VALENTINO T/ Untore Hiv: una delle vittime contagiate, “Avevo un tumore, approfittò della situazione”

- Emanuela Longo

Valentino T, processo a carico dell’untore Hiv: in aula le vittime contagiate durante i rapporti non protetti. I racconti drammatici e le conseguenze del contagio.

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Prosegue il processo a carico di Valentino T., l’untore Hiv in carcere con le accuse di epidemia dolosa e lesioni gravissime. In aula sfilano le donne contagiate dopo aver avuto rapporti non protetti con l’imputato, rispondendo con dolore ma allo stesso tempo enorme determinazione alle domande delle parti. E’ quanto riportato oggi dal quotidiano Il Tempo che rivela le parole di alcune delle ragazze che, davanti al giudice, hanno dovuto raccontare la loro vicenda, alcune a volto scoperto, altre protette da un paravento. L’ultima udienza del delicato processo in Corte d’Assise si è svolta nella giornata di ieri ed ha visto la deposizione di numerose donne contagiate da Valentino T. “Ho contratto il virus nel 2009 quando ho avuto rapporti con lui”, ha raccontato una delle vittime dell’untore. Ora 30enne, la giovane donna conobbe Valentino T. a soli 14 anni. All’epoca erano coetanei e si erano conosciuti, come spesso accade, proprio tra i banchi di scuola. I due si persero di vista per poi riallacciare i rapporti a distanza di molto tempo. Questo rappresentò per la giovane l’inizio di un incubo. L’accusa continua a sostenere la totale consapevolezza da parte dell’imputato rispetto alla sua sieropositività ed ai rischi ad essa connessi. Nonostante questo, basando le sue relazioni su un rapporto di estrema fiducia, pretendeva dalle sue partner di avere rapporti sessuali non protetti, venendo quasi sempre accontentato.

Un modus operandi, quello adottato da Valentino T., che combacia con tutte le esperienze vissute dalle ragazze o donne che oggi si trovano a testimoniare nell’ambito del processo contro di lui. Inquietante il racconto della 30enne, reso ieri in aula. La donna ha raccontato in quali circostanze avvenne il contagio: all’epoca dei fatti, aveva un tumore in testa. Era stata operata da poco quando Valentino T. l’andò a trovare in casa e in quella circostanza si consumò un rapporto non protetto, approfittando della situazione. “Tenevo a Valentino, è stato il mio primo ragazzo”, ha commentato la teste. Il calvario vissuto dalle vittime dell’untore Hiv è comune a tutte: oltre alle terapie per tenere sotto controllo l’infezione, non si possono trascurare gli effetti da un punto di vista psicologico e sociale. La stessa testimone ha raccontato le difficoltà incontrate prima di rivelare tutta la verità al suo attuale compagno. “La prima reazione delle persone è scappare”, ha aggiunto un’altra ragazza chiamata a testimoniare in aula. Le conseguenze del contagio sono inevitabili così come le piccole accortezze a cui tutte le vittime devono far fronte quotidianamente anche per la sicurezza delle persone che le circondano. Alle parti civili non resta che auspicare in una giusta sentenza e in vista di una possibile condanna a carico di Valentino T, hanno chiesto il sequestro conservativo dei bani dell’untore, come risarcimento in favore delle numerose partner contagiate.



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