Mattia Mingarelli, fratture alla testa: caduta o è stato colpito?/ Titolare rifugio: “Io non c’entro nulla”

Mattia Mingarelli, fratture alla testa: caduta o è stato colpito? Il titolare del rifugio si difende: “Io non c’entro nulla”

28.12.2018 - Silvana Palazzo
Mattia Mingarelli
Mattia Mingarelli (Instagram)

Il cadavere di Mattia Mingarelli, il 30enne di Albavilla (Como) ritrovato la vigilia di Natale 200 metri a monte in un bosco da alcuni sciatori, “non ha parlato” del tutto con l’autopsia. Sono emerse due fratture importanti alla testa, orbitale e occipitale, che potrebbero essere compatibili con una caduta al suolo, ma anche con colpi ricevuti alla nuca da un corpo contundente, come riportato da Il Giorno. C’è dunque attesa per fare piena luce sulla morte del giovane rappresentante di commercio a Valmalenco. Si attendono i risultati dei prelievi del Dna per capire se c’è stata un’eventuale colluttazione, oltre che i risultati tossicologici. Sono diversi gli aspetti ancora da chiarire e la Procura non scarta neppure le ipotesi di reati minori come l’omissione di soccorso o l’occultamento di cadavere. E ieri sono arrivati al rifugio Barchi, dopo gli specialisti del Sis di Milano, anche i Ris di Parma che hanno prelevato il pc del proprietario del rifugio, un cellulare e altri supporti telematici.

MATTIA MINGARELLI, È CADUTO O È STATO COLPITO?

Nella mattinata di ieri ha parlato proprio Giorgio Del Zoppo, il titolare del rifugio in questione. Lo ha fatto prima della visita dei Ris. «Mi spiace per quanto successo, ma io a Mattia, che avevo incontrato la prima volta due anni fa e poi il giorno della scomparsa, non ho fatto nulla di male», ha dichiarato a Il Giorno il 49enne. Poi ammette di non essere «uno stinco di santo» ma «da qui a pensare anche solo per un momento che possa avergli fatto del male ce ne passa». Del Zoppo ha dichiarato di aver aperto la porta a Mattia Mingarelli, anche se era chiuso perché stava eseguendo dei lavori, e di aver bevuto con il 30enne due calici di vino. «Io ho la coscienza tranquillissima. Troppi guardano i telefilm di Csi e hanno costruito castelli di fantasie su di me», ha proseguito. Infine, ha spiegato che idea si è fatto sulla morte del giovane: «Per me è stato vittima di un incidente. Non ricordo se quel giorno avesse scarpe adatta alla montagna». Quando gli è stato chiesto se abbia cercato il ragazzo ha risposto: «Ho dato un’occhiata nel bosco, ma qui vicino e senza trovarlo neppure io. Anche i soccorritori non avranno guardato in quel punto. Ho creduto che se ne fosse andato. Invece è stato vittima di una disgrazia».



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