INCENDIO NOTRE DAME DI PARIGI/ Non lasciamo che il fuoco distrugga anche noi

- Federico Pichetto

Intorno alle 20 di ieri il tetto e la guglia di Notre-Dame a Parigi sono crollati a causa di un incendio scoppiato nel pomeriggio. Ad andare distrutta è la casa di tutti

Incendio a Notre Dame
Incendio a Notre Dame di Parigi (LaPresse, 2019)

Incendio Notre Dame di Parigi. Restauro conservativo. Si restaurava per conservare a Notre-Dame de Paris, simbolo della Francia, simbolo dell’Europa, simbolo della Chiesa. E mentre si restaurava il fuoco è divampato. Mentre scriviamo non si sa ancora bene il perché di tutto questo, ma la guglia è crollata, le fiamme stanno bruciando il resto, la devastazione si fa strada. E all’inizio della settimana santa questo fuoco che s’accende nel cuore dell’Europa finisce per diventare qualcosa di più che un incendio, finisce per diventare un segno. Il segno di una fiamma che divora i lavori in corso e, con essi, si porta via tutto, si porta via la storia e il cuore dell’Europa.

È esploso un fuoco nella Chiesa che Francesco – sulle orme del poverello di Assisi – stava riparando. Questo fuoco sono le liti fra i credenti, la violenza assassina che condanna ogni fratello come Caino fece con Abele. Il fuoco di chi determina l’eresia, divide le comunità, incendia i rancori e soffia sui dolori mai sopiti. Il fuoco del pettegolezzo, dell’invidia, della maldicenza, di chi esclude l’altro in nome di un suo criterio, di una sua giustizia. Il fuoco dei due papi contrapposti con manovre di palazzo, il fuoco di un continente confuso e ubriaco, sterile e al tappeto. Steso dal gioco delle vere potenze, di una Cina senza scrupoli, di una Russia senza pietà e di un America senza valori. Il fuoco della divisione tra buoni e cattivi, tra veri cristiani e falsi profeti, il fuoco di chi getta fango sulle vesti di Pietro pensando che esso non insozzi la Chiesa, il fuoco di chi giudica e di chi brandisce la misericordia per giudicare con ancor più disprezzo, il fuoco che annulla ogni compassione, ogni giudizio, ogni reciproco riconoscersi fratelli in nome di un’ideologia che non vede l’ora di escludere l’altro dalla propria vita.

È l’inizio di un lungo inverno per la Chiesa. E Dio ha permesso per tutto il popolo un segno: il segno di che cosa possa succedere e di che cosa succeda se non ritorneremo a Lui con tutto il cuore, con penitenza e gratitudine.

Nell’Europa dei tecnocrati e dei mille egoismi ciò che crolla è la Chiesa, la casa di tutti. E tutti, dopo quell’incendio, ci sentiamo un po’ senza casa, orfani. Da piccoli ci raccontavano che la pioggia erano le lacrime di Dio. Che Dio possa piangere, in questo lungo venerdì santo del Suo mistico corpo, è l’unica speranza perché l’incendio cessi, perché tra i fumi di ciò che resta si possa tornare a costruire, a perdonarci. E possa tacere tutta questa tracotanza, tutto questo pregiudizio che ci uccide e ci dilania. E possa tornare il silenzio. Quel silenzio che non è morte. Ma antica attesa di un sabato sul ciglio della Resurrezione.

Brucia Notre Dame, brucia mentre la stavano restaurando. E ciascuno s’accorge come l’incendio da domare sia quello del peccato che cova, indisturbato, nell’abisso del nostro cuore.

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