DELITTO DI PIETRANTONIO/ Cassazione “Ergastolo a Paduano, stalking reato autonomo”

- Davide Giancristofaro Alberti

Delitto Di Pietrantonio: avvocato e mamma di Sara Di Pietrantonio soddisfatte dopo la decisione della Cassazione di chiedere l’ergastolo per l’ex Paduano

sara di pietrantonio vita diretta
Omicidio Sara Di Pietrantonio
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La Cassazione ha annullato la condanna a 30 anni di reclusione per Vincenzo Paduano, colpevole dell’assassinio di Sara Di Pietrantonio, con rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Roma. Accolto il ricorso del Pg che chiedeva l’ergastolo per l’ex guardia giurata che nel 2016 aveva strangolato e poi dato alle fiamme l’ex fidanzata. Soddisfatta la mamma della vittima 22enne, che al termine della decisione dei giudici ha parlato così ai microfoni di Repubblica: «Sono stati per Sara – le parole di Concetta Raccuia – e io l’ho scoperto solo dopo quando ho letto i messaggi sul cellulare, due anni terribili, in quanto Vincenzo in tutti i modi la vessava psicologicamente, la manipolava, quindi questa sentenza oggi è importante perché dà il giusto valore allo stalking e per me va bene così. La cassazione è stata molto positiva, apre una strada che può facilitare altre donne che hanno problemi di stalking». Soddisfatta anche Stefania Iasonna, l’avvocato della famiglia Di Pietrantonio: «Era quello che volevamo, perché il fatto che il reato di atti persecutori fosse stato preso in considerazione minore o comunque assorbito nell’omicidio, ci ha sempre lasciato l’amaro in bocca, e quindi la valenza di questo reato come reato autonomo è un risultato per noi importante non tanto in termini di pena quanto di riconoscimento degli atti persecutori come reato a se stante. Ergastolo assicurato per Paduano? Direi di si, proprio perché il reato di stalking deve essere considerato come un reato autonomo». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

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DELITTO DI PIETRANTONIO: CASSAZIONE CHIEDE L’ERGASTOLO

Ci sarà un nuovo processo per Vincenzo Paduano, reo confesso dell’omicidio di Sara Di Pietrantonio. E il nuovo procedimento dovrà aumentare la pena fino all’ergastolo. Lo hanno deciso i giudici della prima sezione penale della Cassazione, i quali hanno accolto la richiesta della procura generale. Gli ermellini hanno dunque annullato con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Roma la condanna a 30 anni di reclusione per Vincenzo Paduano. Il ricorso di Paduano, che chiedeva le generiche, è stato invece respinto. Il pg Stefano Tucci aveva chiesto infatti un nuovo processo per valutare l’aggravamento della condanna a 30 anni ricevuta dal vigilantes in secondo grado. Tucci ha spiegato che l’ex di Sara Di Pietrantonio ha ucciso la ragazza «per spirito punitivo e non per impeto di gelosia», sottolineando come «volesse esercitare dominio di possesso sulla vittima, controllandola in ogni suo spostamento», anche durante la relazione con la giovane. (agg. di Silvana Palazzo)

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ATTESA PER LA SENTENZA SULL’OMICIDIO

È attesa per la sentenza sull’omicidio di Sara Di Pietrantonio. Il procuratore generale della Cassazione, Stefano Tucci, ha chiesto l’annullamento con rinvio della condanna a 30 anni di carcere nei confronti di Vincenzo Paduano, accusato di aver strangolato e bruciato l’ex fidanzata il 29 maggio 2016. Per Tucci «non vi è alcun dubbio che Vincenzo Paduano è responsabile di tutti i reati che gli sono stati contestati, e non devono essergli concesse attenuanti: piuttosto, va celebrato un processo d’appello bis per valutare la sua condanna all’ergastolo». Il legale della famiglia della vittima, l’avvocato Stefania Iasonna, è d’accordo con l’impostazione del procuratore generale. «Ora attendiamo la decisione della Cassazione». Il 6 giugno prossimo comunque comincerà il nuovo processo, nel quale Vincenzo Paduano deve rispondere dell’accusa di danneggiamento per aver speronato la macchina guidata da Sara Di Pietrantonio la notte dell’omicidio. Se dovesse essere condannato a una pena superiore a tre anni, Paduano, verrebbe condannato automaticamente all’ergastolo, perché si dovrebbe procedere in sede di esecuzione alla rideterminazione della pena per la continuazione tra reati. (agg. di Silvana Palazzo)

OMICIDIO DI PIETRANTONIO: OGGI LA CASSAZIONE

E’ atteso nella giornata di oggi il verdetto della cassazione in merito all’omicidio di Sara Di Pietrantonio, assassinata nel 2016 dal compagno, Vincenzo Paduano. L’uomo è stato condannato in primo grado all’ergastolo, ma in appello la pena è stata ridotta a 30 anni di carcere, visto che il reato di stalking, ipotizzato nel primo giudizio, è stato “inglobato” nel reato di omicidio volontario premeditato e occultamento del cadavere. A questo punto resta da capire se la Cassazione rivaluterà il precedente reato di stalking, ricondannando Paduano a pena fine mai. Il programma di Rai Uno, “Storie Italiane”, ha intervistato il padre e la madre della povera Sara, fuori dal tribunale di Roma: «Confido nella giustizia – dice il signor Pietrantonio – aspettiamo la sentenza. Che cos’è la giustizia? La giustizia è quello che uno pensa sia giusto per un determinato fatto. Io la mia sentenza l’ho già avuta – spiega – tre anni fa, e questa sentenza è per l’imputato non per me». Qualche parola anche su Sara: «Lei è sempre presente con noi».

PARLANO I GENITORI DELLA VITTIMA

Così invece la mamma della ragazza assassinata: «Mi aspetto almeno che venga confermata la sentenza di secondo grado (30 anni ndr), sarebbe impensabile che le attenuanti riuscissero ad avere più forza e ragione sulle aggravanti, sono fiduciosa. Continuo a vivere nel ricordo di Sara – conclude – la mia vita è questa». Sara era stata uccisa il 29 maggio del 2016 dal compagno, che dopo averla ammazzata strangolandola aveva occultato il cadavere dandolo alle fiamme. La ragazza aveva trovato la forza di lasciare Paduano, ma questi non aveva mai accettato la fine della loro relazione e aveva iniziato a perseguitarla con telefonate e messaggi minatori, fino a quando non ha deciso di farla finita, uccidendola. Una vicenda agghiacciante che speriamo possa avere la giusta conclusione dal punto di vista della giustizia, per dare un piccolo sollievo alla famiglia.

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