Serena Mollicone, delitto di Arce/ L’appello del padre “I due carabinieri parlino”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il padre di Serena Mollicone, Guglielmo, rivolge un appello a Chi l’ha Visto?: “I carabinieri, se sanno, devono parlare”

Serena Mollicone e il brigadiere Tuzi
Serena Mollicone e il brigadiere Tuzi (Chi l'ha visto)
Pubblicità

Serena Mollicone è stata uccisa quando aveva solo 18 anni, ad Arce, in provincia di Frosinone. Il primo giugno del 2001, Serena uscì di casa per andare a fare un controllo ai denti, e da quel giorno non venne più trovata in vita. La denuncia della scomparsa arrivò alle ore 21:00, e il 3 giugno, in un bosco della zona, venne ritrovata la ragazza: mani e piedi legati con scotch e fil di ferro, nastro adesivo sulla bocca e un sacchetto in testa. Gli inquirenti sospettarono all’inizio di Guglielmo, il padre della vittima, come testimoniato anche dall’episodio del cellulare di Serena, comparso “miracolosamente” nella casa della vittima, quando nella prima perquisizione non era stato trovato. Ma con il passare delle settimane emerse un quadro completamente diverso, e si iniziò a puntare il dito nei confronti dei carabinieri. Il fatto che rappresentò la svolta, accadde precisamente nel 2008, quando Santino Tuzi, brigadiere di Arce (che in seguito si scoprì essere informato sui fatti), si uccise.

Pubblicità

SERENA MOLLICONE, DELITTO DI ARCE: APPELLO DEL PADRE

A giugno del 2011 vennero iscritti sul registro degli indagati l’ex maresciallo Franco Mottola e il figlio Marco, accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere, quindi nel 2018 la conferma che Serena era stata uccisa nella caserma dei carabinieri di Arce poi nascosta nel bosco. «Qualcuno ha sicuramente visto Serena che saliva verso la caserma – le parole di Guglielmo, il papà della vittima, ai microfoni di “Chi l’ha Visto?” – e quel giorno, guarda caso, le telecamere non funzionavano. C’è proprio un buco quel giorno. Se qualcuno ha visto, che lo dica». Mollicone si rivolge quindi ai due carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Stuprano, indagati per concorso in omicidio il primo, e favoreggiamento il secondo: «Mi rivolgerei a loro, chiedo di dire quello che sanno, mi domando come hanno fatto a non sentire le urla di Serena che veniva massacrata nell’appartamento. Possono parlare spontaneamente – conclude Guglielmo – e potrebbero avere degli sconti di pena, cosa che in seguito non potranno più avere». Entrambi potrebbero rilasciare la propria testimonianza prima del processo che inizierà fra 18 giorni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità