Tassista abusivo arrestato per stupro/ Milano, violenza sessuale su due donne: “potrebbe essere un seriale”

- Silvana Palazzo

Milano, tassista abusivo arrestato per stupro: violenza sessuale su due donne, 30enne di origine albanese in manette. Per gli inquirenti potrebbe essere un seriale. Le ultime notizie

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Milano, tassista abusivo arrestato per stupro

Approfittava della loro stanchezza e dell’uso dell’alcol per violentarle in macchina, in strade deserte al mattino. A stuprarle un tassista abusivo di 30 anni che è stato arrestato giovedì dalla polizia. Due le ragazze colpite, entrambe maggiorenni: straniera quella dell’ultimo caso. Il tassista, un cittadino di origine albanese che vive regolarmente in Italia da molti anni e che lavora nella pizzeria di famiglia a Milano, è stato incastrato da un cuore rosso appeso nel taxi, un particolare emerso nei vaghi ricordi delle ragazze e risultato decisivo per la sua individuazione. Ma per le indagini è stato importante anche un video fornito da una delle vittime, che lo ha casualmente inquadrato mentre si faceva riaccompagnare a casa con degli amici, scesi però prima di lei. Per il 30enne un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I due episodi risalgono al 24 luglio 2016 e all’11 novembre 2017. Il modus operandi è lo stesso: avvicinava le vittime a bordo della sua Punto, fuori dalla discoteca Old Fashion, e le violentava tra le 4 e le 5 del mattino. Una quindicina di auto segnalate come taxi abusivi notturni sono stati isolati, poi il cerchio si è chiuso con il riconoscimento fotografico e quindi è stato possibile risalire al 30enne. 

TASSISTA ARRESTATO PER VIOLENZA SESSUALE: È UN SERIALE?

La prova schiacciante per inchiodare il 30enne di origine albanese è stato il Dna: sui corpi di entrambe le ragazze vittime di violenza sessuale sono state individuate sue tracce, confermate poi dai risultati delle analisi. Gli investigatori della squadra mobile di Milano ritengono che si tratti di uno “stupratore seriale”, per questo chiedono che chi sospetti di lui denunci l’eventuale accaduto. Il primo caso era stato archiviato, ma – come riportato dal Corriere della Sera – la gip Campanile ha permesso la riapertura delle indagini. «È importante che donne vengano a conoscenza di quello che è successo ad altre donne, perché la conoscenza rappresenta la vera medicina per evitare altri episodi e perché le vittime denuncino», ha dichiarato il procuratore aggiunto Maria Letizia Mannella in conferenza stampa. La violenza è stata confermata dal centro Svs della Mangiagalli, poi con il confronto del Dna è stato possibile individuare inequivocabilmente il 30enne. Quest’ultimo avrebbe piccoli precedenti, ma nulla di attinente alla violenza sessuale. 



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