CLOCHARD E GRANDE FREDDO/ Nessun “reddito” li salverà, solo l’accoglienza

A Roma negli ultimi giorni sono morti 4 senza fissa dimora e a Milano ci sono oltre 3mila senzatetto. Piani di accoglienza inefficaci se la politica non valorizza il volontariato

18.01.2019 - Aldo Brandirali
clochard per strada
(LaPresse)

A Milano e a Roma le recenti notti di gelo sono state drammatiche. Fra i tanti senza dimora che vediamo sotto i ponti e ovunque ci siano coperture per la pioggia, ci sono stati diversi morti di freddo.

Ora Croce Rossa e Caritas parlano di emergenza e della necessità di aumentare i posti letto disponibili per i senza dimora. Questo è giusto, ma occorre entrare nel merito dei vari aspetti di questo problema.

A Milano è in azione un piano di accoglienza complessivo che fa riferimento a 7.327 posti totali: 2.651 sono quelli dei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) convenzionati direttamente con la Prefettura, 920 quelli delle strutture Cas convenzionate con il Comune e finanziate dalla Prefettura, 422 i posti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), 690 quelli destinati ai minori stranieri non accompagnati (di cui 609 in comunità educative, 30 in affido familiare, 51 nei Cas comunali) e 2.644 i posti delle strutture per senza dimora convenzionate con il Comune o in gratuità sulla città. E’ quest’ultima cifra che riguarda i senza fissa dimora.

A Milano, da tanti anni, i senza dimora sono oltre 3mila. I posti letto per l’accoglienza erano negli anni scorsi circa 1.300, comprendendo quelli comunali e quelli delle varie associazioni. Ora il fenomeno è parecchio cresciuto e dunque dall’assessorato fanno sapere che ci sono 2.644 posti letto. Poi ci sono i volontari della notte, che si recano nelle zone dove si concentrano queste presenze, portando coperte, bevande calde e chiedendo di accettare un posto letto. Circa 600 si rifiutano di entrare nei centri di accoglienza, perché non vogliono perdere le loro cose e i posti riparati che si sono conquistati.

Ci sono i poveri buttati fuori dalle case, perché non pagavano l’affitto. Ci sono i clandestini immigrati, che sono in attesa di certificazione. E da alcuni anni sono di molto aumentati i divorziati, che hanno dovuto lasciare la casa al coniuge. Inoltre ci sono le persone con difficoltà psichiche, anche queste in aumento a causa della chiusura dei manicomi e della mancata presa in carico dei servizi. Infine, meritano una citazione anche i giovani che scappano di casa per diverse ragioni.

Si può, allora, parlare di emergenza? Certo, con le notti di gelo la cosa si fa più grave. Ma credo che sia più giusto parlare di società brutale, che lascia nell’abbandono quelli che non stanno dentro il sistema.

I numeri a Roma sono ancora più gravi e in tante città d’Italia non ci sono neppure i posti letto. Per questo tanti volontari cercano di sopperire in qualche modo. E dobbiamo ringraziarli per il grande lavoro che svolgono. Ma dobbiamo chiedere la riunificazione della società in un principio comunitario per cui tutti devono essere rimessi in condizione di vivere più dignitosamente.

Ci devono essere in ogni città dei servizi di presa in carico degli adulti in difficoltà. Tutti devono sapere che ci si può recare presso questi uffici. Poi ci devono essere accordi fra gli enti pubblici e le associazioni solidali per realizzare sistemi di presa in carico efficienti, che possano aiutare a rientrare in forme di vita adeguate. Il piano di coordinamento deve essere messo nelle condizioni di far fronte a tutta la domanda di aiuto.

Il reddito di cittadinanza come ipotesi del M5s è fuori dalla realtà, non raggiungerà mai le persone bisognose, per la semplice ragione che non c’è incontro fra individui in solitudine e servizi dello Stato. La società è individualista e respingente, solo un principio di comunità ristabilisce i rapporti umani e vince la solitudine. Bisogna riconoscere che vi sono moltissime persone socialmente impegnate, che costituiscono la rete comunitaria che può davvero risanare le ferite della società.

Ma questo presuppone il ritorno a una politica di servizio che riconosca i soggetti sociali operosi, ovvero la positività della nuova civiltà possibile.

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