LETTERATURA/ Il Dio di Conrad, un “compagno segreto” che salva gli uomini dal mare

- Laura Cioni

LAURA CIONI presente uno fra gli scritti meno conosciuti eppure più affascinanti Joseph Conrad, il Compagno Segreto. La storia di due uomini accomunati da un misterioso e strano destino all’interno della cornice infinita e avventurosa del mare e della navigazione

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Il compagno segreto di Conrad si presta alla serie di interpretazioni proprie delle opere riuscite. La storia, magistralmente raccontata, narra che durante la sua prima esperienza di comandante di una nave, il protagonista ospita a bordo, di nascosto, un naufrago, che gli si rivela come un ufficiale che su un’altra imbarcazione aveva assassinato un uomo e aveva trovato scampo in mare. Nei pochi giorni di vita a bordo i due uomini, singolarmente somiglianti, vivono un legame segreto.

Si può leggere il racconto come una storia della salvezza vista dalla parte di Dio, con i rischi, le sofferenze, le incomprensioni, le lotte, le astuzie che egli vive dal momento in cui un uomo si attacca alla scala di corda lanciata dalla nave ed egli decide di ospitarlo.

Quasi si immedesima con lui, tanto lo trova somigliante a sé: hanno fatto persino la stessa scuola ufficiali, anche se in anni diversi. Uno sul ponte di comando, l’altro immobile nella cabina per non farsi scorgere da nessuno a bordo. Uno appare così nervoso che i suoi ufficiali lo trovano strano, l’altro ubbidisce ed esegue. E ogni tanto, bisbigliando per non farsi sentire da nessuno, parlano. E ce la fanno: fino alla fine, quando l’uomo ritroverà in mare la propria libertà, nessuno scoprirà niente. La storia resterà un segreto per l’equipaggio, la colpa non potrà essere punita dal capitano della nave sulla quale è stata commessa, anche dopo che, da nemico, egli è venuto, invano, a cercarlo lì. Dio l’ha ben nascosto.

Solo Lui ne conosce la storia e la racconta in prima persona. Alla fine il colpevole potrà salvarsi, raggiungendo un’isola, dopo essersi calato nell’acqua per scontare la sua punizione: un uomo libero, un orgoglioso nuotatore che si dirigeva, a bracciate, verso un nuovo destino. Il capitano gli getta il suo cappello bianco, che galleggia sulla distesa scura dell’acqua: espressione della mia improvvisa pietà per la sua carne nuda.

 

Il singolare legame che Conrad vive con il mare, nella sua vita e in altri suoi romanzi, ha anche in questo racconto qualcosa da suggerire su Dio: Mi rallegrai per avere scelto quella vita, investita da una elementare bellezza morale dovuta all’assoluta franchezza del suo richiamo e alla semplicità del suo scopo. E dopo aver salvato il suo compagno, il capitano si riposa: già la nave stava tirando verso il mare aperto. E io ero solo con lei. Niente! Nessuno al mondo si sarebbe frapposto fra di noi gettando un’ombra sulla strada della nostra silenziosa conoscenza e della nostra muta affezione, la perfetta comunione di un marinaio con la prima nave del suo comando.

 

Se c’è qualche forzatura, è sempre possibile ritornare alla bellezza della narrazione nuda e cruda, sotto lo sguardo sorridente ed enigmatico di un autore al quale certo non dispiacerà aver suggerito qualche divagazione. Benché, da uomo di mare, egli tenga soprattutto alla rotta, non potrà che aver piacere di indicare talvolta l’orizzonte luminoso e lontano.

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