LETTURE/ “Mòstrati Madre”: Lourdes e il nostro grido di uomini

- Carla Vites

A Lourdes. Il luogo di “elezione” dove abita l’Immacolata Concezione che si festeggia oggi. Tante dediche, frammenti di un’unica storia della salvezza. CARLA VITES

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Il santuario di Luordes (Infophoto)

A Lourdes. Tra centinaia di pellegrini. Il luogo di “elezione” dove abita l’Immacolata Concezione che si festeggia oggi. 

Entriamo nella cripta che è poi l’unica parte di edificio sacro che Bernadette riuscirà a vedere e alla cui inaugurazione assisterà il 19 maggio 1866, un mese e mezzo prima della sua partenza per il noviziato a Nevers. Questa cripta rappresenta la prima risposta concreta al desiderio dell’Immacolata che, nella tredicesima apparizione, aveva chiesto in puro bigourdan: “Qu’aneràt disé as pretros de hé basti assi uo capéro”. “Andate a dire ai sacerdoti che qui si costruisca una cappella”.

La cosa stupefacente, entrando dalla porta d’accesso principale nella cripta, è la lunghezza del corridoio in cui uno si viene a trovare. L’improvvisa distanza che viene a frapporsi tra il fedele che pensa ad un normale ingresso in chiesa e il rinvio, invece, al termine di un lungo percorso, spiazza ma è anche affascinante. Il corridoio è così lungo per permettere all’altare di sorgere proprio sopra la grotta delle apparizioni. Nello stesso tempo fa riflettere questa distanza tra il momento in cui si entra e quello in cui si è realmente davanti al Signore. E potrebbe forse aiutare a cogliere la dinamica dell’opera della nostra salvezza.

Se, pertanto, a Gesù non si va che per Maria, allora percorrere il lungo corridoio della cripta ci fa passare fisicamente attraverso di Lei grazie all’infinità di iscrizioni ed ex voto lapidei che parlano di Lei, descrivono il rapporto degli uomini e delle donne con Lei, narrano chi Lei veramente. Gli ex voto e le varie iscrizioni tappezzano completamente le pareti che fiancheggiano il lungo corridoio di accesso all’aula basilicale vera e propria. E’ un tragitto suggestivo e affascinante. Se uno non lo percorre sulla spinta di puro turismo religioso e del suo dettato fondamentale, che è visionare tutto e consumare tutto alla velocità massima consentita dai tempi impietosi del “gruppo”, allora  camminare qui dentro diventa qualcosa di fantastico. Centinaia e centinaia di volti si cominciano a staccare dall’uniforme colore indistinto dello sfondo attraverso il fermo immagine suggerito dalle parole incise sulla pietra che parlano di storie, sospiri, ricordi, dolori, speranze e infine gioiosi riconoscimenti di esser stati fatti oggetto di misericordia. 

Si ha come l’impressione di camminare in mezzo ad un coro di risvegliati tutti insieme dal mondo dei più, risvegliati che tornano a dirci di un’umanità “guardata”. Un’umanità  propria di gente banale, banale come noi, gente che il più delle volte non sa descriversi, proprio come noi. Sono parecchi infatti quelli che, per firmarsi, si qualificano, al massimo dello sforzo, con la loro provenienza… Per esempio: “Merci Notre Dame de Lourdes pour la réussie d’un bon mariage. Une lilloise. 1904” (Grazie Nostra Signora di Lourdes per la riuscita di un buon matrimonio. Una di Lille. 1904). 

Sono stata molto tempo a soppesare chi e come avrebbe potuto essere la “Lilloise” in questione, la quale sentiva il bisogno di ringraziare, non di chissà che grazie e/o effetti speciali, ma, così, semplicemente, di “un buon matrimonio”. Questa donna non pretendeva che fosse, o fosse stato,  addirittura un matrimonio… “felice”. A lei bastava — e ne ringraziava la Madonna — che fosse stato “buono”. Questo suo grazie le rende onore e fa guardare con tenerezza a ognuno di noi. Chissà se, senza aspirare ad aver reso addirittura felice qualcuno, almeno quello che abbiamo messo in piedi possa mai vantarsi di esser stato almeno “buono”? Quello della Lilloise era stato  semplicemente un matrimonio. Ed era stato buono. Ma, soprattutto,  era stato un matrimonio nelle mani della Madonna. Cosa altro chiedere di più, venendo da Lille o da qualunque altra parte della carta geografica? E’ riconoscente un altro soggetto a denominazione d’origine controllata, l’Alsazia, che dichiara “A Marie Immaculée” anche un “Alsacien. L.T. 1879”. (A Maria Immacolata. Un alsaziano 1879)

Non manca l’identificazione topografica anche per un connazionale italiano che, con un lapidario quanto orgogliosamente non tradotto trio di parole comunica: “Sondrio, 1877. Grazia ricevuta”.

La patria conta molto anche davanti a Nostra Madre. Fa fede di questa verità un ex voto piuttosto recente con il quale si dice: “Merci a N.D.dL. pour la libération de Manait-Turquie. Avril-Décembre 1981” (Grazie a Nostra Signora di Lourdes per la liberazione di Manait-Turchia. Aprile-Dicembre 1981). Ed era l’anno in cui mi andavo a sposare anch’io. Non sapendo nulla, ovviamente, di Manait e della sua lotta per la libertà.

Altro ex voto che mi ha commosso è stato quello, anonimo quanto a firma, ma che comunica la cosa essenziale: “Consécration d’une famille à Marie”. Hernry Carassan invece, era l’anno 1905, chiede a N.D.de L. “Protegez notre famille”. Non tralasciando di sottolineare: “Placez dans le ciel notre fils”.

E, una volta aperto il tema “figli”, si apre tutto un capitolo splendente di invocazioni, ringraziamenti, richieste d’aiuto e gridi di umanissima sensibilità femminile e materna che solo Maria può capire ed abbracciare, donna e madre come solo Lei è. Le madri fanno la parte del leone in quanto a presenza, in questa sorta di cubicolo stretto e lungo che conduce all’altare: è il “loro” luogo, questo, perché Maria è la Madre. E  tutte queste preoccupazioni di madri per i figli (c’è anche qualche padre o la famiglia tutta intera che si rivolge alla Madonna, ovvio) Lei sola può comprenderle e farsene carico fino in fondo.

Ancora una qualifica puramente topografica ascrive una supplica di madre alla Vergine firmandosi “Une rémoise réconnaissante”: “Protegez mes enfants Marie Thérese et André” (Uno di Reims riconoscente. Proteggete i miei figli Maria Teresa e Andrea). 

Se, invece, il Barone de R.N. nell’ottobre 1903 invoca: “O N.D.dL. je vous confie les interets spirituels et temporels de mes enfants”, “Vi affido gli interessi spirituali e materiali dei miei figli”, facendo mostra di essere culturalmente in linea con le correnti del pensiero “moderno” infetto dal positivismo imperante, per cui il corpo è cosa ben distinta dall’anima, rimane pur vero che il suo bisogno di vedere felici i figli non gli impedisce di mettersi nelle mani di Maria. 

In compenso, la stragrande maggioranza dei genitori (soprattutto madri) che qui si esprimono, il figlio o la figlia li offrono drammaticamente e univocamente come un “tutto” unitario. Ne vado ad elencare alcuni. Di quelli trascritti quella domenica pomeriggio. Ma avrei voluto copiarmeli tutti, non si finisce apprezzare il cuore di chi ama e si preoccupa per un figlio.

“A NDL réconaissance sincère pour la guérison de notre fils chéri” (A Nostra Signora di Lourdes riconoscenza sincera per la guarigione del nostro caro figlio) (anonimo e senza data). “Réconaissance à NDL pour m’avoir conservée ma fille” (Riconoscenza per avermi conservato mia figlia) (anonimo e senza data). “Réconaissance à Marie Immaculée pour la guérison d’un enfant” (Riconoscenza all’Immacolata per la guarigione di un bambino). E.V.Melin Martinique. Juillet 1886

Qui, una nonna per la sua nipotina: “Réconaissance à Marie pour la guérison de ma petite fille Jeanne. Rouen 5 Juillet 1882”.Una donna semplice e semplicemente certa che Maria capisca la sintesi. “Réconaissance d’une mère” (Il grazie di una madre) (senza bisogno né di firmarsi né di altrimenti identificarsi). Una versione di sapore biblico: “Jesus, Maria et Joseph qui habitare fecit sterilem in domo, matrem filiorum laetantem (anonimo e senza data).

Un paio di storie, forse partite come un vero e proprio racconto di De Maupassant, e conclusesi  diversamente, grazie all’intercessione di Maria: “Réconaissance pour m’avoir conservée ma fille” (anonimo). E stavolta la voce vibrante nel duro marmo  è quella di un padre: “Merci o ma Mère de nous l’avoir ramenée et de l’avoir assistée à la dernière heure. Un père. Nantes 28-8-1878”

Ci sono due sposi, i conti F. de T. che, puntualissimi ad ogni creatura che il Cielo manda, vanno da Maria a porgere il loro grazie. Forse saranno tornati altre volte e per altri bebè: io li ho trovati queste due volte, per caso, non potendo fare a meno, mentre ne copiavo uno, di esser certa di averne letto da qualche altra parte anche un altro. E così è stato: li ho rimessi — nel mio bloc notes — vicini. Intanto, lì nel corridoio, tra una nascita  e l’altra, si era frapposta qualche altra  dozzina di ex-voto. Ma così, ho potuto godere dell’evolversi di una storia: “O NDL merci de nous avoir donné notre petit Paul. Comblez le toujours de vos bénedictions”. Era il 6 marzo del 1904. Passa un po’ di tempo: è il 28 marzo del 1906, la famiglia si allarga e torna a Lourdes: “O NDL merci de nous avoir donné notre petit Lionel. Comblez le toujours de vos bénediction”.

Una vera narrazione di vita (presente e futura), da mamma, la faccio mia: “Vous avez conservé nos enfants. O Marie gardez-les dans la droite voie. Faites-les vos fidéles serviteurs. Et que par votre intercession nous soyons tous un jour réunis dans la gloire de votre divin Fils. O.E. 22 Mars 1896”.(Voi avete custodito i nostri figli. O Maria guidateli nella dritta via. Fate di loro vostri fedeli servitori e che per la vostra intercessione noi possiamo essere tutti un giorno riuniti nella gloria del vostro divino Figlio).

L’ultimo ex voto proveniente dal mondo degli affetti familiari che aggiungerò è quello, commovente, di A. de la C., la quale, in un anno non ben precisato, in modo che non è dato sapere, deve aver vissuto qualcosa che, in anni recenti, debba aver condiviso con lei :”Hommage de profonde réconaissance a NDL qui a sauvé ma famille de la honte et du deshonneur. S.te Mère achevez votre oeuvre et protegez nous toujours” (Omaggio di profonda riconoscenza a Nostra Signora di Lourdes che ha salvato la mia famiglia dall’onta e dal disonore. Santa Madre completate la vostra opera e proteggeteci sempre).

Anche una Regione, quella, tra l’altro, da cui provengo, ricorda la sua venuta a Lourdes. Stavolta senza sciovinismi viene adottata la lingua del posto, cioè il francese, non riuscendo tuttavia a commuovere troppo. Forse grazie al fraseggiare vagamente da cartolina. Si può, comunque,  cogliere il civile e il religioso, ancora perfettamente sintetizzati dal semplice fatto di essere qui, cittadini geograficamente e civilmente riconoscibili, sì, ma soprattutto, figli di Maria: “Souvenir de pèlérinage de Lombardie. Aout 1882” (Ricordo di pellegrinaggio di Lombardia, agosto 1882).

Un “lontano” sembra percepire, forse dopo lungo viaggio, esser stato guidato a casa: “Action de grace à NDL pour la conversion d’un Russe schismatique”. (Azione di grazie a Nostra Signora di Lourdes per la conversione di un Russo scismatico). Era il 10 agosto 1885. E lui si chiamava H.E.

Dopo le Orsoline del Sacro Cuore che — nientemeno dall’isola di Tinos, arcipelago greco, come sottolineano nell’epigrafe — vogliono esprimere “Eternelle réconaissance a NDL”, l’iscrizione dettata da un cuore, non sappiamo se lieto o sofferente, appagato oppure ancora in cammino verso qualche dove lontano. Tuttavia un cuore, come Benedetto XVI augura divenga il cuore di ognuno di noi, un cuore di donna e di madre, quale quello di Maria Vergine nel quale capire tutta la profondità del mistero di Cristo: “NDL, je vous confie mon avenir. Eclairez-moi, conduisez-moi, guidez-moi. Monstra te esse Matrem”. (Notre Dame de Lourdes, io vi affido il mio avvenire. Illuminatemi, conducetemi  guidatemi Voi. Mostrati Madre”. 

Lo chiedeva Françoise. Il giorno era una domenica. Una bella domenica del primo di ottobre 1903. 

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