LETTURE/ “Sacramentum”, il viaggio di una parola dai campi di battaglia a sant’Agostino

Un esame anche rapido della parola “sacramento” rivela quanto e come il cristianesimo primitivo abbia fatto proprie le parole del lessico pagano. MORENO MORANI

25.01.2018 - Moreno Morani
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Colonna traiana, particolare (Foto dal web)

Un esame anche rapido della parola sacramento rivela quanto e come il cristianesimo primitivo abbia fatto proprie le parole del lessico pagano. Il termine latino sacramentum ha poco in comune con la parola italiana corrispondente. Secondo le definizioni che leggiamo nei lessici italiani più autorevoli, “Sacramento è visibile forma d’invisibile grazia”, “I sacramenti sono segni sensibili ed efficaci della grazia. Il sacramento è un segno che proclama tangibilmente la grazia di Dio contenuta nell’Evangelo”. Dunque il sacramento è come l’aspetto visibile e tangibile di un’azione spirituale. Ma tutto questo non è concepibile nel lessico romano, dove la stessa parola per “sacro” ha un significato nettamente diverso da quello che le diamo oggi. 

Per il romano antico un oggetto (o una persona) non è sacro in sé, ma perché l’autorità politica attraverso i suoi funzionari lo dichiara proprietà del dio: un oggetto può essere privato (proprietà del singolo), pubblico (proprietà della respublica, cioè della collettività nella sua organizzazione istituzionale) o sacro (proprietà di una divinità), e col verbo sacrare si indica la cerimonia che dichiara la proprietà del dio. 

Il termine sacramentum è un derivato di questo verbo, ma ha un duplice significato molto tecnico e molto preciso. Nel lessico giuridico la parola indica il pegno in denaro che le due parti in lite depositano (o in un luogo sacro o a disposizione di un pontefice) come caparra per il pagamento delle spese giudiziarie. L’uso principale della parola si ha però nel lessico della vita militare, dove sacramentum indica il giuramento con cui i soldati promettono di essere fedeli alla disciplina militare e allo Stato. Le fonti antiche sottolineano il carattere volontario e individuale di questo giuramento solenne che i soldati prestano davanti agli ufficiali, distinguendo il sacramentum dalla coniuratio, l’impegno di battersi senza risparmio preso coralmente e tumultuosamente nel corso della battaglia davanti alle insegne militari. Il sacramentum impegna il soldato per tutto il corso della sua vita militare fino al momento del congedo definitivo. Poi nell’uso corrente sacramentum può essere utilizzato in modo metaforico anche per indicare un impegno privato: per esempio sacramentum amicitiae è l’impegno che lega gli amici alla lealtà reciproca. Questo senso della parola è continuato fino ai tempi moderni in francese, dove serment, erede e continuatore di sacramentum, significa appunto “giuramento”.

I primi scrittori cristiani usano sacramentum per indicare l’impegno del cristiano, perché spesso la vita cristiana è descritta come una militia, con l’uso di termini e di metafore che si rifanno al linguaggio militare. Come scrive uno dei più antichi Padri della Chiesa latina, il cartaginese Tertulliano (circa 155-230), nella sua opera Ad martyras (3, 1), “Noi siamo chiamati alla milizia del Dio vivente (vocati sumus ad militiam Dei vivi) nel momento stesso in cui rispondiamo con fede alle parole del giuramento. Nessun soldato corre in guerra tutto agghindato: il soldato affronta il nemico dopo essersi alzato non dal letto, ma da tende scomode e soffocanti, in cui non vi era nulla di morbido, di bello, di piacevole”. Nel passo immediatamente successivo Tertulliano descrive in modo appassionato e ricco di immagini le durezze e le fatiche che il cristiano deve affrontare per rimanere fedele al giuramento. Il giuramento è quello del battesimo, in cui il battezzando risponde a precise domande che gli vengono poste impegnandosi a seguire una determinata condotta di vita. Nella conclusione della I Lettera ai Tessalonicesi leggiamo nella versione latina che “Magnum est pietatis sacramentum“. Il testo greco richiama il mistero della vera religione, come rende in modo più appropriato la traduzione Cei. La parola sta dunque percorrendo la via che la allontanerà dal significato primitivo, adattandosi a indicare più il mistero divino che l’impegno della vita cristiana. Il cambiamento di senso è già definitivo all’epoca di sant’Agostino, che in una lettera avverte che “i segni riguardanti le azioni divine si chiamano sacramenti (signa, cum ad res divinas pertinent, sacramenta appellantur)”.

Tra i termini del cristianesimo che fanno riferimento alla vita militare va inserito anche paganus, che indica il borghese che non ha fatto servizio militare. Ma si tratta di un termine che merita un esame più preciso.

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