ARTE/ Meeting di Rimini, “Tenere vivo il fuoco”: da Warhol a Hirst, il bello che non ti aspetti

- Luca Fiore

LUCA FIORE, tra i curatori della mostra “Tenere vivo il fuoco. Sorprese dell’arte contemporanea” spiega il perché di una scelta che susciterà molti interogativi nel pubblico del Meeting

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Damien Hirst davanti al suo celebre Squalo in formalina (Immagine dal web)

Nel 1987 Giuseppe Panza, il più grande collezionista europeo di arte americana, portò al Meeting di Rimini un’opera di James Turrell. Era la prima volta che una sua istallazione veniva esposta in uno spazio pubblico in Italia. Eppure l’artista americano aveva già tenuto oltre trenta mostre nei più importanti musei di America ed Europa. Oggi Turrell è considerato uno dei mostri sacri dell’arte contemporanea e quell’anno venne a Rimini e parlò del suo lavoro seduto accanto a Panza, Massimo Cacciari e William Congdon. 

Di quell’evento è rimasta soltanto la sbobinatura dell’incontro, nessuna foto dell’istallazione. Chi volesse farsene un’idea, può andare a Varese, a Villa Panza, ed entrare in quello spazio magico intitolato “Skyspace”. Così lo descrisse al Meeting lo stesso Panza: «Una stanza vuota con nel soffitto un’apertura per vedere il cielo: questo rapporto tra la nostra esistenza finita e qualche cosa di eterno e di infinito che ci circonda da tutti i lati».

Scorrendo i programmi della kermesse riminese degli anni Ottanta, poi, ci si imbatte in molte sorprese. Si scopre la presenza di nomi che oggi sono considerati (a volte anche allora) grandi protagonisti dell’arte degli ultimi cinquant’anni: Francis Bacon, Robert Irwin, Graham Sutherland, Richard Long, George Segal. Per non parlare della fotografia, quando le mostre Giovanni Chiaramonte le organizzava con Luigi Ghirri, presentando autori semi sconosciuti e oggi considerati i grandi maestri della fotografia europea (Gabriele Basilico, Guido Guidi, Martin Parr e molti altri).

Erano gli anni Ottanta, ma quello per l’arte contemporanea, è un interesse che il Meeting non ha mai perso. Basti pensare che nel 2012 don Javier Prades, per illustrare il tema di quell’anno “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”, ebbe bisogno di citare un’opera monumentale di un artista spagnolo, “Il pettine del vento” di Eduardo Chillida: «La solidità del cemento armato e dell’acciaio si piega al movimento di “scrittura” di Chillida, e la materia più resistente si mette al servizio dell’anelito più alto dello spirito umano». L’arte di oggi, come quella di sempre, è una via privilegiata per gettare luce su ciò che abbiamo di più caro.

Eppure non bisogna negarlo: l’arte contemporanea risulta una “terra incognita” per tanti visitatori abituali del Meeting e la mostra di quest’anno Tenere vivo il fuoco — Sorprese dell’arte contemporanea” sarà un’occasione per avvicinarsi a un mondo che troppe volte si rischia di liquidare con troppa fretta.

La mostra, che ho curato con Davide Dall’Ombra, Giuseppe Frangi e Francesca Radaelli, è volutamente un percorso didattico (le opere non sono presenti ma raccontate con immagini e video) e inizia con un filmato che prova spiegare in modo semplice e divulgativo quali sono le caratteristiche dell’arte di oggi. 

Abbiamo coinvolto un personaggio d’eccezione: Giacomo Poretti, anche lui appassionato del contemporaneo. Vedrete che di questi argomenti si può parlare anche senza per forza perdere il sorriso. Si parlerà di Picasso e Matisse, certo, ma anche di Andy Warhol, Alselm Kiefer, Gerhard Richter, David Hockney, Maurizio Cattelan e molti altri.

Il visitatore poi è invitato a entrare da solo (non c’è la classica visita guidata) nelle sette stanze dove vengono raccontate sette opere di sette artisti viventi. Vorremmo che chi entra in mostra innanzitutto guardasse con i propri occhi, si lasciasse interrogare, stabilisse (per quanto è possibile) un rapporto diretto con l’opera raccontata. A fine visita, chi vorrà, potrà rivolgere le domande che gli sono sorte alle guide e ai curatori. Sara l’occasione per chiarimenti e affondi sulle opere e sui grandi temi dell’arte di oggi.

E gli artisti? Abbiamo deciso di scegliere tra le figure più famose e richieste dal mercato mondiale. Non perché pensiamo che il successo sia necessariamente una garanzia, ma perché in questi anni ci siamo accorti che anche là dove il più delle volte prevalgono interessi economici e ambiguità, può capire di essere sorpresi da un “di più” di significato che ci prende in contro piede. La sorpresa è l’arma di seduzione più efficace che ha l’arte per conquistarci. Ecco quindi i protagonisti di questa mostra: Marina Abramovic, Ron Mueck, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jenny Saville, Ai Weiwei e Alberto Garutti. Quest’ultimo sarà presente in fiera per la presentazione della mostra giovedì 20 alle 17, con Micol Forti, (direttrice della Collezione di Arte contemporanea dei Musei Vaticani e curatrice del padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia), Carlo Sisi (storico dell’arte e presidente del Museo Marino Marini di Firenze) e Giuseppe Frangi, direttore di Vita e presidente dell’Associazione Testori. 

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