Donne incinte costrette alle dimissioni/ Minacce e mobbing, come avviene (Le Iene)

- Emanuela Longo

Costrette alle dimissioni perché incinte: il servizio de Le Iene destinato a far arrabbiare il pubblico femminile e non solo. Soprusi e minacce sul posto di lavoro.

leieneshow_logo_facebook_2017
Le Iene

Tra gli altri servizi che saranno trasmessi nella prima serata di oggi, nel corso della nuova puntata de Le Iene, ce ne sarà uno destinato a fare molto discutere, soprattutto il pubblico femminile. Sarà infatti trattato un argomento molto delicato ma che al tempo stesso compisce sempre più donne lavoratrici le quali intendono al tempo stesso godere della gioia della maternità senza necessariamente rinunciare alla professione. Non sempre però i due aspetti sono destinati a convivere serenamente e non certo per volere delle stesse lavoratrici, sempre più spesso costrette dai propri datori di lavoro a presentare le dimissioni nel caso in cui dovessero paventare il desiderio di volere un figlio o, ancor peggio, se già incinte. Ad annunciare la messa in onda del delicato reportage è stata la iena e conduttrice Nadia Toffa nel corso di una diretta Facebook alla vigilia della nuova puntata, manifestando grande arrabbiatura in merito al tema che sarà affrontato. Non è stata lei a realizzare il servizio in questione ma comunque un’altra donna che fa parte de Le Iene, poiché l’argomento andrà a toccare particolarmente proprio il pubblico femminile. “E’ un servizio a cui tengo molto della nostra collega, che parla di soprusi, di donne che sul posto di lavoro vengono minacciate di essere licenziate perché incinte”, ha anticipato Nadia Toffa. “Questo è gravissimo”, le ha fatto eco Andrea Agresti, lasciando intendere che sarà un reportage che farà molto arrabbiare.

IL MOBBING PER MATERNITÀ IN ITALIA: I NUMERI

Il mobbing per maternità è uno dei fenomeni che negli ultimi anni si è diffuso sempre più e che vede sempre più donne costrette a smettere di lavorare in gravidanza poiché vittime di soprusi indicibili proprio sul posto di lavoro. Siamo nell’ordine delle vessazioni, delle ingiustizie ordinarie e delle discriminazioni che spesso si manifestano in modo subdolo ma tremendo. Succede non solo a coloro che restano incinte ma anche alle lavoratrici che sono da poco diventate madri e che, secondo un’inchiesta condotta due anni fa da L’Espresso, colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno. Un numero che, ad oggi, sarà certamente e tristemente aumentato. C’è quindi chi è costretta a nascondere la pancia che cresce, indossando anche negli ultimi mesi di gravidanza un corpetto e chi decide di rivelare subito la gravidanza, subendo così minacce o soprusi di vario genere. Il più banale? Quello di non voler mettere la lavoratrice nella condizione di poter svolgere in totale sicurezza, per lei e per il bambino che porta in grembo, il suo lavoro. L’Italia non è certamente un Paese per mamme e lo conferma proprio l’atteggiamento spudorato di tanti datori di lavoro che ogni anno scelgono come bersaglio lavoratrici che desiderano diventare madri e lavorare al tempo stesso. Sono così cresciute, nel tempo, le segnalazioni di donne a sindacati ed associazioni di categoria che ogni giorno vengono sommersi da storie inquietanti di lavoratrici vittime di mobbing al rientro dalla maternità se non addirittura a gravidanza ancora in corso, con un aumento considerevole negli ultimi cinque anni di oltre il 30%.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori