MAESTRA LESBICA SPOSA LA FIDANZATA/ La scuola cattolica la licenzia: “non segue l’insegnamento della Chiesa”

Maestra lesbica sposa la fidanzata: scandalo negli Usa a Miami, la scuola cattolica la licenzia in tronco. “Non segue l’insegnamento della Chiesa”: le motivazioni e il dibattito

18.02.2018 - Niccolò Magnani
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“Politico pro life omofobo, diamogli una lezione” (LaPresse)

Purtroppo dall’Italia è complesso provare a fare piena chiarezza su quanto successo alla Saint Peter & Paul Catholic School di Miami, dove una maestra della scuola primaria cattolica è stata pare licenziata in tronco dopo essersi sposata con la sua fidanzata lesbica con la quale conviveva da due anni. La notizia data in Italia dal Corriere della Sera circola in realtà da qualche giorno nei principali media Usa dove l’eco è stata enorme anche se non soprattutto per il tentativo (riuscito) di fare breccia nell’opinione pubblica contro i “conservatori” identificati nella linea di Trump su matrimoni omosessuali e libertà di scelta per le scuole americane. La storia è semplice: una insegnante di nome Jocelyn Morffi da anni era una delle docenti più apprezzate nella scuola privata di Miami ma dopo il matrimonio con la propria fidanzata lesbica le è stato notificato il licenziamento praticamente immediata. «Questo weekend ho sposato l’amore della mia vita e per questo sono stata licenziata. Ai loro occhi non sono il tipo giusto di cattolica», ha scritto la stessa insegnante su Instagram. Subito le polemiche dei genitori sono arrivate contro la Scuola per la propria scelta – in realtà le vere motivazioni ancora non sono state rese pubbliche, ndr – con non poche famiglie che si lamentano: «I nostri figli sono confusi, pensano che sposarsi sia una cosa brutta, che ti fa perdere il lavoro».

LA REAZIONE DELLA CHIESA DI MIAMI

La scelta è stata dichiarata irrevocabile dalla struttura tanto che un’altra madre ha lamentato con Politico.com «Eravamo decisamente arrabbiati: l’hanno trattata come una criminale e non le hanno nemmeno permesso di portare via le sue cose dalla classe»; non solo, la stessa Cintia Tini (il nome di una delle mamme dei bimbi alunni di Morffi) rivela come «Non sapevamo che l’insegnante fosse omosessuale, e del resto questo non ci interessa affatto. L’unica cosa che ci interessa è come si comportava con i nostri figli, il modo in cui insegnava, e quello che possiamo dire è che era una delle migliori insegnanti in giro…». Secondo quanto ricorda la rivista Politico – assai schierata più volte in passato a favore della più totale “libertà LGBT” – sarebbe stata la stessa Chiesa Cattolica di Miami a richiedere l’esenzione e ordinanza; «l’arcivescovo Thomas Wenski ha paragonato la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso alla Corte Suprema nel 2015 alla decisione di Dred Scott». Ora, le dinamiche e le disfide tra la Chiesa locale e i movimenti Pro-LGBT e conto ogni discriminazione di genere non sono per nulla risolvibili in questo articolo e neanche in questa pur strana storia americana. Quel che è certo è a prescindere dalle reali motivazioni di base, la Scuola e la Diocesi hanno gestito assai male l’intera vicenda facendo passare la Chiesa come ente oscurantista invece che provare a spiegare quello che la stessa portavoce della Diocesi aveva provato a raccontare a Politico. «Non posso essere io a discutere della specificità di Morffi, ma ricordo che tutti i dipendenti devono firmare un contratto che si impegna a seguire la politica della chiesa, che include il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso», spiega Mary Ross Agosta, che poi precisa. «Questa è una scuola cattolica. I genitori mandano i loro figli in una scuola cattolica a causa dell’insegnamento della chiesa, della disciplina e della spiritualità. Questo è stato un insegnante benvoluto per sette anni. Ma quando un contratto è rotto, lascia il datore di lavoro senza altra scelta», conclude la Agosta. Se l’intera vicenda fosse stata gestita fin dall’inizio in questi termini, forse, si sarebbe evitato il licenziamento in tronco e la bufera mediatica e non dietro la “cacciata” di una delle migliori insegnanti di quell’istituto che fino a quel momento, nonostante il suo orientamento sessuale, l’aveva stipendiata e non discriminata.



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