Paola Marioni, avvocatessa aggredita a Milano/ “Mai incontrato quell’uomo: ho paura”

- Dario D'Angelo

Paola Marioni, l’avvocatessa di Milano aggredita nel suo studio, ha paura che lo sconosciuto che l’ha ridotta in fin di vita possa tornare: l’identikit.

identikit aggressore Paola Marioni 2019 twitter
L'identikit dell'aggressore di Paola Marioni, foto Twitter

Mette i brividi la storia di Paola Marioni, l’avvocatessa aggredita nel suo studio a Milano il 20 luglio del 2017 da un uomo che non aveva mai visto prima. La donna, 59 anni, si è rivolta a Chi l’ha visto? nella speranza che lo sconosciuto, che lei è riuscita a descrivere perfettamente agli inquirenti al punto di riuscire a tracciarne un identikit, venga individuato. Sì, perché nonostante le indagini della squadra mobile di Milano, nessuna pista investigativa è riuscita ancora a trovare l’uomo che senza un apparente motivo ha ridotto in fin di vita l’avvocatessa civilista. Ed è stata proprio Paola Marioni ad ammettere che il fatto che l’uomo sia ancora a piede libero non la rassicuri affatto:”Temo che possa tornare per completare il lavoro che non è riuscito a portare a termine”. Questa la sua descrizione:”Era molto alto, robusto, molto agile, muscoloso, completamente calvo, occhi chiari, dentatura scintillante, di chi ha fatto una copertura di porcellana”.

PAOLA MARIONI, AVVOCATESSA AGGREDITA DA UNO SCONOSCIUTO

L’incubo di Paola Marioni ha avuto inizio un giorno prima dell’aggressione: era il 19 luglio 2017 quando l’avvocatessa venne raggiunta da una telefonata:”Buongiorno mi chiamo De Andreis, ho bisogno di un appuntamento: ho un problema di natura condominiale che pensavo di risolvere da solo ma non riesco, ho bisogno del suo aiuto”. Il sospetto è che l’uomo seguisse da tempo l’avvocatessa, dal momento che il giorno dopo si presentò all’appuntamento suonando direttamente alla porta dello studio, senza che la donna gli avesse indicato né l’interno né lo stabile. La sequenza successiva è a dir poco inquietante:”Mi fa un sorriso a 32 denti, lo faccio accomodare, gli chiedo cosa posso fare per lui, cerco di recuperare carta e penna e lo avverto dietro la mia schiena”. L’uomo estrae un pugnale e sferra diverse coltellate puntando al cuore e alla gola: la donna si copre come può, urla, perde sangue e cerca invano di disarmarlo. “Prima di andarsene mi ha guardato, con gli occhi fuori dalle orbite, cattivissimi, e mi ha detto: ‘Così adesso anche tu sei sistemata’. Io non l’ho mai visto: non ho mai incontrato quest’uomo”.



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