Pedofilia, arcivescovo Philip Wilson condannato a un anno/ Ultime notizie: nascose abusi sessuali di un prete

- Paolo Vites

L’arcivescovo di Adelaide in Australia è stato condannato a un anno di arresti domiciliari per aver coperto le azioni di un sacerdote pedofilio, ecco di cosa si tratta

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Ragazza violentata (foto: Pixabay)

Non era mai successo prima che un arcivescovo fosse condannato per questo tipo di reato, aver coperto un prete pedofilo. L’arcivescovo di Adelaide in Australia, Philip Wilson, 64 anni, è stato condannato a dodici mesi di carcere dopo che lo scorso maggio il tribunale di Newcastle, poco distante da Sydney, lo aveva giudicato colpevole di aver tenuto segreti abusi e violenze sessuali su 4 minori compiute dal sacerdote James Fletcher negli anni 70. In Australia come si sa si è scatenata una vera caccia ai sacerdoti pedofili e anche a chi li ha protetti nel corso dei decenni, imputato  anche il cardinale Pell, capo della Chiesa australiana. Secondo le accuse, sarebbero quasi duemila i preti coinvolti in atti di pedofilia, tanto che il governo australiano vuole abolire per legge il segreto della confessione, chiedendo ai sacerdoti di denunciare chi si pente di tali atti.

PEDOFILIA, ARCIVESCOVO PHILIP WILSON CONDANNATO A UN ANNO

Nel caso in questione l’arcivescovo Wilson sconterà la condanna agli arresti domiciliari, non potendo esercitare. Secondo la legge australiana, Wilson potrà chiedere la libertà condizionale dopo sei mesi. Il sacerdote invece che abusò dei minori quando insieme a Wilson operava nella diocesi di Maitland, è morto in prigione nel 2006, dopo essere stato condannato a otto anni per aver abusato di un chierichetto tra il 1989 e il 1991. In un comunicato la Chiesa australiana sottolinea l’importanza delle indagini su casi di pedofilia commessi da appartenenti al clero e il coraggio delle testimonianze delle vittime: “la Chiesa australiana ha apportato sostanziali modifiche per garantire che l’abuso e l’insabbiamento non facciano più parte della vita cattolica e che i bambini siano al sicuro nelle nostre comunità. Continueremo a lavorare con tutti coloro che nella Chiesa e non solo stanno cercando di mettere in atto standard di salvaguardia forti e coerenti in tutta l’Australia, compreso il modo in cui rispondiamo alle accuse di abuso sessuale”.



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