Mostro di Firenze, figlia Calamandrei vs Fox/ “Film diffamatorio”: ricorso in appello

- Silvana Palazzo

Prosegue la battaglia legale contro la fiction “Il mostro di Firenze”: la figlia di Francesco Calamandrei contro Fox, “film diffamatorio”. E fa ricorso in appello

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Francesco Calamandrei abbraccia la figlia (LaPresse)

Continua la battaglia della figlia di Francesco Calamandrei, il farmacista di San Casciano assolto dall’accusa di essere il mandante degli ultimi quattro duplici omicidi del mostro di Firenze. La donna, che non si è persa neppure un’udienza del processo al padre, combatte ostinatamente contro la «falsa ricostruzione dei fatti e della verità processuale» realizzata dalla fiction trasmessa su Fox nel 2009 e tutt’ora in programmazione sull’on demand di Sky. Secondo la figlia di Calamandrei «ingenera nel pubblico la convinzione che l’autore degli omicidi fosse il farmacista di San Casciano». La vicenda è a dir poco complessa. C’è una sentenza, mai appellata dalla procura, che ha assolto il padre. Il gip Silvio De Luca il 21 maggio 2008 lo ha assolto «perché il fatto non sussiste». Nonostante ciò, il giudice Lisa Gatto nel novembre 2016 ha assolto i produttori della fiction e i responsabili del canale. Per questo, come riportato da La Nazione, l’avvocato Gabriele Zanobini, legale di Francesca Calamandrei e del padre (morto nel 2012), ha presentato ricorso contro l’assoluzione di Fox e dei produttori.

MOSTRO DI FIRENZE, FIGLIA CALAMANDREI CONTRO FOX

Il legale ha puntato il dito contro, in particolare, su un punto della sentenza per i quali Fox e produttori della fiction “Il mostro di Firenze” sono stati assolti. L’affermazione secondo cui il farmacista sarebbe «persona ancor oggi sospettabile di essere tra i soggetti ispiratori di diversi duplici omicidi, nonostante l’incontrovertibile verdetto assolutorio». Quella fiction consegna dunque al pubblico un’immagine “colpevole” di una persona ritenuta estranea ai delitti, quindi in appello si chiede di ribaltare l’esito del primo grado e di condannare gli imputati. «È la prova del contenuto diffamatorio del film», ha dichiarato l’avvocato Gabriele Zanobini, come riportato da La Nazione. Per la sentenza bisognerà aspettare il 2 luglio. La fiction comunque non è piaciuta neppure al pm Paolo Canessa che, sentendosi anch’egli diffamato dalla ricostruzione, ha vinto una causa civile presso il tribunale di Milano con la quale ha ottenuto un risarcimento del danno e che venisse tagliata dall’episodio della fiction la parte da lui contestata, quella cioè dove è ricostruito il colloquio, registrato a sua insaputa, con il commissario Michele Giuttari.



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