SCIENZE/ Se la formazione va oltre quelli col “pallino”

- Nicola Sabatini

NICOLA SABATINI presenta i risultati del contributo dell’associazione Euresis all’interno del Rapporto di Fine Legislatura della Regione Lombardia, presentato ieri al Pirellone

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Una goccia nel mare. Così potrebbe apparire il contributo che Euresis ha fornito alla stesura del Rapporto di Fine Legislatura della Regione Lombardia, presentato ieri al Pirellone. Ma questa goccia potrebbe avere un peso non secondario nelle scelte riguardanti formazione e ricerca che la prossima legislatura deciderà di mettere in campo.

Il tema – non solo per chi si occupa di scienza – è quanto mai interessante, dibattuto e complesso: favorire la diffusione delle conoscenze e competenze scientifiche o, detto in altri termini, fare crescere le vocazioni scientifiche. Nel mare della complessità di una regione “quasi-Stato” come la Lombardia, che giustamente punta molto innanzitutto sull’innovazione istituzionale e di governance, sul rafforzamento delle infrastrutture, su un nuovo modello di welfare, attuare linee efficaci per quanto riguarda la diffusione della cultura scientifica e per la crescita del sistema accademico e della ricerca scientifica è qualcosa che lascerà certamente traccia negli anni a venire.

Nel contributo di Euresis innanzitutto è innovativo l’approccio: mentre tutti cercano modi per “orientare” le scelte dei maturandi all’atto di iscrizione alle facoltà scientifiche, mettendo in campo veri e propri interventi di marketing a fine percorso, o agevolazioni sulle tasse del primo anno di facoltà come matematica o chimica, si prende in contropiede questa impostazione, centrando l’attenzione sull’intero processo formativo della persona. Come nasce la passione per le scienze? Cosa sta all’origine di un’apertura cordiale e curiosa per il metodo e il contenuto della ricerca scientifica? Cosa significa affrontare percorsi di studio duri, impegnativi e a volte aridi come quelli delle scienze esatte? Rispondere a queste domande fa capire cosa determina la scelta di percorrere questi sentieri e di scommettere su di essi la propria professione.

Bisogna perciò andare all’origine dell’interesse per la scienza, cioè per la spiegazione in termini scientifici della realtà fisica, dell’accadere dei fenomeni. È qualcosa che riguarda lo sviluppo della persona fin dai primi anni di vita e che può essere stimolato e accompagnato durante gli anni della scuola, o depresso e impoverito, fino ad arrivare alla situazione per cui i giovani italiani reputano “noiose” e “troppo difficili” le materie scientifiche, lasciando che alla fine le scelte di impegnarsi in corsi di laurea scientifici siano poche, quelle con il “pallino”.

 

Con l’esito finale di una singolare frattura nella società, per cui si reputa istintivamente “strana” la scelta di facoltà fuori dai settori dell’economia, della giurisprudenza, delle aree umanistiche.

C’è a questo riguardo un paradosso messo in luce dal contributo: tanto la società tende ad allontanarsi dalla scelta impegnativa di percorsi formativi nelle materie scientifiche e tanto ampi settori della gente “normale” sono attratti dai contenuti delle scienze di base. Come spiegare altrimenti i successi e la popolarità di trasmissioni, festival, pubblicazioni, istituzioni pubbliche o private che fanno della “divulgazione” scientifica il loro focus? Nel contributo compaiono cinque testimonianze, fra le centinaia che si potevano scegliere, di persone o soggetti impegnati in questo lavoro. Questo è già un’indicazione interessante: il primo passo per chi amministra il territorio deve essere quello di conoscere e mettere a sistema queste esperienze, in un’ottica sussidiaria rispetto agli istituzionali percorsi formativi.

Altro dato sorprendente, la Lombardia negli ultimi anni ha semplicemente “difeso” la posizione per quanto riguarda il numero di immatricolati e laureati in materie scientifiche, mentre altre regioni italiane hanno – anche se di poco – incrementato le loro performance. Questo trend è certamente da invertire ed è in qualche modo una scelta obbligata, perché deciderà il posizionamento dello sviluppo industriale del nostro territorio. Ma l’approccio deve essere adeguato, le scelte oculate e strutturali.

 

 

L’esempio autorevole viene dagli Stati Uniti: in anticipo sui tempi, il Presidente G.W. Bush aveva promosso una seria e articolata indagine nel 2006 (Raising above the gathering storm, NAP 2007) che ha messo in luce come gli Usa rischiassero la perdita della leadership globale nell’innovazione nel decennio successivo se non si fossero messe in campo misure strutturali di stimolo alla qualità della formazione scientifica americana a tutti i livelli, dalla scuola primaria ai dottorati. La traduzione della presidenza Bush è stata quella di ricominciare a investire ingenti quantità di denaro per formare adeguatamente anche nelle competenze scientifiche i giovani e i giovanissimi, aumentando così il capitale umano a disposizione, che poi resta il vero unico motore della ricerca e dell’innovazione scientifica e tecnologica.

La Regione Lombardia appare dunque chiamata a rinvigorire i percorsi scientifici dei giovani e dei giovanissimi, senza farsi prendere dalla fretta di modificare le statistiche degli iscritti e sostenendo i soggetti già attivi sul campo, nella serena coscienza che il “prodotto” determinante lo sviluppo è e sarà sempre la persona, la quale necessita un lungo cammino di accompagnamento.

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