Seu, ricoverata bimba di 2 anni a Bari: è il quarto caso/ “Non è in pericolo di vita”: scattano i controlli

Seu, ricoverata bimba di 2 anni a Bari: è il quarto caso. Ultime notizie, i medici sottolineano che non è in pericolo di vita, scattano i controlli sugli allevamenti

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Immagine di repertorio (Pixabay)

Seu, ricoverata bimba di 2 anni a Bari: è il quarto caso. Negli ultimi tempi è tornata la paura per la Sindrome emolitico uremica, che la scorsa settimana ha portato alla morte una bimba di Lucera di appena tredici mesi. Come sottolineato dai colleghi de La Gazzetta del Mezzogiorno, la piccola è ricoverata all’Ospedale Giovanni XXIII da sabato 16 giugno 2018: trasferita all’ospedale pediatrico, prima in malattie infettive e poi nel reparto di Nefrologia, la bambina non è in pericolo di vita. La situazione infatti non è grave come quella di sette giorni fa, ma è già scattato il piano di controlli sulla filiera alimentare e sull’ambiente per evitare che si crei un focolaio, in particolare in un periodo turistico che entra nel vivo. Solo in Puglia nel 2017 sono stati registrati otto casi di Seu.

BARI, NUOVO CASO DI SEU

La Seu è una complicanza di una infezione intestinale batterica, trasmessa perlopiù per via alimentare e per contatto con animali infatti o ambiente contaminato. Nella maggior parte dei casi è dovuta al latte non pastorizzato e derivati, agli insaccati artigianali e alle verdure irrigate con acqua contaminata. La Regione Puglia ha messo a punto un protocollo che prevede l’effettuazione di analisi sui campioni per verificare l’eventuale presenza di Vtec, ovvero la verocitotossina prodotta dall’Escherichia Coli. Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il dottor Giordano ha spiegato che “quando l’infezione da Vtec è rilevata tempestivamente, il trattamento di iperidratazione è in grado di ridurre sensibilmente il rischio di contrarre la Seu”. In programma un nuovo protocollo, previsto il coinvolgimento attivo dei reparti di Pediatria e dei pediatri di libera scelta. “I genitori devono rivolgersi al pediatra o al pronto soccorso quando rilevano la presenza di sangue nelle feci. E devono prestare particolare attenzione alle normali misure igieniche e ai cibi consumati dai bimbi piccoli, perché anche piccole cariche batteriche possono causare l’infezione”, l’analisi della responsabile del laboratorio di Epidemiologia molecolare del Policlino Maria Chironna.



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