URANIO IMPOVERITO/ La denuncia del M5S: testimone oculare, già in uso nel 1994

- Paolo Vites

Torna alla ribalta il caso dell’uranio impoverito usato dall’esercito italiano e che avrebbe causato centinaia di vittime fra i nostri soldati. La denuncia del Movimento 5 stelle

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E’ una strage che dura da decenni, i primi casi furono segnalati dopo la missione delle nostre forze militari nell’ex Jugoslavia. Soldati che, tornati a casa, si ammalavano di leucemia e altre complicazioni e morivano. Pochissime le voci che si sono alzate al proposito, nessuna risposta dai vertici militari, eppure non è un caso solo italiano, riguarda praticamente tutte le forze della Nato. L’ultimo tragico caso, la vittima numero 344, è di due giorni fa. Un ex paracadutista, Antonio Attianese, malato di tumore, sposato e con due figli di 5 e 6 anni. Aveva partecipato a due missioni di pace in Afghanistan e subito 35 interventi chirurgici e più di 100 ricoveri.

Era andato anche alla Commissione parlamentare di inchiesta che si occupa dei casi di uranio impoverito dicendo che nessun superiore lo aveva mai messo in guardia del pericolo, come sempre anche negli altri casi. L’uranio impoverito è normalmente utilizzato nelle munizioni anticarro e nelle corazze di alcuni mezzi di difesa, in quanto, con un trattamento speciale, diviene duro e resistente con l’acciaio temperato. Furono gli americani negli anni 60 i primi ad usarlo. Nonostante molti esperti abbiano dichiarato la sua pericolosità sulle persone, non esiste alcuna legge nazionale o internazionale per la messa al bando di tali armi.

A questo proposito il Movimento 5 stelle ha dichiarato nell’apposita Commissione parlamentare che già nel 1994 l’Italia era in possesso di proiettili all’uranio impoverito. Lo avrebbe rivelato un maresciallo in pensione, ex addetto all’armeria del X legione della Guardia di finanza. Carofiglio, questo il suo nome, sarebbe stato testimone occupare della presenza di oltre 20 casse di tali munizioni. “Chiediamo l’immediato intervento delle autorità giudiziare competenti e lo ribadiremo al presidente Scanu: è più che mai importante agire subito, affinchè eventuali prove, anche documentali, che persistano nei depositi di Pozzuoli e presumibilmente di La Spezia non vengano inquinate e si possa ulteriormente acquisire quante più notizie ed informazioni su quanto dichiarato dal maresciallo Carofiglio.

Se tutto ciò che egli afferma troverà ulteriori riscontri, sarà necessario riportare indietro di 20 anni anche le eventuali responsabilità politiche e militari di tutti quegli esponenti che hanno sempre negato la presenza di tali munizionamenti in Italia” hanno detto i parlamentari pentastellati, aggiungendo che si tratta anche di capire “e la Breda, azienda italiana, ha prodotto tali proiettili, dove sono stati eventualmente prodotti, con quale destinazione. Soprattutto: come faceva ad avere uranio impoverito, ricavato dallo scarto di centrali nucleari?”.

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