STANGATA UE SU PIL ITALIA: CRESCITA QUASI NULLA/ Commissione “stime 0,2% per 2019”: Tria, “no manovra bis”

Stangata durissima della Commissione Ue sulle stime di crescita del Pil in Italia: sarà solo dello 0.2%. I motivi e gli attacchi di Moscovici: Tria, “no a manovra correttiva”

06.02.2019, agg. il 07.02.2019 alle 12:16 - Davide Giancristofaro Alberti
Tria e Moscovici
Giovanni Tria e Pierre Moscovici (LaPresse)

«Incertezza e calo investimenti frenano la crescita dell’Italia»: così la Commissione Ue stanga ancora una volta le stime del Pil Italia, anche se questa volta in maniera più “roboante” come vedevamo nelle anticipazioni filtrate ieri pomeriggio. Il Pil 2019 dell’Italia viene rivisto allo 0,2%, mentre era all’1,2% a novembre e all’1% come inserito poi dal Governo in Manovra. «In Italia lo spread è calato a dicembre, dimostrando che sulla manovra abbiamo preso la giusta decisione, immaginiamo cosa sarebbe successo se non l’avessimo fatto», ha spiegato da Bruxelles il Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici pochi minuti fa. Non crede molto alle stime di forte crescita del Governo e attacca ulteriormente, «I fatti parlano. Non sembra che l’espansione keynesiana prevista si stia materializzando in modo forte, malgrado un miglioramento della situazione finanziaria e dello spread. E credo che su questo si dovrebbe riflettere». Secondo Tria e Conte il Pil avrebbe dovuto crescere dell’1,2% ma secondo la Commissione si ridurrà solo allo 0,2% con un’attività della nostra crescita praticamente nulla, «anemica», la definisce Moscovici. «L’economia italiana ha cominciato a perdere slancio all’inizio del 2018, ed è finita in contrazione nella seconda metà, col Pil calato di 0,2% negli ultimi tre mesi. Ma mentre la frenata iniziale era largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell’attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti», mentre pesa l’incertezza legata alla policy del Governo e l’aumento dei costi di finanziamento, riporta ancora Moscovici. Intanto il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, intervenendo in Parlamento per spiegare la recessione tecnica, ha provato a tranquillizzare «non è prevista una manovra correttiva». (agg. di Niccolò Magnani)

ITALIA CRESCE SOLO DELLO 0,2%

Nuovo monito nei confronti dell’Italia e del futuro economico della nostra nazione: la Commissione dell’UE è pronta a sottostimare le previsioni di crescita del Belpaese. Non vi è ancora l’ufficialità, ma in base alle anticipazioni fornite dall’agenzia Ansa, la Commissione dell’Unione Europea prevede una crescita del prodotto interno lordo del 2019 pari allo 0.2%. Un taglio davvero clamoroso tenendo conto della precedente previsione pari all’1.2%, nonché della crescita inserita dal governo in manovra dell’1%. Si tratta di un dato, come scrive Repubblica citando fonti europee, che tiene conto anche degli effetti della manovra varata a dicembre e approvata dalla stessa Unione Europea. Per l’ennesima volta nelle ultime settimane, in particolare dopo i dati dell’istat che hanno certificato la recessione tecnica, viene effettuata una fotografia allarmante per il futuro del Belpaese, e c’è il rischio che la situazione potrebbe addirittura peggiorare.

COMMISSIONE UE TAGLIA CLAMOROSAMENTE LE STIME DEL PIL

Carlo Cottarelli, che guida l’osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, stima come il rapporto fra il debito pubblico e il Pil possa ulteriormente salire, invece che scendere di poco come invece garantisce il governo. Previsioni negative confermate anche dalla grande banca internazionale Abn Amro, secondo cui il rapporto deficit/Pil potrebbe salire al 3% sia quest’anno che l’anno prossimo, suggerendo di conseguenza cautela in merito all’acquisto dei Btp. «Per gli analisti – scrive Repubblica ci sarebbe stato troppo ottimismo nel registrare le promesse di disciplina sui conti da parte del governo e gli spread potrebbero risentire di queste delusioni». Secondo gli esperti c’è il forte rischio che l’abbrivio che l’Italia aveva intrapreso l’anno scorso, sia praticamente esaurito stando a queste previsioni di “crescita”, a meno che non si verifichi qualcosa di assolutamente clamoroso, al momento non in programma. Per queste ragioni, se le previsioni venissero confermate, si aprirebbero problemi relativamente anche al rispetto dei parametri delle finanze pubbliche. Ora si attende la replica degli esponenti del governo.

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