Isis, fingevano di amare la Juventus e Torino/ A febbraio il processo “Se non combattiamo a cosa serviamo?”

Isis, fingevano di amare la Juventus e Torino. A febbraio scatterà il processo “Se non combattiamo a cosa serviamo?”

03.01.2019 - Davide Giancristofaro Alberti
Lasciò morire bimba-schiava: jihadista rischia ergastolo
Lasciò morire bimba-schiava: jihadista rischia ergastolo (foto Twitter)

Quattro tunisini che vivevano a Torino sono stati rinviati a giudizio, e il prossimo 21 febbraio dovranno difendersi dall’accusa di associazione all’Isis con finalità di terrorismo internazionale. Il gruppo composto da Nafaa Afli, Bilel Mejri, Marwen Ben Saad e Bilel Tebini, ha fatto finta per anni di ammirare lo stile di vita degli italiani, e di essersi integrato nel capoluogo piemontese, grazie anche agli studi presso l’Università di Torino, ma come sottolinea l’edizione online del Corriere della Sera, era tutto un bluff. In realtà i quattro odiavano gli italiani e lo stile di vita occidentale, così come il quinto componente del gruppo, Wael Labidi, che affermava di tifare per la Juventus e di ammirare l’Italia (come scriveva anche su Facebook con tanto di foto), ma che è morto combattendo per il Jihad. Afli, Mejri, Ben Saad e Tebini erano giunti in Italia «richiedendo un permesso di soggiorno per motivi di studio», ma «tutti avevano fornito false attestazioni sul superamento degli esami per garantirsi l’iscrizione presso l’Università degli Studi di Torino, necessaria all’ottenimento e al rinnovo del permesso di soggiorno».

ISIS, FINGEVANO DI AMARE L’ITALIA MA VOLEVANO COMBATTERE

L’indagine delle forze dell’ordine è stata molto complessa ed articolata, ed è durata tre anni, durante i quali sono stati raccolti numerosi indizi e testimonianze, fra cui anche diverse intercettazioni. «Se andassimo a farci martiri in Siria sarebbe meglio», diceva Ben Saad parlando con Afli e Mejri a marzo 2016, «Tu ti saresti ucciso?». Ben Saad insisteva su questo punto: «Se tu andassi a combattere sarebbe meglio, tanto a cosa servi in questa vita? Non servi a niente». Quindi un pensiero all’amico Wael Labidi e al connazionale Khaled Zeddini, morti in Siria combattendo a fianco dell’Isis: «Loro sono nel posto della verità e noi nel posto del peccato, loro hanno venduto la vita e comprato il giudizio». Il gruppo era stato arrestato a febbraio 2018 con l’accusa di essere sostenitori dell’Isis, ed ora si trova in carcere in Sardegna in attesa di processo.



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