13enne sfregiato sul volto con il compasso da compagno di classe/ Terni, aggressione choc in una scuola media

Terni, 13enne sfregiato sul volto con il compasso da compagno di classe: aggressione choc in una scuola media. E non arrivano neppure le scuse, anzi…

03.01.2019 - Silvana Palazzo
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Terni, 13enne sfregiato sul volto con il compasso da compagno di classe (LaPresse)

Un 13enne è stato sfregiato sul volto con il compasso da un compagno di classe. L’aggressione è avvenuta a Terni dopo il suono della campanella, senza una ragione. Come riportato da Il Messaggero, un ragazzino con il compasso in pugno ha colpito diverse volte sulla testa il coetaneo. Un amico prova a farlo smettere ma non ne vuole sapere, infatti si avventa colpendo di nuovo, ma al volo. Il 13enne viene soccorso da un paio di insegnanti, mentre alcuni compagni avvertono la mamma della vittima, sapendo che lo aspetta ogni giorno in auto davanti alla scuola. L’adolescente, col volto sanguinante, viene portato al pronto soccorso dell’ospedale di Terni. I medici si occupano dei lividi, dei buchi lasciati dalla punta del compasso e della vasta ferita accanto alla bocca per la quale sono serviti punti di sutura. Forse la cicatrice non andrà mai via, a detta dei medici. Ma quella più dolorosa sarà quella che Marco porterà nell’anima. «Mio figlio sta vivendo questa brutta storia come un’ingiustizia», racconta la mamma.

13ENNE SFREGIATO SUL VOLTO CON IL COMPASSO DA COMPAGNO DI CLASSE

Mentre era in ospedale, la mamma del 13enne sfregiato in una scuola media di Terni ha ricevuto la telefonata della madre del compagno che l’aveva aggredito. «Speravo che fosse per chiedere scusa e invece mi sono sentita dire che lui si era arrabbiato perché mio figlio lo aveva preso in giro». Anche a scuola non ci sarebbe stata grande sensibilità nei confronti di Marco. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il ragazzino si sarebbe sentito chiedere più volte se in passato avesse per caso usato parole di scherno nei confronti del compagno di classe. «Non l’ho mai preso in giro, non vedo come possa averlo offeso visto che non ci parliamo», la sua risposta. Quel che lo ferisce, aggressione a parte, è il fatto che venga messa sullo stesso piano una parola di troppo, che comunque nega di aver pronunciato, con l’aggressione all’uscita dall’aula. «Come capita spesso in questi casi si è sentito lui sotto accusa. Da vittima di un grave atto di bullismo mio figlio rischia di diventare il carnefice. Sinceramente, più che il dolore della ferita, ora Marco avverte la mancanza di giustizia», racconta la mamma del 13enne. Ora le indagini dovranno far luce su quanto accaduto.



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