Roma, “frigo-valley” su Aniene/ Cimitero di elettrodomestici abbandonati: “colpa delle aziende di smaltimento”

- Niccolò Magnani

Roma, cimitero di frigoriferi sul fiume Aniene a Tivoli: la frigo-valley spaventa per danni ambientali e possibili incendi. “Colpa delle aziende di smaltimento e delle grandi catene”

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«Non avevo mai visto tanti rifiuti pesanti e frigoriferi abbandonati per strada, mi sembra strano…»: era la fine del 2016 e la sindaca di Roma Virginia Raggi passò alla storia con il famoso “complotto dei frigoriferi”, come se ci fosse qualcuno che mettesse di proposito gli elettrodomestici per strada per far sfigurare il Comune retto dai grillini. Ora, noi ai complotti “pluto-massonici-etc-etc” non crediamo mai, tantomeno di frigoriferi, ma di certo qualcosa che non funziona nello smaltimento di tali rifiuti esiste eccome nella Capitale, a prescindere dal sindaco Raggi: prendete l’Aniene, la vallata alle porte di Roma dove il fiume viene letteralmente “attraversato” da un cimitero ignobile di frigoriferi e grandi elettrodomestici abbandonati a pochi metri dalla bretella della A1 di fatto all’interno del comune di Tivoli e Bagno di Tivoli. A denunciarlo è questa mattina il Fatto Quotidiano che mostra le immagini poco dignitose della “frigo-valley” a pochi passi dall’area tiburtina appena alle porte di Roma. Effetti delle esondazioni del Tevere? Certo, ma anche volontà di non voler togliere alcunché e lasciare l’area come se fosse una immensa discarica a cielo aperto completamente illegale: secondo il reportage de Il Fatto, «Entrando nel cuore dell’area dove decenni fa la Stacchini realizzava le sue celebri polveri da sparo, l’odore è acre e somiglia quasi a quello del gas metano. Gli elettrodomestici, come detto, sono rivestiti soltanto di un polistirene giallastro, sparso ovunque fra cespugli, calcinacci e carcasse di animali morti».

COLPE E RESPONSABILITÀ

Viene spontaneo chiedersi cosa o chi abbia potuto creare una “bomba ecologica” come quella che si osserva ad occhi nudi sull’Aniene: secondo il sindaco di Tivoli, intervistato da il Fatto le colpe sono abbastanza “chiare”. «Recentemente abbiamo pizzicato sul fatto ditte anche importanti. Da quando abbiamo recintato l’area, chiudendo le vie di accesso almeno ai veicoli, gli scarichi sono decisamente diminuiti», spiega Giuseppe Proietti, denunciando così anche le grandi ditte di smaltimento oltre che le stesse catene di elettrodomestici. «Abbiamo motivo di credere che alcune aziende di smaltimento, che lavorano per le grandi catene di elettrodomestici della zona, per anni abbiano volutamente scambiato questo posto per una discarica», avanza ancora il primo cittadino di Tivoli. I rischi sono altissimi, ambientali, ma anche di possibili incendi dal momento che si avvicina la stagione calda che già lo scorso anno provocò danni irreparabili in centro Italia. «Un incendio in quella zona potrebbe portare a un disastro simile a quello dell’EcoX di Pomezia», spiega il presidente dell’associazione Case Rosse, Paolo Cartasso. Una sorta di Terra dei Fuochi a RomaEst, attacca ancora il sindaco tiburtino che teme la possibilità reale che «il materiale contenuto nei frigo possa essersi riversato nel terreno. […] per questo motivo che la società che sta trattando l’acquisto dei 63 ettari si è impegnata ad effettuare a breve un’indagine propedeutica alla bonifica, per conoscere la natura dei rifiuti». Insomma, magari prima di pensare ad un frigo-complotto varrebbe la pena iniziare a muovere qualcosa a livello politico per provare ad affrontare una situazione al momento apparentemente incontrollabile..



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