STORIA/ Petrolini, far ridere non è mai stato così serio

- Luciano Garibaldi

In Scozia è andata in scena la prima mondiale di una commedia in tre atti, mai rappresentata fino a oggi, del grande comico Ettore Petrolini: “Il metropolitano”. LUCIANO GARIBALDI

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Ettore Petrolini (1984-1936) (Immagine d'archivio)

L’8 agosto scorso, al teatro Le Terrazze, nel Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma, è andata in scena l’anteprima mondiale di una commedia in tre atti, mai rappresentata fino ad oggi, del grande comico e commediografo Ettore Petrolini. Il titolo, Il metropolitano, si riferisce al vigile urbano romano, che in dialetto veniva chiamato, al tempo di Petrolini (ma anche oggi), «er pizzardone», così come a Milano «el ghisa» e a Genova «u cantuné». Il merito di avere scoperto e tratto dalla polvere questa opera sicuramente di successo va al regista e sceneggiatore Carlo Merlo e alla Compagnia da lui creata: la Stcm (Studio Teatro Carlo Merlo). Non è la prima volta che Carlo Merlo scopre, completa e valorizza opere teatrali di grandi autori rimaste incompiute. Ma Il metropolitano può considerarsi veramente un evento culturale straordinario, anche per la trama, semplice solo in apparenza.

Il protagonista della commedia petroliniana (interpretato dall’attore Sergio Bertini, affiancato da Raffaella Pavone, Beatrice Valentini e numerosi altri validi attori) è un vigile urbano della Roma degli Anni Trenta, uomo ironico e risoluto, fiducioso in un futuro migliore per lui e per i componenti della sua famiglia: la moglie Grazia, donna semplice, ma dolce e premurosa, e Claudina, la loro figlia, giovane ragazza timida e riservata, ma decisa. La vicenda si snoda attraverso una serie di eventi divertenti ma allo stesso tempo di grande spessore e profonda riflessione. In modo particolare, attraverso il protagonista si arriva allo sviluppo di tematiche specifiche non solo della Roma dell’epoca, ma anche attuali, come simbolo di onestà e coraggio dei vigili urbani di tutto il mondo. 

Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’opera, organizzata da Maria Rita Parroccini e svoltasi alla Camera dei deputati, il noto ed apprezzato scrittore e critico teatrale Giovanni Antonucci aveva dichiarato: «Petrolini non è stato solo il più grande attore comico italiano, che ha trionfato sui palcoscenici di Parigi, Londra, Vienna, Berlino, ma anche e soprattutto un autore di respiro internazionale che, nelle sue commedie, ci ha dato un’immagine modernissima di una società che non è quella del passato, ma quella del futuro. Il Metropolitano è una commedia che stupirà gli spettatori e, credo, anche la critica per la sua attualità, la sua finezza e un gusto del comico di cui si sono perse le tracce». 

Sempre in quell’occasione, l’onorevole Fucsia Fissoli Fitzgerald, componente della Commissione Esteri della Camera, aveva sottolineato: «Una delle particolarità di Petrolini è il suo essere romano ma soprattutto essere un artista straordinariamente moderno ed internazionale. Un autore, un attore, che ha portato il suo grande bagaglio artistico in tutto il mondo. 

In qualità di deputata eletta all’estero, sento la particolare vicinanza alla divulgazione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Petrolini è stato un ponte diretto fra l’arte italiana e quella di altri Paesi. Ma soprattutto quest’opera è importante per la profondità dell’argomento che esalta i valori fondamentali della famiglia, dell’onestà e della dignità del lavoro». 

E ora due parole su Petrolini. È stato il più grande comico italiano, al quale peraltro mai saltò in mente di buttarsi in politica. Attore, scrittore, sceneggiatore, fu un esempio insuperabile di comicità irriverente, ma anche di grande compassione per le debolezze umane. Già nel 1905 era famoso in tutta Italia e può essere considerato il vero antesignano di giganti quali Totò e Alberto Sordi. Morì d’infarto a Roma nel ’36, all’età di 52 anni, vittima di quella che egli, nella sua ironia scarnificante, definiva «la signora Angina», proprio nel giorno di San Pietro, il mitico 29 giugno. Circostanza che fece dire a Trilussa: «Ha voluto esse de Roma pur all’urtimo de la vita». Si era sempre dichiarato «cattolico e apostolico» e non aveva mai particolarmente ossequiato il regime fascista. Celebre la battuta che pronunciò uscendo da Palazzo Venezia, dopo avere ricevuto da Mussolini una medaglia per i suoi meriti artistici: «E io me ne fregio».

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