PINOCCHIO/ Attento ai moralisti che ti vogliono distruggere

Nel suo libro “L’avventura di Pinocchio”, FRANCO NEMBRINI si confronta con il più famoso burattino del mondo, creato da Carlo Collodi. La presentazione a Milano

16.01.2018 - Giorgio Paolucci, int. Franco Nembrini
pinocchio_collodi_storia_favola_lapresse
Pinocchio (LaPresse)

Pinocchio? È uno di noi. Dietro il linguaggio cifrato della favola sta un’avventura umana in cui tutti si possono riconoscere. Non la riduttiva e fuorviante descrizione di un burattino-bambino che da cattivo diventa buono, ma il riconoscimento che la vera libertà non può prescindere da un legame, da un’appartenenza che permette all’uomo di compiere il suo destino. È la chiave di lettura che Franco Nembrini — insegnante, scrittore, personaggio poliedrico che ha dedicato la vita a scoprire e narrare le fatiche e il fascino del lavoro educativo — propone nella sua originale riscoperta del burattino più famoso del mondo, raccontato da Carlo Collodi nel 1883 e che vanta 240 traduzioni. Ne dà conto nel libro L’avventura di Pinocchio (Centocanti Edizioni), che sintetizza e rielabora le dieci puntate andate in onda su TV2000, e ne parlerà mercoledì 17 gennaio a Milano presso l’auditorium Sant’Ignazio (piazza Don Luigi Borotti 5) nell’incontro promosso dal Circolo Feltre (www.circolofeltre.it), che dal 20 al 22 gennaio propone anche la mostra su Pinocchio presentata nell’agosto scorso al Meeting di Rimini. 

Da dove nasce il tuo interesse in età adulta per il romanzo di Collodi?

I ricordi delle mie letture giovanili, comuni a milioni di bambini che hanno sognato su quel libro, si sono innestati sul genio del cardinale Giacomo Biffi, che nel 1976 scrisse Contro Maestro Ciliegia, un mirabile commento teologico alle vicende del burattino-bambino, nelle quali si rintraccia la sintesi dell’avventura umana. Leggendolo, ho colto il tesoro educativo racchiuso nel testo di Collodi, che ha molto da dire anche all’umanità contemporanea. 

Qual è il messaggio?

Pinocchio è un pezzo di legno che diventa prima burattino e poi uomo, perché trova in Geppetto una persona che lo chiama figlio e gli manifesta il suo amore. La sua fuga, le disobbedienze, le bugie, sono la metafora della ribellione dell’uomo che rifiuta la dipendenza dal Creatore e pensa che la libertà sia emancipazione da Dio, nell’illusione di potersi fare da sé. Il genitore si chiede come stare di fronte a un figlio ribelle che si allontana ma a cui lui ha comunque dato vita. Attende il suo ritorno a casa, come il padre nella parabola evangelica del figliol prodigo, rispetta la sua libertà, è disposto a perdonarlo, lo esorta a ripartire anche quando lo vede cadere. In quelle pagine troviamo il mistero del male, l’illusione di poter superare ogni vincolo, il senso di un amore senza limiti, la fatica e l’importanza decisiva del rapporto  educativo. Più attuale di così…

Pinocchio è un personaggio che negli anni ha conosciuto molte rivisitazioni, travisamenti e strumentalizzazioni.

La rilettura più “traditrice” è quella di stampo moralistico, che lo riduce a un burattino che fa il cattivo e deve imparare ad essere buono: non deve dire bugie, deve studiare, evitare le cattive compagnie, e via elencando una serie di buone maniere. È una lettura riduttiva del dramma umano raccontato nel libro, asfittica e alla fine insopportabile, che finisce per allontanare il pubblico adulto. Non sono mancate le letture politiche, da quella di stampo fascista che lo presenta in camicia nera protagonista di spedizioni punitive, a quella elaborata nella Russia stalinista da Aleksej Tolstoj, che lo ha trasformato in un eroe della rivolta proletaria contro i dogmi della tradizione. Fino a quella di matrice psicanalitica, che ci presenta un bambino pieno di complessi che non vuole crescere mai. Ma è nella tradizione cristiana, nella riproposizione del dramma della vita, nella sfida della libertà e nell’incontro con una possibile salvezza, che Pinocchio assurge a una dimensione universale, in cui ogni uomo può identificarsi. In questo senso la sua avventura è analoga a quella vissuta da Dante Alighieri nella Divina Commedia, su cui ho molto lavorato negli anni anni scorsi e sono tornato a lavorare in questi mesi. 

Cosa bolle in pentola?

Per la casa editrice Mondadori sto scrivendo un commento alla Divina Commedia, in vista dei settecento anni dalla morte di Dante che ricorrono nel 2021. Quest’anno verrà pubblicato il primo volume dedicato all’Inferno, nei due anni successivi quelli su Purgatorio e Paradiso, che nel 2021 saranno proposti in una trilogia. Il mio commento al testo verrà affiancato da 100 illustrazioni, una per ogni canto, realizzati da Gabriele Dell’Otto, uno dei disegnatori che realizzano le copertine degli eroi della Marvel.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori