Luigi Celeste/ Ho ucciso mio padre per salvare la mia famiglia dalla sua violenza (La Vita in Diretta)

- Silvana Palazzo

Luigi Celeste a La Vita in Diretta: “Ho ucciso mio padre per salvare la mia famiglia dalla sua violenza”. In carcere però è rinato: ora è esperto informatico e lavora in una multinazionale

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Luigi Celeste a La Vita in Diretta

Per salvare sua madre dalla violenza del padre lo ha ucciso: questa è la storia di Luigi Celeste, che ha voluto raccontare la sua rinascita a La Vita in Diretta. «In carcere ho voluto riprendere in mano la mia vita», ha spiegato l’uomo che quando aveva 23 anni ha freddato il padre. Gli scaricò addosso il caricatore di una Beretta calibro 7,65 per difendere sé, suo fratello e soprattutto sua madre dalle botte del padre e dalla paura. Sono passati più di vent’anni da quel terribile giorno, ma conserva purtroppo un ricordo ancor più lontano, di quando aveva cinque anni: sua madre bloccata sul letto mentre grida e suo padre, sopra di lei, che la massacra di botte. Una storia di paura e violenze che Luigi Celeste ha deciso di raccontare anche in un romanzo, Non sarà sempre così. Poco più di un anno fa è uscito dal carcere, dove ha trascorso nove anni per scontare la sua pena. Ora è diventato un esperto informatico e lavora per una multinazionale.

UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA

La situazione in casa era diventata invivibile: Luigi Celeste pensava che tutto sarebbe andato per il meglio quando suo padre andò in carcere, ma sua madre lo fece tornare a casa e così cominciò l’inferno. Infermo di mente al 75%, sosteneva che la donna avesse un rapporto incestuoso con suo figlio. Per sentirsi tranquillo, Luigi comprò una pistola: la teneva dentro l’armadio. Quando il padre minacciò tutti di morte, non ci vide più: «Ho scelto di reagire alle sue minacce scongiurando una tragedia che poteva essere ancora più grossa», ha raccontato tempo fa in un’intervista a Vanity Fair. Non si è mai pentito di aver ammazzato il padre, anche se è consapevole che uccidere non sia la soluzione. «Oggi guadagno sicuramente di più di quanto guadagnavo facendo l’operaio, se fossi in quella situazione potrei prendere i passaporti e andare lontano con la mia famiglia. Anche se mi sembra assurdo che uno se ne debba andare cambiando paese con tutta la famiglia perché lo Stato non risulta essere in grado porre rimedio in maniera concreta e definitiva a una situazione familiare così allarmante». 



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