibile” educazione

- Niccolò Magnani

Giacomo Poretti, su Buone Notizie compie un bizzarro elogio della gentilezza: dallo stadio alla coda in auto nel traffico, la breve storia di una “impossibile” educazione

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Giacomo Poretti

«Ciccio, vai dietro»; «cioè, arrivi neanche saluti e “vai dietro”?»; «che cosa cambia con l’educazione?»; «le cose cambiano con l’educazione»; «ok… ciao. Vai dietro». Se ancora non l’avevate capito la scena è arcinota: sotto casa di Aldo, Giovanni e Giacomo lo stanno aspettando per uno dei viaggi in macchina più famosi del cinema italiano, quello di Tre uomini e una gamba, film d’esordio e capolavoro comico del trio milanese (con tinte siciliane). Giacomo se la prende nell’occasione con Aldo perché non ha educazione e la risposta del bel calvo è da antologia. Ci perdonerete l’incipit, l’articolo scritto sul Corriere della Sera-Buone Notizie dal buon Giacomino ci ha fatto tornare alla mente proprio quella scena: torna infatti in campo una gentilezza a tutto spiano, una sorta di elogio ragionato, onirico e quasi distopico del prossimo futuro, non proprio lontanissimo. «Ha preso l’avvio da un piccolo paese di 2 milioni di abitanti la lotta mondiale contro la maleducazione. Com’è noto, nella sperduta isola di Screzia situata nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico e governata da una coalizione che è composta dal partito che ha vinto le elezioni e da quello che le ha perse, è in vigore una legge denominata «Rieducazione alla gentilezza» che impone certi vincoli di comportamento quali l’obbligo di salutarsi in ascensore o fra condomini residenti nello stesso building, obbligo che si estende fino ai 50 metri oltre le mura dell’abitazione condivisa». Una gentilezza “imposta” in un mondo che non la riconosce più: Giacomino Poretti folle? Tutt’altro, è forse una delle firme più ironiche che il giornalismo contemporaneo ha guadagnato.

LE PENE E LA LEGGE

Ironico perchè semplice e sognatore, Poretti prosegue nella sua trattazione: «I vincoli della legge impongono altresì che qualsiasi richiesta, quali l’acquisto di un giornale, di una baguette, o di un caffè macchiato, siano accompagnate da un sorriso. Ricco e vario il ventaglio delle pene e sanzioni previste per i trasgressori: una settimana di lavori forzati per il coniuge che omette di risvegliare al mattino moglie o marito con un caffè, madeleine e giornale». Ci vorrebbero settimane di prigione in alta montagna senza calze e guanti, spiega ancora Giacomino nel suo futuro-presente, per tutti i «molestatori che avessero suonato il clacson qualora si fossero trovati in una coda con auto. Sino ad arrivare all’esproprio di tutti i propri beni per il trasgressore che non avrà ceduto il posto ad un anziano sui mezzi pubblici». La folle descrizione del più piccolo del trio (solo in termini di altezza, e tranquillo Giacomino chi scrive non supera il metro e sessanta centimetri, ndr) arriva a immaginare un provvedimento del governo di “Screzia”, «costretti a prendere provvedimenti così drastici dopo che erano saltate tutte le cortesie di base e le consuetudini di buona educazione».

LO STADIO E L’EDUCAZIONE

Una maleducazione sempre più diffusa fa scrivere a Poretti come in un prossimo futuro si potrebbe arrivare al paradosso: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il venire meno del più formale dei saluti: quella stretta di mano tra capitani prima del fischio d’inizio di una partita a football, sostituito con un gesto dell’ombrello ricambiato dall’abbassamento dei pantaloncini da parte degli avversari». Giacomiino poi conduce il lettore fin agli estremi confini dell’ironia quando in chiusura afferma, «Di fronte all’impotenza della politica e allo smarrimento dell’etica ci è venuta in soccorso la scienza: “Quando si perde la consuetudine al saluto succede come ai muscoli della nostra gamba costretta da una frattura ad un lungo periodo di inattività: i muscoli perdono tonicità, si riduce la loro massa, i tendini si accorciano e le cartilagini articolari si irrigidiscono”». Una gentilezza che oggi non siamo in grado di dimostrare, praticamente da nessuna parte, figuriamoci in uno stadio o in coda in macchina: una gentilezza che cela dentro di sé una crescita dell’educazione, un rispetto dell’altro in quanto essere umano come me, senza che legge, politica o scienza ci “costringa” a farlo. «Non pochi dubbi sorgono nel giudicare le leggi di un piccolo paese, primo fra tutti: ma la gentilezza è allenabile come un maratoneta e un boxeur? L’essere umano va lasciato crescere come l’erba al ciglio della strada, o è meglio allevarlo in una serra?». Un elogio molto simpatico che in maniera discreta però richiama ad un recupero dell’originale educazione di ogni e per ogni singola persona.

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