MAFIA, COLPO ALLA NUOVA CUPOLA DI COSA NOSTRA/ Lirio Abbate “I nuovi pentiti non reggono l’arresto”

- Davide Giancristofaro Alberti

Mafia, blitz contro la nuova cupola: 7 arresti. Lirio Abbate commenta il comportamento dei “nuovi” pentiti e spiega le differenze rispetto al passato

Mafia, arrestato Leandro Greco
Leandro Greco (web)

La nuova Cupola di Cosa Nostra, in seguito alle intenzione di collaborare con la giustizia da parte di due pentiti, inizia a vacillare. “Questi nuovo mafiosi non reggono l’arresto”, ha commentato oggi Lirio Abbate in collegamento con Uno Mattina parlando del caso che ieri ha popolato le pagine di cronaca. Per questo inizierebbero a “cantare”, ovvero a rivelare i segreti insiti nella mafia. Secondo il procuratore capo Lo Voi, parlando di questa Mafia 2.0 ha spiegato che questi pentiti rappresenterebbero il “fallimento del progetto della ricostituzione di Cosa nostra” dovuto “all’assenza di una prospettiva futura”. Una visione che secondo Abbate potrebbe essere in parte come spiega il procuratore ma che evidenzia come effettivamente non sia più la Cosa nostra di tanti anni fa quando c’erano dei mafiosi che non venivano meno ai codici di onore senza pentirsi. “Oggi invece appena ti arrestano la prospettiva migliore per loro è quella di collaborare con la giustizia ed avere dei benefici e non quella di continuare a stare nell’organizzazione”. A suo dire, dunque, non ci sarebbe alcuna prospettiva in Cosa nostra ma nemmeno una solida organizzazione con una sua cupola. Il tentativo di fare una commissione con la sua cupola, dopo la morte di Totò Riina, dunque, non ci sarebbe più. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

PM DE LUCA “GRECO IL PIÙ PERICOLOSO”

Una nuova importantissima operazione delle forze dell’ordine ha permesso di arrestare altri 7 affiliati alla mafia siciliana di Cosa Nostra, pronti a ricostruire la famosa Cupola capeggiata da Toto Riina. Sette persone finite in manette fra cui uno dei boss 2.0, il nipote del “Papa”, Del Greco Leandro detto “Michele”, come si chiamava appunto il nonno, uno dei più noti capimafia. Per il pubblico ministero di Palermo, Salvatore De Luca, si tratta del «Del Greco è il più pericoloso di tutti» tra gli arrestati di oggi. In occasione di apposita conferenza stampa indetta quest’oggi, il procuratore aggiunto del capoluogo siciliano ha spiegato: «Presumibilmente si conferma un asse palermocentrico che andava al di la del progetto del giovane Greco ed era quello di tagliare fuori i mandamenti di paesi che dovevano essere rappresentati da mandamenti di città. Serviva una commissione oligarchica e palermocentrica, agile e dominata da poche figure, al massimo due o tre». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MAFIA, 7 ARRESTI: PRESO ANCHE IL BOSS GRECO

Nuovo importante colpo delle forze dell’ordine ai danni della mafia e della nuova Cupola di Cosa Nostra. Nelle scorse ore sette persone sono finite in manette, fra cui boss di spicco come Michele Greco, detto Leandro, nipote del “Papa”, uno degli esponenti storici della mafia siciliana negli anni addietro. Con i fermi di oggi salgono a 54 le persone finite in manette con l’accusa di associazione mafiosa, scoperte mentre stavano cercando di ricostruire la commissione provinciale di Cosa Nostra, l’organo rimasto in stand-by dopo la morte di Toto Riina, riportato alla luce per prendere le decisioni più importanti. Tutto ebbe inizio lo scorso 29 maggio, racconta l’agenzia Ansa, quando quattro boss palermitani, i cui movimenti venivano seguito con attenzione dalle forze dell’ordine, fecero perdere per qualche ora le proprie tracce, cellulari compresi. Poco dopo ricomparve Francesco Colletti (arrestato a dicembre e oggi collaboratore di giustizia), che in auto con un uomo d’onore raccontò l’accaduto, appunto, che i maggiori esponenti delle famiglie locali si erano riuniti per ridare vita alla nuova Cupola. Le forze dell’ordine iniziarono ad indagare, arrivando così agli arresti di un mese e mezzo fa. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

MAFIA, 7 ARRESTI NELLA NUOVA CUPOLA

La mafia perde i pezzi. Nelle ultime ore due boss della cosiddetta nuova cupola, hanno deciso di pentirsi, collaborando con la giustizia. Stiamo parlando precisamente di Filippo Colletti, capomafia di Villabbate, e di Filippo Bisconti, in carcere entrambi da poco più di un mese (dallo scorso 4 dicembre), quando vennero appunto arrestati con l’accusa di associazione mafiosa con l’intento di ridare vita alla famosa Cupola di Toto Riina. Grazie alle loro rivelazioni, scrive l’agenzia Ansa, le forze dell’ordine hanno potuto mettere le proprie mani su altri affiliati a Cosa Nostra, a cominciare da Leandro Greco, Calogero Lo Piccolo (figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo) e Giovanni Sirchia. Colletti e Bisconti hanno confermato il loro ruolo ai vertici dei ‘mandamenti’ di Villabate e Belmonte Mezzagno, nonché la riorganizzazione della Commissione provinciale di Cosa Nostra, la cosiddetta Cupola.

MAFIA, DUE NUOVI PENTITI E 7 ARRESTI

Fermato anche Giovanni Sirchia, facente parte della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, anch’egli accusato di aver partecipato alla ricostruzione dell’organo direttivo, occupandosi inoltre, come scrive Rai News, dell’accompagnamento di alcuni padrini alle riunioni, e della consegna dei boss alle convocazioni dei summit. In manette sono finiti anche Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola, accusati di associazione mafiosa ed estorsione nel territorio di San Lorenzo. L’inchiesta è stata coordinata dal capo della direzione antimafia di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca e dai pm Roberto Tartaglia e Amelia Luise, ha permesso di confermare la ricostruzione della Cupola e nel contempo, di scoprirne ulteriori dettagli e soprattutto di fermare altri padrini facente parte dell’organizzazione malavitosa. Fra gli arresti di oggi spicca senza dubbio quello di Leandro Greco, che si faceva chiamare come il nonno, già capomafia di Ciaculli, detto il Papa di Cosa Nostra. 29enne, è figlio di Giuseppe, morto negli anni scorsi anni e che aveva interrotto la tradizione famigliare, non affiliandosi alla mafia.

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