STRAGE IN NUOVA ZELANDA/ L’ignoranza e i silenzi della stampa di destra

- Alberto Leoni

La stampa di destra ha qualificato l’autore della strage in Nuova Zelanda come un pazzo isolato senza entrare nel merito delle sue dichiarazioni

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Omaggio alle vittime di Christchurch in Nuova Zelanda (LaPresse)

Una strage terrificante. Vomitevole quanto quella del Bataclan a Parigi nel 2015. Su internet guardiamo le mani di questo essere demoniaco impugnare un fucile semiautomatico e avviarsi verso la moschea. Poi 49 morti e decine di feriti: e Brenton Tarrant, in tribunale sorride trionfante e fa il gesto dei suprematisti. Quarantanove persone; quarantanove credenti che pregavano in un paese, la Nuova Zelanda, dove non vi sono mai stati attentati di terroristi islamici. Quarantanove musulmani, uomini, donne, ragazzi che avevano trovato in Nuova Zelanda un paese dove lavorare e studiare.

A fronte di tanto orrore in Italia vi sono reazioni bizzarre e lunari. La stampa di destra qualifica Tarrant come un pazzo isolato senza entrare nel merito delle dichiarazioni dell’assassino. Un folle, dunque, col quale l’Occidente non ha nulla a che fare. Strano a dirsi perché il subumano che ha falciato quasi cento persone il 14 luglio 2016 a Nizza guidando un Tir sulla folla era un terrorista, espressione dell’estremismo islamico presente fra gli immigrati musulmani in Europa. In definitiva se il mostro è bianco noi occidentali non siamo responsabili; se l’orco è musulmano e scuretto di pelle la responsabilità è dell’islam nella sua totalità.

Siamo proprio sicuri che Tarrant non c’entri niente col diluvio di stupidaggini, estremismi e ignoranza crassa che ascoltiamo e leggiamo in internet? Siamo così sicuri di non dover elevare un early warning contro certa propaganda violenta che è sempre più diffusa non in Nuova Zelanda ma qui in Italia?

L’analisi delle scritte presenti sulle armi di Tarrant può aiutare a capire il milieu subculturale del soggetto. Si inneggia al canadese Alexandre Bissonnette che ha ucciso sei persone nel 2017 e a Luca Traini “il killer del ciauscolo (delizioso salame aromatizzato tipico del maceratese, ndr)” che ha ferito diversi immigrati l’anno scorso. L’assunto dei giornali di destra per cui una strage avvenuta a 19mila km di distanza non ci riguarda ha, perciò, ben scarso fondamento.

Assieme a questi terroristi troviamo anche riferimenti storici interessanti. Novak Vujosevic, combattente per l’indipendenza del Montenegro del 1877; la battaglia di Shipka, sempre del 1877 che, giustamente, i bulgari ricordano con orgoglio come le proprie Termopili nazionali; l’assedio di Vienna del 1683; Sebastiano Venier, uno degli artefici della vittoria navale di Lepanto del 1571.

Ora, chi scrive ha pubblicato diversi volumi sull’argomento e ne citerò appena due: La croce e la mezzaluna del 2002 e Storia militare del Cristianesimo del 2005 oltre a numerosi articoli. Per questo motivo la citazione di nomi a me cari da parte di un mentecatto deve aprire una seria discussione. Anche perché si può immaginare la reazione di tanta parte della sinistra liberale e fintamente democratica con l’eventuale richiesta di traslare le ceneri di Venier dalla Chiesa dei santi Giovanni e Paolo a Venezia. O forse bisognerebbe bandire dalle scuole Miguel Cervantes che sempre andò orgoglioso di essere stato ferito a Lepanto, “la giornata più gloriosa che mai videro i secoli”. Che è precisamente l’errore della sinistra radicale: quella di escludere e cancellare la storia ciò che va contro le proprie opinioni senza approfondire e senza capire. L’ignoranza è sempre prevalente perché è facile, non bisogna faticare e viene in mente la famosa “prevalenza del cretino” teorizzata da un memorabile saggio di Fruttero e Lucentini.

Ma ciò che più importa è analizzare l’ignoranza, altrettanto crassa, della destra becera e bifolca che si nutre dei miti di Lepanto, di Vienna e di Shipka senza approfondire e senza cercare di capire cosa sia accaduto allora. Com’è semplice per questa destra laica o cattolica, sempre autoreferenziale, citare i nomi di battaglie senza conoscerle nel dettaglio, senza riviverle con uno spirito autenticamente militare! E cioè, inaudito a dirsi, comprendendo le ragioni dell’altro e rispettando l’avversario valoroso. Perché Tarrant non sa e non vuole sapere che il vero eroe della guerra russo-turca del 1877 è il generale turco Osman Pascià, difensore della piazzaforte di Pleven e con lui l’esercito turco che, giustamente, quanto i bulgari con Schipka, ancora ricorda quelle imprese. Tarrant e i nostri cattoliconi celoduristi non sanno che l’ammiraglio Alì Pascià, la cui testa finì su una picca, era noto per trattare con umanità i rematori cristiani; gli stessi cattoliconi sono convinti che il beato Marco d’Aviano a Vienna sia una specie di Gandalf a cavallo e non un uomo innamorato di Cristo che seppe mettere pace tra cristiani di diverse confessioni e nazioni.

Questa ignoranza appiccherà fuoco al mondo se non verrà spenta al più presto. E questo fuoco viene alimentato da dichiarazioni irresponsabili come quelle di un ministro dell’Interno che afferma “L’unico estremismo che merita di essere attenzionato è quello islamico. Le frange di estrema destra e di sinistra sono nostalgiche… Possono comportare una condanna morale….Ma se c’è un estremismo per il quale firmo la metà degli atti al ministero è quello islamico”. Una dichiarazione irresponsabile perché:

1) ripete l’errore mortale di coloro che, all’inizio degli anni Settanta, pensavano esistesse solo il terrorismo nero e che le Brigate rosse fossero un’invenzione della Cia;

2) non reprimendo con durezza questi fenomeni rischia di scatenare fenomeni di emulazione (da destra) e di rappresaglia (da parte islamica).

La strage di Christchurch è la perversione attuale di un valore del passato. Già Tolkien aveva visto nel nazismo la perversione dell’eroismo nordico. E la marcetta che sentiamo nel filmato è la British Grenadier March, eseguita dai Chieftains come colonna sonora di “Barry Lyndon”, il capolavoro di Stanley Kubrick. Ma cosa volete che sappia questa destra di tutto ciò, disposta a pervertire ogni valore sacro come quello dell’amor di patria pur di fare barriera nei confronti di tutto ciò che possa disturbare il suo quieto vivere?

In questo festival di incompetenza e incultura l’unica nota commovente e tragicamente positiva è il comportamento di tante vittime della strage che, disarmate, hanno cercato di salvare la vita dei propri cari ed hanno dato la vita con eroismo. Che sia concesso anche a noi di incontrarli tra i giusti.

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