NEGAZIONISMO/ Il giurista: c’è chi usa la Shoah contro la democrazia

- int. Stelio Mangiameli

Per STELIO MANGIAMELI, fascismo e nazismo hanno rappresentato un elemento di tensione nel sistema democratico tale da richiedere per esso una protezione particolare

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Immagine di archivio

Il matematico e collaboratore di “Repubblica”, Piergiorgio Odifreddi, è stato costretto a chiudere il suo blog dopo avere messo in dubbio l’esistenza delle camere a gas. Significativa l’argomentazione attraverso cui è arrivato a una conclusione tanto aberrante: “Si parte dalle verità matematiche, che sono dimostrate in maniera logica e controllabili da chiunque abbia un’alfabetizzazione adeguata. E si arriva alle verità storiche, che si basano su testimonianze di varia mano, relative a fatti unici e non riproducibili, e che dunque non possono mai avere il grado di affidabilità delle verità scientifiche, per non parlare di quelle matematiche”. Per il maitre a penser (almeno fino a ieri) Odifreddi, è quindi impossibile dire con certezza se la Shoah sia davvero avvenuta. Una vicenda che si inserisce nella proposta di legge per vietare il negazionismo. Ilsussidiario.net ha intervistato Stelio Mangiameli, professore di Diritto costituzionale nell’Università di Teramo.

Professore, che cosa ne pensa di questa vicenda alla luce della nostra Costituzione?

Da un lato affermare che non ci sono state le camere a gas è una sciocchezza, ma la nostra Costituzione non prevede il divieto di dire sciocchezze. Trasformare un’affermazione pur infame in un reato significa introdurre nella legislazione un elemento etico. L’unico precedente nella Costituzione italiana riguarda il divieto della ricostruzione del Partito Fascista.

Come si giustifica questa norma?

Le sue ragioni storiche affondano le radici nel bisogno di sicurezza che certi fenomeni non accadano più. Per i nostri padri costituzionali si trattò evidentemente di un’esigenza più forte di qualunque altra cosa. Si tratta dello stesso fondamento del reato di negazionismo, che in via di principio sarebbe problematico, ma che diventa invece possibile alla luce di quello che ha rappresentato il dramma dell’ideologia nazista e fascista. Mi riferisco in particolare all’Olocausto, alla Shoah e ai campi di concentramento.

Perché la democrazia non deve tollerare chi pensa il suo opposto?

Perché fascismo e nazismo hanno rappresentato un elemento di grave distorsione all’interno del sistema democratico e di espressione del pensiero. Entrambi hanno determinato l’aggravarsi di una situazione tale, per cui oggi i loro eredi strumentalizzano le libertà fondamentali per rilegittimare forme politiche che l’umanità vuole invece che non si ripetano più.

In uno Stato che tutela la libertà di pensiero e di espressione, ha senso che trovi spazio una legge che impedisce di dire o pensare un concetto per quanto aberrante?

La questione non è se abbia o meno senso, ma che sta prendendo corpo una nuova figura che è il cosiddetto “abuso di diritto”. Chi afferma che la Shoah non sarebbe mai esistita fa uso della libertà e dello stesso sistema democratico per riproporre eventi storici in una chiave diversa. Si giunge addirittura a negare che questi fatti siano accaduti, per rilegittimare determinate forme di governo. Ciò è in contrasto con un’opzione che fu compiuta alla fine della seconda Guerra mondiale, in modo particolare in Italia e in Germania. I tedeschi hanno previsto l’introduzione di una democrazia cosiddetta “protetta”.

 

Di che cosa si tratta?

Una norma della Costituzione di Berlino stabilisce che chiunque usi i diritti fondamentali per attentare all’ordine democratico può incorrere nella sanzione della perdita del godimenti di questi diritti. E’ quindi un sistema in cui la democrazia è protetta proprio nell’esercizio dei diritti. Nella Costituzione italiana questo elemento di protezione c’è solo ed esclusivamente riguardo al Partito Fascista. Dal punto di vista costituzionale ci sono delle basi giuridiche per legittimare questa opzione. In Germania ciò implica una limitazione dei diritti fondamentali costituzionalmente possibile, mentre in Italia questo stesso limite grava sugli articoli 2 e 21, relativi rispettivamente ai diritti dell’uomo e alla libertà d’espressione.

 

Perché allora non prevedere la stessa limitazione anche nei confronti degli stermini comunisti, per esempio le foibe?

Un’ipotesi del genere non è da escludere, qualora esistesse un negazionismo nei confronti delle foibe. Il punto è che certi gruppi si muovono affermando la negazione della Shoah in quanto fatto storico. Per quanto riguarda invece il comunismo, tutto sommato non vi sono stati risvolti negazionisti. Qualora si presentassero, si potrebbe però rispondere creando una norma simile a quella sulle camere a gas.

 

(Pietro Vernizzi)

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