JANE AUSTEN/ L’esperta di letteratura: Guerra dei sessi e disincanto femminile al centro dei suoi romanzi

- int. Vita Fortunati

Google dedica la home page di oggi alla scrittrice Jane Austen, autrice dei romanzi Ragione e Sentimento ed Orgoglio e Pregiudizio. Vissuta tra 1775 e 1817, Austen è una personalità di spicco della letteratura preromantica oltre che una delle autrici inglesi più famose. Ilsussidiario.net ha intervistato Vita Fortunati

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Jane Austen

JANE AUSTEN – Google dedica la home page di oggi alla scrittrice Jane Austen, autrice dei romanzi Ragione e Sentimento ed Orgoglio e Pregiudizio. Vissuta tra 1775 e 1817, Jane Austen è una personalità di spicco della letteratura preromantica oltre che una delle autrici inglesi più famose. Ilsussidiario.net ha intervistato in esclusiva Vita Fortunati, professoressa di Letteratura angloamericana dell’Università di Bologna, per chiederle di illustrare l’importanza dei suoi romanzi. «Jane Austen è stata una delle donne più importanti per la letteratura inglese di tutti i tempi – afferma Fortunati -. A riconoscerne il contributo decisivo è stata tra gli altri Virginia Wolf. Il merito di Jane Austen è stato quello di entrare nella psicologia dei personaggi femminili, descrivendoli con i tratti dell’ironia». I suoi romanzi di costume sono spesso ambientati nelle campagne inglesi, focalizzandosi sulla descrizione del modo di vivere dei personaggi. Come sottolinea Fortunati, «il romanzo nasce nel ‘700 in Inghilterra con Daniel Defoe, e il merito di Jane Austen è stato quello di avere indagato la psicologia dei personaggi soprattutto femminili, con un’introspezione psicologica affinata moltissimo attraverso la scrittura».

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JANE AUSTEN – E come rilevato da Virginia Wolf nei suoi saggi, un’altra dote di Jane Austen è l’ironia, con cui talvolta si distacca per criticare i suoi personaggi. Al centro dei suoi capolavori, come Ragione e Sentimento e Orgoglio e Pregiudizio, ci sono le campagne inglesi popolate da aristocratici e alta borghesia, descritti con grande attenzione al costume, inteso come modo di vivere. «La narrazione di Jane Austen è arricchita da dialoghi molto vivaci ricalcati dal teatro – osserva Fortunati -. E l’obiettivo è mettere in risalto i pregiudizi della cultura patriarcale nei confronti delle donne e la battaglia tra sesso maschile e femminile, che si sviluppa soprattutto all’interno della borghesia di inizio Ottocento. E che ha a che fare soprattutto con il tentativo dei padri borghesi di costringere le figlie a sposare dei ricchi aristocratici». Tra i personaggi più riusciti di Jane Austen quello di Emma, che dà il titolo al romanzo omonimo. «Si tratta si una ragazza che compie un rafforzamento della sua identità femminile attraverso una serie di disillusioni o di rapporti con figure maschili giudicati nel tempo come negativi. Sviluppando una consapevolezza di sé e un’identità in grado di accettare anche gli sbagli, tipica anche di altre figure dei romanzi di Jane Austen».

 

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JANE AUSTEN – E come prosegue Fortunati, «Emma è una donna capace di muoversi con grande capacità in un mondo dominato dal problema del matrimonio, un tema molto legato all’epoca all’aspetto economico. E Jane Austen mette in ridicolo i personaggi femminili troppo romantici, mettendo in contrapposizione il “sense”, cioè il buonsenso, e la “sensibility”, cioè appunto il romanticismo». Un tema sviluppato descrivendo gli eventi «disastrosi» nella vita sentimentale dei suoi personaggi. Anche «L’abbazia di Northanger» di Jane Austen è una critica del «romance», romanzo d’avventura che non tiene conto della realtà, con una parodia del romanzo gotico, molto diverso da quello realista. Fatto curioso, pur mettendo le vicende sentimentali dei personaggi femminili al centro dei suoi romanzi, Jane Austen non si sposerà mai, morendo nubile all’età di 42 anni. «E’ un aspetto della sua biografia che è stato molto indagato – rivela Fortunati -. Il suo esempio è quello di una scrittrice tanto presa dalla narrativa, di una donna così consapevole della sua arte, da dedicarvisi completamente. Jane Austen ha paragonato questa arte a quella del Cammeo, cioè alla capacità di descrivere solo quanto conosce bene riproducendolo in tutti i suoi dettagli».

(Pietro Vernizzi)
 

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