LETTURE/ I pagani e i “gentili”, strani uomini in attesa di un nuovo popolo

- Moreno Morani

Chi erano i “pagani”? In origine abitanti del “villaggio”, divengono i civili che non prestano servizio nell’esercito e, più tardi, che non “militano” ancora nella Chiesa. MORENO MORANI

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Antonello da Messina, sant'Agostino, particolare (1472-73)

Per capire l’origine della parola pagano si deve ricordare che spesso nel cristianesimo primitivo la vita cristiana è sentita come una milizia, e pertanto si usano con frequenza metafore tratte dalla vita militare.

Paganus è un aggettivo derivato da pagus, il villaggio, e indica tutto ciò che riguarda il pagus: pagani sono gli abitanti del pagus come montani sono gli abitanti dei monti, e nel linguaggio amministrativo le leggi locali prendono il nome di lex pagana. Da paganus deriva paganicus, che è anche un attributo di Giove (Iuppiter paganicus) protettore della vita agricola e degli agricoltori, e Paganalia sono le feste campestri che si svolgono nel mese di gennaio. 

Nei secoli dell’impero romano la distanza fra la vita tumultuosa delle grandi città, piene di traffico e di rumore, e la vita tranquilla del villaggio diviene talmente marcata da far diventare un luogo comune in letteratura l’aspirazione all’abbandono della metropoli per trovare rifugio nel silenzio della vita agreste, spesso idealizzata. Il paganus è invidiato per il suo modo di vivere sereno e appartato, ma passa facilmente per persona rozza e un po’ ignorante. Spesso paganus viene contrapposto a miles, “soldato”, con la stessa sfumatura un po’ dispregiativa che abbiamo oggi nella parola borghese. Pagani sono i civili che non prestano servizio nell’esercito. La parola si adatta facilmente anche a usi metaforici: lo scrittore Plinio ci parla in una lettera (7, 25) di pagani che nella repubblica delle lettere si tengono in disparte senza armi e senza divisa, cioè senza entrare nel vivo della contesa letteraria. Il poeta satirico Persio (I sec. d.C.) si professa semipaganus in fatto di poesia: “Io, persona un po’ rude (semipaganus), depongo il nostro carme nei sacri terreni dei vati” (1, 6). Così il paganus da persona estranea alla vita militare diventa anche persona estranea, per incapacità o per scelta, al mondo della cultura e della politica.

Nella cristianità primitiva pagano è chi non fa professione di vita cristiana e non milita nella Chiesa. L’uso della parola si fa strada lentamente. Uno dei primi scrittori della Chiesa latina, Tertulliano, che scrive un breve trattato sull’inconciliabilità fra vita cristiana e servizio militare (de corona militis), usa paganus solo nel senso di “civile”: Dio non fa distinzione fra paganus e miles, purché si sia fedeli alla sua parola e all’impegno della fides pagana, cioè di un cristianesimo che non accetta compromessi con le violenze della vita militare (cap. 11). L’uso di paganus per indicare i non cristiani diventa consueto solo nelle generazioni successive: Agostino (IV-V sec.) dice che “chiamiamo pagani con una denominazione ormai entrata nell’uso i fedeli degli dèi falsi e numerosi (deorum falsorum multorumque cultores, quos usitato nomine paganos vocamus)” (retract. 2, 43).

Questa designazione subentra ad altre usate in precedenza per indicare i non credenti. Nella versione latina dei Vangeli leggiamo ethnici, semplice trascrizione dell’originale greco ethnikói, oppure gentiles. Poiché nella visione ebraica appartenenza religiosa e appartenenza etnica erano un tutt’uno, gli infedeli sono i non giudei, i goyîm, per usare la parola ebraica, tradotta nel greco dell’Antico Testamento con éthne “genti”. La resa di quest’ultima parola in latino è gentes, col suo derivato gentiles. Nel linguaggio neotestamentario gentiles sono innanzitutto i pagani non giudei: p.es. in Atti 19,10 si parla di Iudaei atque gentiles (Giudei e gentili) che ascoltano l’insegnamento di Paolo a Efeso. Tutti, insegna Paolo (I Cor. 12,13), siamo battezzati in un solo Spirito “sive Iudaei sive gentiles“. Nel Nuovo Testamento appartenenza religiosa e appartenenza etnica non coincidono più, e la parola di Dio è proposta a tutte le genti. Quindi ethnicus e gentilis slittano facilmente dal valore antico di “non ebreo” a quello nuovo di “non credente”: “et ethnici hoc faciunt” leggiamo in Matteo 5,47 (“fanno così anche i non credenti”) e in 18,17 si dice che chi non dà ascolto alla Chiesa sarà “sicut ethnicus et publicanus, come il non credente o il pubblicano”, chiari indizi che ethnicus ha perso ogni connotazione di identificazione etnica. Anche gentilis passa al semplice significato di “non cristiano”, e ad esso si affianca nell’uso successivo paganus.

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