Donna fatta a pezzi/ Verona, fermato convivente e nipote: speravano che i cinghiali facessero sparire tracce

- Silvana Palazzo

Verona, donna fatta a pezzi: fermato convivente e nipote. Avrebbero disperso il cadavere perché speravano che i cinghiali facessero sparire tracce. Le ultime notizie

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Dramma a Lido di Venezia, 25enne impiccato nel Parco (LaPresse)

Due uomini sono stati fermati con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi Khadija Bencheikh, la 46enne marocchina il cui corpo è stato trovato il 30 dicembre in un uliveto a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona. Si tratta del convivente della vittima, un albanese di 51 anni, e il nipote di questi, suo connazionale. Agim Ajdinaj, che conviveva con la donna, e Lisand Ruzhdija, uno studente, sono accusati di omicidio volontario con occultamento di cadavere. Il convivente di Khadija Bencheikh l’avrebbe uccisa e fatta a pezzi, probabilmente con una sega, mentre – come riportato da La Stampa – il nipote avrebbe partecipato alla distruzione del cadavere e di averlo poi trasportato nelle campagne. La svolta è stata registrata nella tarda serata di ieri. Stando a quanto dichiarato dagli investigatori, l’omicidio è stato commesso altrove. Solo nel primo pomeriggio del 30 dicembre i responsabili si sono disfatti del corpo dopo averlo sezionato con una sega a motore.

DUE FERMI PER L’OMICIDIO DELLA DONNA FATTA A PEZZI 

Il corpo di Khadija Bencheikh, incensurata con regolare lavoro da badante e residente in Italia da oltre vent’anni, era stato notato in una zona di aperta campagna da un passante. Era stato smembrato e diviso in dieci sacchi diversi: la speranza dei due presunti assassini è che i resti venissero divorato dagli animali così da far sparire per sempre le tracce. Quella zona era stata infatti scelta per la presenza di cinghiali e altri animali selvatici. Qualcosa però è andato storto e già il 31 dicembre aveva permesso agli inquirenti di identificare la donna uccisa. L’autopsia – come riportato da La Stampa – aveva rilevato che la badante sarebbe stata colpita diverse volte alla testa con un oggetto contundente. Ad un certo punto si era persino pensato a un rituale macabro, perché il cadavere era stato distribuito nel terreno, sparso in una sorta di semicerchio. Le indagini degli inquirenti comunque sono andate subito nella direzione giusta, visto che la vittima non frequentava ambienti pericolosi. Il compagno della donna è stato sentito a lungo. 



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