TEOLOGI CORREGGONO BENEDETTO XVI/ “Correctio filialis” anche per Ratzinger: “è come Francesco, fede ambigua”

Teologi attaccano e “correggono” Papa Benedetto XVI: una nuova “correctio filialis” anche per Ratzinger, “è come Francesco, fede ambigua e responsabile della deriva della Chiesa”

02.01.2018 - Niccolò Magnani
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Joseph Ratzinger (LaPresse)

Che due teologi-professori parlino di un Ratzinger dalla fede e teologia ambigua ci fa capire come oggi, nel 2018, nulla sia davvero più da considerare “scontato” e “compreso”. Attaccare il Pontefice che più di tutti espresse ed esprime il forte valore teologico, razionale e dogmatico della religione Cattolica, dandogli dell’”ambiguo” e “modernista” sembra un controsenso (e lo è, ndr), eppure c’è qualcuno che lo ritiene possibile e ne ha scritto addirittura un libro che sta facendo scalpore in questi giorni. “Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo”, è il titolo dell’opera di Enrico Maria Radaelli, teologo tra i fondatori di Accademia Aurea Domus (che si pone come progetto quello di attualizzare la Tradizione cattolica nell’ambito del magistero della Chiesa) che attacca duramente Papa Benedetto XVI per la sua teologia considerata “pericolosa e ambigua, proprio come Francesco”. Ad avallare con la sua prefazione il libro di Radaelli è Antonio Livi, già docente alla Pontificia Università Lateranense, firmatario del documento che accusa di eresia Papa Francesco: nella sua prefazione il teologo scrive come «sia indispensabile oggi, nell’attuale congiuntura teologico-pastorale, tener conto di quanto ha esaurientemente dimostrato Enrico Maria Radaelli nel suo ultimo lavoro, ossia che l’egemonia (prima di fatto e poi di diritto) della teologia progressista nelle strutture di magistero e di governo della Chiesa cattolica si deve anche e forse soprattutto agli insegnamenti di Joseph Ratzinger professore, che mai sono stati negati e nemmeno superati da Joseph Ratzinger vescovo, cardinale e papa».

LE ACCUSE AL PAPA EMERITO

Vatican Insider ha scritto un lungo articolo in cui “presenta” l’intero campionario di accuse date da Radaelli e Livi contro il Papa Emerito sulla scia di dimostrare che la deriva di oggi che affligge la Chiesa sia opera non solo di Papa Bergoglio ma anche di chi lo ha immediatamente preceduto, e non solo. È il Concilio Vaticano II ad esser messo sotto processo, compiendo una non pregevole opera di “liquida assimilazione” (in un unico calderone) dei Papati e magisteri che hanno segnato e segnano gli ultimi due secoli: Radaelli critica pesantemente il pensiero teologico di Joseph Ratzinger e la sua opera fondamentale “Introduzione al cristianesimo” , sentite come. «Il volume si propone di convincere l’antico professore, poi Papa, ora però di nuovo cardinale, a ripudiare pubblicamente, al più presto e in toto tutti i concetti impropri della sua “Introduzione al cristianesimo” che ne infettano le pagine, prima che, per lui s’intende, sia troppo tardi». Non solo, Radaelli vuole dimostrare al più largo numero di lettori raggiungibili, «essere false e fuorvianti una per una e tutt’insieme le dottrine insegnate, così da contribuire a far ritornare la Chiesa alla solidità della sua fede di sempre».

Ma queste “falsità” che Benedetto XVI avrebbe “attentato” alla teologia della Chiesa, quali sono nello specifico? Eccole, come scritte esattamente dai teologi che operano una sorta di nuova “correctio filialis”, questa volta contro Ratzinger: «teologia di stampa immanentistico, nella quale tutti i termini tradizionali del dogma cattolico restano linguisticamente inalterati ma la loro comprensione è cambiata: messi da parte, perché ritenuti oggi incomprensibili, gli schemi concettuali propri della Scrittura, dei Padri e del Magistero… i dogmi della fede sono re-interpretati con gli schemi concettuali propri del soggettivismo moderno». Non solo, il Papa è attaccato perché avrebbe applicato uno schema pseudo kantiano sull’impossibilità di una conoscenza metafisica di Dio, «il che comporta la negazione delle premesse razionali della fede e la sostituzione delle “ragioni per credere”… con la sola “volontà di credere”, che fu teorizzata dalla filosofia della religione di stampo pragmatistico».

“RATZINGER PROGRESSISTA COME MARTINI E FRANCESCO”

«Ratzinger ha sempre sostenuto, anche nei discorsi più recenti, che l’atto di fede del cristiano ha come suo specifico oggetto, non i misteri rivelati da Cristo ma la persona stessa di Cristo, conosciuto nella Scrittura e nella liturgia della Chiesa. Ma è una conoscenza incerta e contraddittoria, troppo debole per resistere alla critica del pensiero contemporaneo. Sicché la teologia di oggi, secondo Ratzinger, non riesce a parlare della fede se non in termini ambigui e contraddittori», spiega nella sua prefazione al libro anti-Ratzinger, il teologo Livi. Insomma, nel giro di qualche pagina, il Papa Emerito viene tacciato di essere modernista, dalla fede ambigua, con derive eretiche che fanno tutte capo al Concilio Vaticano II: «la teologia neomodernista condiziona tutti i Papi di questo periodo, chi per un verso chi per un altro», spiega Livi nella sua prefazione. Radaelli mette sullo stesso piatto teologico Ratzinger, Carlo Maria Martini e Jorge Bergoglio: una Chiesa liquida che viene da una società liquida, attacca il teologo, spiegando come «La società liquida nasce da una Chiesa liquida, cioè pastorale, cioè ipodogmatica, nata da un Concilio liquido, cioè “pastorale”, cioè ipodogmatico». Insomma, non ci eravamo mai accorti, ma Papa Ratzinger è una delle figure di spicco della teologica progressista e come lui anche Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar (si trova tutto scritto nel libro): parola di Radaelli, per fortuna, non parola di fede…

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