Papa Francesco/ “I migranti trovano i porti chiusi per i cuori blindati dei politici”

- Davide Giancristofaro Alberti

Papa Francesco ricorda i migranti in occasione della Via Crucis al Colosseo

Papa Francesco
Papa Francesco (LaPresse)

Rivolge ancora una volta il proprio pensiero ai migranti, Papa Francesco. In chiusura della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, componendo una preghiera di suo pugno, il Santo Padre ha invitato ai fedeli a pregare per tutte le croci del mondo, fra cui quella «dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici». Il Pontefice sottolinea quindi la necessità di accogliere i profughi che scappano dall’Africa in cerca di una nuova vita, ricordando però come spesso e volentieri la loro richiesta d’aiuto cada nel vuoto. Francesco elenca le tante croci che affliggono il mondo di oggi, “La croce delle persone affamate di pane e di amore”, “la croce delle persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti”, “la croce delle persone assetate di giustizia e di pace”, “la croce delle persone che non hanno il conforto della fede”, “la croce degli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine”, “la croce dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza”.

PAPA FRANCESCO E LE CROCI NEL MONDO

E ancora, la croce delle famiglie spezzate dal tradimento, dalla leggerezza e dall’egoismo, la croce dei consacrati che si sentono rifiutati e derisi, la croce di chi ha dimenticato il primo amore cammin facendo, la croce dei figli che si trovano emarginati da famigliari e coetanei, la croce delle ipocrisie, delle debolezze, dei peccati e delle promesse infrante, “la croce della Tua Chiesa che, fedele al Tuo Vangelo, fatica a portare il Tuo amore perfino tra gli stessi battezzati”, la croce dell’egoismo, dell’avidità e del potere. Una preghiera significativa quella di Sua Santità, che segue quella di suor Bonetti, che ha ricordato la sofferenza dei migliaia di migranti rinchiusi nei campi di raccolta che vengono considerati dei veri e propri lager, situati nei paesi di transito.



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