Fratelli della Carità/ L’ala belga disobbedisce al Papa: “via libera all’eutanasia nei nostri ospedali”

- Niccolò Magnani

Eutanasia e Chiesa: Fratelli della Carità, l’ala belga tradisce Papa Francesco e conferma, “via libera all’eutanasia nei nostri ospedali”. Frattura grave nello stesso Ordine

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Il caso dei Fratelli della Carità – organizzazione religiosa, composta da fratelli (non sacerdoti) nata in Belgio alla fine del XIX secolo – scuote ancora la Chiesa belga dopo le avvisaglie in estate con l’intervento diretto addirittura di Papa Francesco. Come avevamo spiegato in questo speciale focus, nei vari ospedali in gestione ancora al board di laici e consacrati dell’Ordine si è iniziato ad includere la possibilità dell’eutanasia nelle linee guida ufficiali, scatenando la polemica fortissima nella Chiesa e nello stesso vertice dell’Ordine che rifiuta con forza il via libera a pratiche eutanasiche nelle proprie strutture. I Fratelli della Carità fin dalla loro fondazione si occupa di curare le persone in modo professionale, e ha la gestione di vari ospedali nel mondo, con una specializzazione nella cura di malati psichiatrici: l’appello al Vaticano in luglio aveva scatenato la risposta del Papa che intimava di risolvere la questione entro agosto, ovvero di non praticare più l’eutanasia pena provvedimenti canonici del caso fino alla scomunica totale. Il periodo di “ultimatum è finito” ma se da un lato la Congregazione generale ha ribadito il suo forte legame con la Chiesa e il rispetto della vita sopra ogni cosa, l’ala belga dell’ordine ha disobbedito molto gravemente arrivando a produrre un comunicato in cui si ribadisce la «volontà di permettere l’eutanasia all’interno degli ospedali belgi che gestiscono e che sono proprietà della Congregazione».

GRAVE FRATTURA NELL’ORDINE DEI FRATELLI DELLA CARITÀ

«L’Organizzazione dei Fratelli della Carità continua a sostenere la sua visione sull’eutanasia per la sofferenza mentale in una situazione non terminale»: con queste parole il lungo comunità dell’organizzazione belga si fatto si ribella sia dall’ordine stesso che dal minuto di Papa Francesco. Una grave spaccatura tra i Fratelli della Carità che qualche giorno fa sembrava sanata dalla comunione di intenti del Vaticano e del superiore generale della congregazione, René Stockman, che da mesi lamenta la deriva laicista e secolarizzata dell’ala belga dell’Ordine. In una recente nota lo stesso superiore aveva scritto, «permettere l’eutanasia va contro i princìpi della chiesa cattolica. Questa –  osservava Stockman –  è la prima volta che un’organizzazione cristiana afferma che l’eutanasia è una pratica medica ordinaria che cade sotto la libertà terapeutica del medico, e questo è sleale, scandaloso e inaccettabile». Stockman ha denunciato pressioni dalla società civile a guida del board ospedaliero – tra di loro anche l’ex premier belga Van Rompuy – per aprire all’eutanasia, con la Chiesa belga che però non ha ritenuto di far sua la battaglia intervenendo pochissimo e in maniera “silenziosa” sulla vicenda.

«Il vescovo di Anversa mons. Bonny già al Sinodo aveva proposto di superare l’Humanae Vitae di Paolo VI e dopo aveva ipotizzato  la creazione di un rito alternativo per la benedizione delle coppie omosessuali in chiesa», spiega il Superiore Generale dell’Ordine alla rivista Crux. I Fratelli della Carità in Belgio osservano che le nuove linee guida non sono in contrasto con la dottrina della Chiesa, «bisogna tener presenti i cambiamenti e le evoluzioni della società. Praticare l’eutanasia su malati psichiatrici è un qualcosa che rientra nella cornice del pensiero cristiano», scrive il board belga nel comunicato diffuso. E i prossimi passi, dopo questa netta e grave frattura all’interno dello stesso Ordine, vengono ben delineari all’Aci Stampa dallo stesso Superiore Generale: «Il prossimo passo è un incontro fissato in Vaticano per la settimana del 25 settembre. Faremo i nostri passi in accordo con la visione del Vaticano dopo questo incontro. Se non ci saranno cambiamenti siamo pronti a lasciare il controllo dell’ospedale, l’eutanasia è incompatibile con l’ospedale cattolico», afferma ancora René Stockman.

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