POESIA/ Paul Claudel, quell’abbandono senza paura

- Laura Cioni

In occasione della pubblicazione, curata da S. E. il compianto mons. Alessandro Maggiolini, delle opere poetiche di Paul Claudel LAURA CIONI ne descrive la lirica connotata da un forte accento religioso in un tono di amara dolcezza nei confronti del peccato e della redenzione cristiana

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L’editore Cantagalli pubblica, primo in Italia, la raccolta di Paul Claudel, Opere poetiche. Antologia di testi religiosi, nella traduzione di monsignor Alessandro Maggiolini che, negli ultimi tempi della sua vita, si dedicò a un’opera che finalmente permette al lettore italiano di conoscere una parte dei testi lirici di un autore noto soprattutto per l’opera teatrale L’annuncio a Maria.

L’introduzione ripercorre i fatti principali della vita di Claudel: nato nel 1868 in Francia, a 10 anni lascia la pratica religiosa; dal 1884 avversa la cultura positivista della sua epoca; nel Natale del 1886, entrato per caso a Notre Dame a Parigi, ne esce credente, anche se la sua vita morale non seguirà subito le regole della Chiesa cattolica. Dal 1895 intraprende la carriera diplomatica e per quarant’anni ricopre vari incarichi in Giappone, Cina, a Praga, Francoforte e Amburgo, in Brasile, negli Stati Uniti, a Bruxelles. Nel 1906 si sposa e avrà cinque figli. Nel 1935 si ritira dall’attività diplomatica. Muore vent’anni dopo.

Claudel non sottace il disordine morale della giovinezza; esso lo rende vicino, non solo esteticamente, a Rimbaud, e lascia in lui qualcosa che traspare da tutte le sue opere e che si può definire “il dono del rimorso”. Forse per questo le sue poesie e i suoi personaggi, pur nella gratitudine per la fede, conservano una ferita aperta e un tono di amara dolcezza; forse nasce da qui la predilezione per la Vergine Maria, per gli Angeli, per la Passione.

In una strofa di una lirica del 1911 fa dire a Gesù:

I miei occhi sono come un lago ove s’addormenta il tramonto,

e i miei capelli sono più dolci del pelo degli animali.

Possiate voi singhiozzando reclinare le vostre teste

E io vi cullerò sul mio cuore, come Giovanni.

 

E, parlando della cattedrale di Chartres, dice in prosa poetica:

 

Essa è adombrata dalla potenza dell’Altissimo; essa è l’esaltazione dell’umiltà, essa è la compunzione nella gloria. Vaso onorabile, segreto spirituale, piena di grazia, la si scorge da ogni direzione e riassume in sé tutta la povera e vecchia città.

 

Il cammino della Croce, ancora del 1911, commenta così la Deposizione:

 

Qui la Passione si conclude, e la Compassione continua.

Il Cristo non è più sulla Croce, è con Maria che l’ha accolto:

Come ella lo ha accettato, quand’era promesso, lo riceve, quando è consumato.

Il Cristo che ha sofferto agli occhi di tutti nuovamente è nascosto nel seno di sua Madre.

La Chiesa tra le sue braccia per sempre custodisce il suo Amato.

 

La confidenza con la Vergine è ancora presente in una lirica del 1934. Il poeta racconta che nella calura dell’estate va a rinfrescarsi nella cappella del villaggio:

 

Maria! Questo grande imbecille ancora una volta è qui,

traboccante di ansie e di desideri!

Ah! Non avrò mai abbastanza tempo per le cose che ho da dirti.

Ma Ella, con gli occhi abbassati, con un volto pacato e soave,

Guarda le parole della mia bocca, come qualcuno

che ascolta e che si prepara a comprendere.

 

Le ultime parole di Claudel in punto di morte furono: «Non ho paura».

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